Intervista ad Alberto Pellegatta

a cura di Victor Attilio Campagna

TAUT è una casa editrice ambiziosa nata quest’anno. Esordisce con Planetaria, un’antologia che raccoglie 27 poeti nati dopo l’85 provenienti da tutto il mondo. Dietro questo progetto c’è l’ambizione di costruire un quadro ben preciso della poesia che si sta affacciando nel mondo della Letteratura Contemporanea. Il tutto senza tracciare confini dettati dal gusto, come affermerà Pellegatta in questa intervista, ma sulla base della ricerca personale, sia linguistica che stilistica. A questo proposito mi viene in mente quanto affermato da un critico, Giuseppe Cerbino: il poeta deve seguire il suo daimon prima di tutto, ossia deve seguire le proprie inclinazioni e farle fruttare al massimo grazie al confronto, alla lettura, all’esperienza; affermazione molto condivisibile e che trovo rispecchiata in questo nuovo progetto editoriale. 
Per capire meglio com’è nato e che finalità ha, ho intervistato Alberto Pellegatta, poeta e critico d’arte, tra i fondatori della casa editrice, nonché curatore, insieme a Massimo Dagnino, di Planetaria

La prima domanda vuole essere un po’ di contesto, perché ogni progetto editoriale nasce da un’esigenza, un humus culturale che non risponde totalmente alla contemporaneità. Da dove e come nasce TAUT?

TAUT nasce come una conversazione tra amici appassionati di libri e arte. TAUT si mette nei panni del lettore e cerca la qualità, l’elemento stimolante e non addomesticato. Indaga la ricerca sul linguaggio.

L’idea di pubblicare in prima istanza un’antologia di poeti giovani e giovanissimi internazionali è una scelta importante, ha un peso, perché cerca di storicizzare un’epoca. Da dove nasce quest’idea e com’è avvenuta la scelta dei poeti? 

Vogliamo dare un segnale chiaro di apertura alle nuove generazioni, e insieme iniziare con qualcosa di evidentemente non commerciale, perché il nostro è anzitutto un progetto culturale, non semplicemente editoriale. Continueremo anche con la prosa. I poeti sono stati scelti dai curatori e dal comitato scientifico. Planetaria offre uno spaccato non solo italiano di ricerca, senza per questo pensare di esaurire l’indagine. Continueremo nella mappatura.

Con quest’antologia finalmente si riesce ad avere un quadro ampio e complessivo della poesia in Italia e nel Mondo. Solo Berardinelli e Cordelli col loro Il pubblico della poesia hanno tentato una cosa simile, sul piano solo nazionale però. Da curatore di quest’antologia insieme a Massimo Dagnino, cosa puoi dire dell’ampio campione di poeti scelto?

Imparo molto dai ragazzi, il loro sguardo infiammabile rigenera. Sono tutti autori molto giovani, sarebbe prematuro cercare di seppellirli prematuramente in linee o tendenze, abbiamo campionato la produzione in versi che ci è sembrata più intelligente e strutturata. Non abbiamo voluto soddisfare un gusto determinato, ci sono autori diversissimi tra loro, la discriminante è stata unicamente la qualità della ricerca linguistica e la potenza immaginativa. 

logo TAUT

In un’intervista che hai concesso ad Affari Italiani affermi che vuoi un pubblico di lettori forti per TAUT. Sicuramente una posizione d’impatto. Rimane che la poesia ha da tempo la sensazione di un calo del suo pubblico: come spieghi questo sentimento? E se è vero, quali sono secondo te le ragioni?

Non è assolutamente vero. Scendono le vendite di narrativa (e con quello che si pubblica non stupisce, finalmente i lettori si ribellano) ma rimangono stabili quelle di poesia, praticamente invariate (in proporzione demografica) rispetto a quelle degli anni Settanta. Il problema, semmai, è l’eccesso di produzione scadente, che ottura i canali di distribuzione e i circuiti di comunicazione. Un sottobosco ormai arrogante e intollerabile. 

Oggi di sicuro la poesia non ha problemi di produzione, lo si vede non solo dall’antologia, che raggruppa poeti di estremo valore, come Antonio Merola, che abbiamo pubblicato qui su La Tigre di Carta, o Gabriele Galloni o Riccardo Canaletti, anche lui pubblicato sul nostro sito, o Dina Basso. Quest’antologia vuole essere una testimonianza anche del fatto che la poesia non è morta, come la vulgata ama dire?

Il funerale alla poesia è uno dei tanti ritornelli dei giornali per riempire pagine che nessuno legge più. Stesso dicasi per la morte dell’arte. Nell’antologia ci sono poeti di vent’anni che dimostrano, con la loro abnegazione, che la poesia resiste. La letteratura è un’alleanza tra vivi e morti, niente è più intergenerazionale di questo. Questi ventenni non sono una speranza, una promessa, sono il nostro futuro.

Quali saranno i prossimi passi di TAUT? 

Faremo pochissimi titoli l’anno, per poterli seguire bene – un tempo fisiologico, a misura di lettore. Stiamo già lavorando ai prossimi titoli ma ancora non c’è niente in bozze. Siamo troppo concentrati su Planetaria e sulla seconda uscita, Il quaderno del topo muschiato, che sarà presentato a Milano il 10 marzo e a Roma alla Biblioteca Europea il 17. Si tratta di un grande poeta cubano, che insegna da anni negli Stati Uniti ed è tradotto in decine di lingue, Victor Rodriguez Nuñez, vincitore del Premio Pescara 2020. Un libro splendido.  

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