Quattro poesie di Antonio Merola

Queste poesie sono la traccia precisa di un senso: esso si costruisce attraverso due assi, da una parte il lessico, dall’altro il ritmo. E il lessico stesso si fa ritmato, come eco di un senso che soverchia la parola, il linguaggio. In questi aspetti cresce e si fa viva una materia poetica molto interessante, dove il tempo di lettura coincide col tempo del racconto: sono poesie che esplorano e guardano e narrano qualcosa. Una voce intensa quella di Antonio Merola, che lascia trasparire il segno intensivo di un’agricoltura del significante, dove a dissodare il terreno è la possibilità di un senso, di una parola ulteriore che emerge, sboccia, all’interno di chi legge. Una poesia che cerca man mano la vicinanza al seme e in esso trova il suo senso diverso e unico. L’unico consiglio possibile per approcciarsi questi versi è quello di non chiedersi che significa, ma come significa, ossia la modalità in cui le sue parole entrano dentro chi le legge.

Victor Attilio Campagna

 

l’unicità si dipanava lungo la steppa
come soli freddi o rovine
nella pioggia: la notte durava una volta
sola come di fronte a un nemico
che voleva mutilare l’origine comune
prima della disparità delle losanghe:
e allora chi giocava ancora per non essere scoperto
cercava la musica del mare
come una speciale isola di bianchezza o schianto.

 

***

 

c’erano solo i mostri che attraversavano la brina
come una piorrea dell’infinito oppure accecati
dalla stella polare: era l’estinzione della strada
contro il muro recintato di caligine
che riserenava la città… bisognava passare oltre
la vita: ho imparato che tutto si destina.

 

***

 

nessuno ha mai aiutato il bambino
a scappare nella notte
per esaminare la puntigliosa assenza
dell’avvenire non è già troppo
per lui fingere di non ascoltare
la delizia esatta del denaro
o sopra la nidiata del pigargo rosso
come la disattenzione sopra la punta di un piede
a colmare un elefante in un negozio di cristallo.

 

***

 

la solitudine si è ritirata altrove
forse per sempre verso una libertà arcana
che grida: sappiate riconciliarvi
ovunque
nessuno è nemico a nessuno
così l’uomo a l’uomo tace la parola
e ognuno solo cammina al confine.

 

di Antonio Merola

L’immagine di copertina è Uymon steppe panorama di Dmitry A. Mottl

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