La memoria del pesce

L’immenso lavoro silenzioso del nostro cervello

Ieri sera abbiamo avuto amici a cena, abbiamo mangiato del pesce al forno, forse un po’ asciutto, era una nuova ricetta sperimentale, che però è piaciuta; la teglia alla fine era vuota. Abbiamo parlato tantissimo, soprattutto di lavoro, concludendo che siamo tutti stressati, non come quando eravamo all’università. Verso mezzanotte eravamo a letto.

Questo è il WhatsApp che ho mandato stamattina a mia mamma, per tenerla aggiornata della mia vita a Milano. Mi sono soffermata a leggerlo, riflettendo non tanto per la serata, che appare del tutto normale e quasi banale, ma per la complessità che si nascondeva dietro ad ogni gesto, parola e parere delle persone coinvolte. Con gli occhi della biologa, tutto quello che è accaduto ieri equivale al risultato di millenni d’evoluzione neurologica, che hanno portato alla formazione del nostro bene più prezioso.

Una componente che si spinge oltre alle molecole e alle cellule, ma che al tempo stesso è composta da esse, cioè la memoria. Un abisso infinito di stanze capaci di contenere milioni di informazioni, rielaborarle e riutilizzarle, al fine di svolgere dalle azioni più banali a quelle più complesse, fino a comandare anche l’istintività.

Da lungo tempo filosofi, psicologi e neuroscienziati cercano di esplorare questo spazio al fine di carpire l’essenza dell’essere umano. Oggi ricercando in PubMed (il più vasto motore di ricerca medica) le parole “memory and brain” appaiono più di 110.000 articoli pubblicati a riguardo: ciò significa che questo è un argomento ancora aperto, irrisolto e catalogato da differenti teorie.

Infatti, la difficoltà sta nel fatto che di memoria non ne esiste una sola, non è localizzata in un solo punto del cervello e anzi risiede in complessi intrecci neuronali.

Ad oggi l’ipotesi maggiormente accettata è quella degli studiosi Atkinson e Shiffrin, che nel 1968 delinearono tre tipi di memoria: la Memoria Sensoriale, la Memoria a Breve Termine e la Memoria a Lungo Termine. Dal 1974 in poi, con l’avvento della prima risonanza magnetica nucleare, molti studi scientifici affiancarono alla teoria un percorso a immagini del cervello attivato da stimoli specifici per ognuna delle forme di memoria.

Spesso associamo la memoria al semplice atto di ricordare qualcosa, ma ci sbagliamo. Prendiamo come esempio la cena ieri: tutti hanno utilizzato ogni tipologia di memoria.

Quella sensoriale (visiva e uditiva) mantiene traccia degli avvenimenti solo per una manciata di secondi, ma è la memoria che ci permette di rispondere ad azioni istintive. Si tratta di sentire per esempio i suoni che, oltre alle parole, hanno riempito la serata, tra cui il timer del forno, forse puntato al minuto sbagliato, che al suo suonare ha reso quasi istintivo l’alzarsi dalla seggiola per agire secondo l’obiettivo prefissato. Analogamente, vedere il pesce in tavola ha stimolato l’appetito di tutti ed è servito per predisporre il fisico alla digestione.

La memoria a breve termine si può paragonare a un setaccio a maglie strette che divide la memoria sensoriale da quella a lungo termine. Dura trenta secondi durante i quali, se l’informazione raccolta dall’esterno risulta essenziale, passerà nel setaccio, consolidandosi nel lungo termine, mentre le informazioni superflue vengono gettate via. Il fine ultimo è sempre quello di affinare le capacità per la sopravvivenza. Per fare un esempio, ritorniamo alla tavola e al pesce cucinato: la prossima volta imposterò il timer con tempistiche corrette, in modo tale da non offrire ancora del pesce asciutto ai miei ospiti. Un’informazione importante non solo per il breve periodo della serata, ma necessaria per arrivare al mio fine ultimo, ovverosia cucinare bene e migliorare. Questo episodio, infatti, entrerà nel grande abisso della memoria a lungo termine.

Una volta all’interno della memoria a lungo termine, la complessità cresce a tal punto che, per studiarla, si è reso necessario creare una suddivisione di essa in due parti: la prima è la memoria dichiarativa o consapevole, composta da ulteriori sottocategorie riconoscibili in base a ciò che stiamo ricordando, la seconda è la memoria procedurale o inconscia.

Ieri sera, tutti abbiamo parlato di noi, utilizzando la memoria dichiarativa, e abbiamo raccontato di quanto siamo stressati (memoria dichiarativa di tipo autobiografico) e del mondo del lavoro, arrabbiandoci di quanto sia ingiusto a livello globale, andando così a utilizzare anche la sottocategoria semantica. Fino a rifugiarci nei ricordi belli, di quando si andava in università e si stava in ultima fila a chiacchierare, sollecitando quindi la memoria dichiarativa episodica.

Silenziosamente, inoltre, tutti hanno imparato volontariamente a muoversi dentro casa mia, utilizzando la memoria dichiarativa spaziale, capace di farci riconoscere la pericolosità del gradino che divide la casa dal terrazzino, un ricordo fissato grazie alle innumerevoli volte che da piccoli forse siamo caduti su qualche gradino.

Consapevolmente abbiamo utilizzato il cervello per condividere dei momenti piacevoli e nel frattempo l’inconscio ha elaborato i dati che passavano attraverso un’innumerevole somma di altre connessioni neuronali, permettendoci di sederci a tavola, impugnare forchetta e coltello, masticare, deglutire, tossire, bere, respirare e camminare. Tutte azioni appartenenti alla memoria procedurale, immagazzinate grazie alla nostra esperienza, raccolte dalla memoria a breve termine e fissate nel cervello, azioni delle quali non ricordiamo neanche il punto d’inizio. Nessuno di noi si ricorda quanto sia stato difficile, e forse anche doloroso, il primo respiro al di fuori del grembo materno. Eppure, ogni giorno migliaia di respiri ci permettono di vivere grazie a quel primo episodio rimosso dal novero dei ricordi richiamabili alla coscienza, ma rimasto indelebile nel nostro cervello.

Ieri sera, quindi, può essere stata una serata semplice e di routine per noi, ma non per il nostro cervello, perché esso ha elaborato, dimenticato e fissato cose nuove. Sicuramente io ho appreso una nuova ricetta sperimentale, ma soprattutto ho capito come cuocerla.

Bibliografia

  • Larry Squire, Eric Kandel, Come funziona la memoria, Zanichelli, 2010.
  • Dale Purves, George J. Augustine, David Fitzpatrick, William C. Hall, Anthony-Samuel Lamantia, L.E. White,Neuroscienze, Zanichelli, 2013.

di Francesca Granata

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