Una traversata del sacro nella “Pentesilea” di Kleist


And I lent down and planted a rose ‘tween her teeth. They call me The Wild Rose, but my name was… ‘ – Nick Cave o Achille, Kylie Minogue o Pentesilea: lo specchio tra le storie di un’uccisione. Con un cappello pieno di piume, qui sta Kleist: tremando in estatica deiezione. Di fronte, lo specchio brilla: «mi uccido per non morire», una frase che viene dal futuro, 1995, a giustificare il suicidio del 1811.

Infatti, Pentesilea è una storia toccata dai Furori, dietro il gioco teatrale sta il mormorio di una vita — ora, con una piccola ripetizione, immergiamoci ancora: tra i denti di Kylie v’è una rosa, la morde giacendo morta: si specchia Pentesilea, la canina commedia di un bacio che divien morso (Küsse/Bisse). Ma tra Where the Wild Roses Grow e Pentesilea, tra canzone e dramma,si capovolgono i ruoli — ecco con Kleist il gran desiderio anfibio in cui la dea-mantide, amando, uccide la sua preda, furiosa la mangia: varca un’orgia divina. Dove la bufera ‘schianta e travolge’ la quercia sana, mentre quella morta resite.

La domanda che il palco pone? La storia di una vita, lo specchio si in-forma nelle Furie (Ερινύς), e vi avviene la trasformazione – un dramma teatrale in canzone, una quercia in rosa, una donna in uomo, un bacio in morso, la furia della morte in urlo divino.

In summa, la storia di Pentesilea è il veleno di ogni evento tra corpi e cose, la battaglia per la sua esistenza. Se in Eschilo, le Eumenidi perdono contro la menzogna razionale di Apollo e Atena, qui die Rasenden, ascese dalle profondità scatenano uno stato panico – la menzogna si presenta di fronte al palco, la morte parendo immanente alla vita.

UNA DEFINIZIONE DEL SACRO KLEISTIANO

Sacro, sono i qualsiasi Fuori dalla mia coscienza.

Sacro, come sostantivo singolare multiplo (ad es. legione: `il mio nome è legione, perchè siamo molti’), nomina funzioni-Fuori, relazioni emergenti, quindi eventi, che creano la velocità di un bagliore comunicante, immediatamente (senza medio), coi Fuori.

Chiamare i/l (singolari multipli) Fuori ‘campo di intensità’; definire un’intensità come ‘ciò che è per se stesso una differenza’ ; notare: essere per se stesso differenza implica lo sviluppo di un continuum di movimento da e di sé: serie intensiva. Sì che il campo d’intensità è puro movimento. I Fuori da me: Φύσις. I Fuori da me: il divenire. Sacro, sono le mie funzioni ecstatiche al divenire. Per il sacro, mi apro alla Natura.

Sacro, sono funzioni che intensificano l’interno, il ‘mio’, nell’emergenza-evento di un limite infinitesimale coi Fuori. Una tassonomia delle modalità intensificanti o estensioni (tensioni ai Fuori), ecco una sacrologia. Il furore, è una di queste. I furori, mi estendono ai Fuori. Kleist: fabbrica di furori-tensioni. Wutapparat.

Dentro e Fuori, Achille-Pentesilea, uno un Fuori dell’altra – stirare i due in una striscia, spingerli in un liminale dove non unione, non negazione reciproca volta a sintesi affermativa – ma uno scontro di tensioni, una serie di furori, è l’evento di un’emergenza.

Emerge una stringa di differenza infinitesimale dove ognuno dei due, non sopportando più le limitazioni di un’identità, si estende, non solo nell’altro, ma negli altri: nei Fuori.

E dove si con-fondono – non in congiunzione, ma inclusiva disgiunzione – le due serie: serie di furori o serie intesiva.

FUNZIONAMENTO DI UNA SERIE DI FURORI

Pentesilea: P

Achille: A

Serie di furori: Σf



scena I

guerra di Troia, P e le amazzoni fan guerra, all’una e all’altra parte. Imprevisto, problema dell’irriconoscibile. Che o chi vorrà mai? Stratega, Ulisse, va da lei con A, a proporre un’alleanza. Inizio della Σf: P ‘guarda priva di ogni espressione la nostra schiera, come se noi fossimo lì, scolpiti nella pietra davanti a lei. Funzione sacro-estensiva della similitudine kleistiana: P è altrove: sognogorgonico di P-pietra, essa, specchio, estensione vivente all’inorganico: P emette affetti non soggettivi (Gemüter), funzioni sacro-pietrose. Impostazione choreografica: χώρα virtuale del testo è l’altrove inorganico (pura esteriorità, ricettacolo dei Fuori). Le 5 Σf del testo tendono, l’ultima attualizzandola nella morte dei due, alla χώρα inorganica.

Torniamo alla prima: P guarda A, ‘di colpo, un rossore .. le trascolora il volto, come se intorno a lei, di colpo, il mondo divampasse in chiare lingue di fiamma’. Furore cosmico fa emergere, tira un rossore – affetto pudico di un corpo, P furiosa si estende (diviene) bambina: umoristica risposta di P per giunta rivolta ad un’amazzone, alle marziali proposte di Ulisse: ‘Protoe, un uomo simile mia madre Otera non l’ha incontrato mai’. Irriconoscibile: ‘nessuno in campo greco’ che capisse queste parole.

Dopo, per giorni le amazzoni-Furie (Ερινύς), fanno battaglia; serpenti, non conoscono alleati, trafiggono e basta. A, colpito da un Troiano, assaggia i lembi dell’Ade; pronto al colpo di grazia, il Troiano si mette a fianco di P, e lei gli ‘affonda, come un fulmine strappato dal firmamento, la spada nella gola’. Σf procede, con notevole variazione di velocità intensiva: ora l’affetto furioso confonde P con un Fuori fulmineo. Un fulmine trafigge una gola, niente di più: tensione alla pura impersonalità, pura esteriorità. Furor sacro.

scena II

parodia del ratto di Elena: han rapito A. Come? Chi?

Dopo una furiosa battaglia, costretti, lo si lascia nelle mani di P; ma poi, da lontano, lo si vede in auriga scender giù da una pietrosa collina. Gli achei salutano la sua salvezza. Ma presto muore il felice verbo, sì come ora, d’improvviso la quadriglia stupita si ferma fronte a un abisso, e alta dalle nubi impennandosi, affissa il guardo in basso, nella terribile intensità (grause Tiefe), orrendo vuoto.

Non è luogo di interpretazioni. Kleist è letterale: scandire funzioni di una Wutapparat. Achille è stato penetrato dalla Σf, presodalla furia-P: davanti al vuoto visivo del dirupo pietroso, egli, aperto dal fuore, sente il movimento intensivo come vuoto fuori di sé. Evento sacro. Tiefen, sono die intensität des Gemütes: le intensità degli affetti impersonali, le modulazioni di potenza dei movimenti che, esterni alla coscienza, si manifestano innanzi tutto come vuoto positivo della, e dalla, coscienza. Emergenza del limite infinitesimale: tensione liminale della coscienza al suo vuoto: estensione. Prudenza a pesare colla carne i limiti della coscienza, a rasentare gli abissali tentacoli del vuoto intensivo. Nei fatti, la divergenza nel caos, bilancia-falce, pesa il destino della carne. A, fronte al vuoto, diverge nel caos, confuso coll’auriga impantanata, affossato nell’altrove inorganico di pietre, in un `caos di cocchi e cavalli’.

Il furore poi invade la gorgone P, a sentire il richiamo della pietra. Eccola iena senz’ali, costretta, priva di giudizio, anch’essa spinta al limite della coscienza, a rampicarsi sul dirupo, perchè scossa da un ‘desiderio che non ha le ali per volare’. Urla di terrore delle amazzoni: nel fragore delle pietre, P cade. Cieca iena, si ripete.Guadagna il nido di pietre del Pelide. Urla di gioia delle amazzoni. Ora leopardo in volo, P galoppando balza sul Pelide, che ‘scompare tra queste balze’.

Notare il campo sonoro pertinente al Sacro (urla e fragore): si ode (il movimento). Qui, vien soltanto riferita la vista dei soldati achei, simili ai libertini di Pasolini nell’ultima scena del sadiano Girone del sangue.



scena III

d’improvviso, si vede, sola nello spazio roccioso, la quadriglia del Pelide, ‘i dischi che girano volando (fliegend)’. D’improvviso, dietro di lui, il furore esplode: P, megera inferocita (Μέγαιρα, la Furia), diventa nube intensiva: ‘sollevando polvere, come nubi di un temporale: e come il fulmine guizzando..’. Sull’orlo-limite della roccia, P e la torba-nube (Troß:singolare multiplo) di donne, incalzandolo, quasi lo avvinghiano. Striscia liminale creata da dinamica intensiva aerea – P, centaura alata,’vola (fliegt), come scoccata dalla corda dell’arco’ – nel cui sacro evento, P&A si estendono reciprocamente inseguendosi e avvinghiandosi, così divenendo, al limite della loro impersonalità, cariche elettriche volanti: A, ‘gira ad arco, giocando’, tagliando la strada alle donne, urtandole quasi fatalmente – ‘come nel corpo elettrizzato, dopo un’azione reciproca, il grado di elettrecità intrinseca viene rafforzato’ – ecco che, troppa, l’elettricità intrinseca della torba le versa all’eccesso caotico.

Esse ripetono, ancora reciprocamente, la divergenza-caduta di A, sfiorando i lembi del Caos:

Crollano, capitano, come fuse posando sopra la fiamma, nel mucchio colano e scivolano, cavalli e cavallerizze insieme! polvere tutt’intorno, che in baleni riversa lo splendore di loriche e d’armi: l’occhio meglio non discerne, per quando guardi penetrando. Un nodo, ma un viluppo, un molteplice a fili di vergini e cavalli: il caos, il primo da che il mondo zampillava, era più chiaro.

La prima serie, divergendo nel caos, si chiude aprendosi al vuoto del campo intensivo, pesando il drammatico destino dei due, Pentesilea e Achille, sacri amanti: votati al vuoto, destinati al caos. Le restanti quattro, nella differenza, ripeteranno questo dramma.

NEL MEZZO

… di un desiderio polibio

Sacro desiderio:anfibio perchè polibio: nel gioco innocente di tendere la vita non alla sua morte, ma alla morte delle limitazioni negative ad essa imposta, dalla coscienza rappresentante-rappresentata e dall’infame chi che, in essa nascondendosi, in noi dice ‘io’, il desiderio, fagocitato l’Eros (forse la funzione rappresentativa), tende al proliferare delle tante vite in una vita. Dalle carcasse d’Eros e dell’io, la sacra liberazione del Porno: l’o-sceno, il non-rappresentabile. Liquidata la nenia moralistica, di Kleist rimane una sacra etica della prudenza: una eco dal Kleiner Wannsee. E tutto il resto è religione, letteratura, psicanalisi, teatro, o Stato.

di Massimiliano Vescovi e Orestis Tzirtzilakis

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