Agricoltura sotto zero

Un ordine di 38.073 pezzi suddivisi in 128 scatole: queste sono le cifre della richiesta che nel 2015 partì dalla città di Aleppo, sotto i bombardamenti, diretta alle isole Svalbard in Norvegia. Oggetti piccoli in poche scatole. Ciò potrebbe far pensare ad armi o munizioni, ma il contenuto è tutt’altro, e può stupirci per la sua semplicità: sementi da coltivazione. Un tesoro che l’uomo conserva e produce da oltre 11.500 anni, che rappresenta fonte di cibo, sopravvivenza dei popoli e sviluppo sociale. La loro carenza può dettare carestie, morte e distruzione in proporzioni maggiori della guerra stessa.

Ma cosa ci fanno dei semi in un’isola norvegese? Di certo non possiamo immaginarci che a 1200 km dal circolo polare artico queste vengano utilizzate per la coltivazione intensiva, se non in grandi serre estese per chilometri. Infatti non è di questo che si tratta. Dal 2008 l’oro vegetale di ogni nazione viene inviato e raccolto in queste terre isolate, in una speciale banca refrigerata che prende il nome dall’arcipelago nel quale si trova: lo Svalbard Global Seed Vault, considerato il deposito più protetto del mondo per assicurare continuità di specie.

Tre caverne di 27 metri di lunghezza, 10 di larghezza e 6 di altezza scavate nelle profondità delle montagne ghiacciate. Scatoloni colmi di semi, che riportano nomi di paesi in conflitto, giacciono una vicino all’altra, stivate in grandi scaffalature. La temperatura media è di -20 gradi centigradi ed è mantenuta da refrigerazione artificiale. I costruttori hanno stimato che in caso di guasto, per la sua collocazione nei ghiacciai, la temperatura interna delle caverne potrebbe stabilizzarsi attorno a -3 gradi centigradi, garantendo lo stato dormiente del seme per i successivi 55 anni. Per aumentare il grado di sicurezza, le caverne sono rivestite da solido calcestruzzo e blindate da spesse porte d’acciaio.

Svalbard Global Seed Vault
Ingresso dello Svalbard Global Seed Vault. Foto di Frode Ramone, CC BY.

L’immensità del suo contenuto è descrivibile solo attraverso i numeri. Nel deposito sono raccolti circa 4,5 milioni di cultivar (varietà di pianta da coltivazione ottenuta con migliorie date dall’intervento umano) di cui 70.000 differenti specie di orzo, 150.000 campioni di riso, 140.000 campioni di grano e molte altre. Cifre in continua evoluzione: nel report del 2017 il deposito riceveva 72.000 adesioni provenienti da altre banche internazionali situate nel resto del mondo, 774.000 concessioni di sementi, e 98 sono stati i Paesi che hanno ricevuto aiuto dalla banca. La richiesta riportata all’inizio dell’articolo è infatti uno degli esempi più eclatanti tra queste 98. Infatti è grazie alle 128 scatole, depositate negli anni precedenti la guerra e riavute nel 2015, che i siriani hanno potuto ricostruire una nuova banca nazionale delle sementi, dato che quella localizzata ad Aleppo (ICARDIA) era inaccessibile. Un rischio troppo grande per ogni Nazione, quello di non poter più garantire le cultivar e la propria biodiversità.

Infatti lo scopo dello Svalbard Global Seed Vault ruota attorno a questo concetto, la raccolta della biodiversità. Un tema oggi molto importante e spesso citato, ma che in agronomia ha un preciso significato: coltivare in modo più ampio possibile differenti specie genetiche della stessa famiglia di piante e non limitarsi a monocolture intensive, che purtroppo stanno caratterizzando i paesaggi rurali odierni. L’impoverimento di specie rappresenta un rischio per le coltivazioni stesse. Un esempio è rappresentato dalle colture di banane. La Cavendish è la specie di banano maggiormente coltivata al mondo, ma un fungo (Fusarium) la sta sterminando sia nelle grandi coltivazioni dell’Ecuador che nel piccolo appezzamento di terra dei produttori locali nelle Filippine. Cambiare interamente le coltivazioni per un paese come l’Ecuador, per il quale la banana rappresenta la seconda merce d’esportazione, corrisponderebbe a un investimento di enormi somme di denaro e forza lavoro. Il problema poteva essere minimizzato grazie alla coltivazione di differenti specie di banano nello stesso appezzamento, almeno alcune delle quali sarebbero state capaci di resistere alla pandemia. Risulta quindi essenziale poter reperire una “copia” delle sementi per fronteggiare queste problematiche e coltivare in modo vario.

Un deposito, quello norvegese, costruito con investimenti elevati e accordi tra paesi, per tutelare non solo la varietà degli alimenti, ma per garantire la sorveglianza dei sistemi economici dell’agricoltura. Per potenziare sempre di più le cultivar, il deposito apre le proprie porte blindate all’innovazione. Le sementi infatti sono accessibili non solo al paese donatore, ma anche agli scienziati, i quali tramite la ricerca, in modo controllato, contribuiscono alla produzione di sementi sempre più performanti e adatte a un determinato luogo e clima, e resistenti ai parassiti.

Nel 2017 lo Svalbard Global Seed Vault ha fatto parlare di sé, non per la sua efficienza ed importanza ma per un problema non calcolato dovuto alla sicurezza. La struttura descritta sopra, capace di resistere a un’eventuale guerra nucleare o a un incidente aereo, ha subito un danno da allagamento provocato dal repentino cambiamento climatico, che ha portato allo scioglimento dei ghiacci che avvolgono la struttura. Gli stessi che, secondo progetto, avrebbero dovuto salvare le sementi in caso di guasto al sistema di refrigerazione. La notizia ha messo in allarme lo staff delle 30 persone che gestiscono il deposito, sebbene essa, vista dall’esterno come fruitori d’informazioni, potrebbe quasi far sorridere. Proteggiamo ciò che abbiamo con misure di sicurezza eccezionali, quasi spropositate, ispirandoci spesso alla natura. Infatti, il deposito utilizza tecniche di protezione molto simili a quelle che il seme mette in atto per proteggere l’embrione da siccità, malattie, urti, ma mai dall’autodistruzione come fa l’uomo nei confronti di se stesso.

I problemi del deposito comunque sono stati risolti e questa magnifica cassaforte resta uno dei punti di raccolta, conservazione e innovazione più importanti al mondo in tema di agronomia.

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di Francesca Granata

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