Alberto Martini: La Danza Macabra Europea

Alberto Martini Il terrore degli austriaci

Alberto Martini, «l’artista più misterioso, più decadente e più surreale dell’Italia post-unitaria»[1], nasce a Oderzo il 24 novembre 1876 e la sua formazione, oltre che basarsi sui classici della letteratura soprattutto francese, trova radici e fondamenta nei movimenti artistici di fine ‘800 e nello studio dell’incisione del Cinquecento, principalmente quella tedesca.

Il gusto per arabeschi e grafismi deriva dall’art nouveau (collabora frequentemente con la rivista tedesca Jugend) e dal lavoro grafico di Aubrey Beardsley; guarda invece a Albrecht Dürer, Hans Baldung Grien, Hans Holbein e Matthias Grünewald per «il tema della morte, del simbolo e del macabro»[2]. Queste due ispirazioni principali accompagneranno l’opera artistica di Alberto Martini, come si può vedere dalla serie di 54 cartoline postali intitolata Danza Macabra Europea.

L’epoca di splendore delle cartoline postali fu molto breve, furono gli artisti dell’art nouveau che svilupparono a livello artistico la cartolina poichè la vedevano come «il mezzo e la possibilità di abbattere i confini tradizionali tra arti maggiori e arti minori, e a contribuire così all’educazione estetica di ampi strati sociali»[3]. La nascita di questo mezzo di comunicazione risale al primo ottobre 1869 quando le poste austriache, su proposta del professore dell’Accademia militare Emanuel Herrmann, emisero le prime “cartoline epistolari” (Correspondenz-Karten), le poste austriache furono seguite da quelle tedesche che iniziarono la loro emissione il primo luglio 1870 vendendo nella sola Berlino, il primo giorno di vendita, ben 45.468 cartoline[4]. Con l’introduzione delle cartoline illustrate, consentite ufficialmente solo dalla metà degli anni ‘90 dell’Ottocento, la loro popolarità crebbe ancora di più e nel 1897 iniziò a svilupparsi la cartolina postale d’arte. Le grandi tirature e la sempre più crescente passione collezionistica, che da elitaria si stava propagando ora anche negli strati meno abbienti della popolazione, portò ad una crisi del mondo della cartolina postale attorno al 1903-1904; con la guerra di Libia nel 1910-1911 e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 si assistette ad una nuova ripresa della cartolina postale e l’Italia, che si mantiene neutrale inizialmente nel conflitto, sarà invasa da cartoline satiriche che inneggiano all’interventismo[5].

Alberto Martini Patriottismo

Gli artisti, in tutti i paesi che presero parte al conflitto, si mossero per esaltare la propria patria e per deridere e disumanizzare le truppe nemiche, ritraendole come macellai, stupratori e dalle sembianze deformi e grottesche.

In questo clima Alberto Martini progetta e realizza con l’editore trevigiano Longo la serie di cartoline della Danza Macabra Europea. Pubblicate tra l’ottobre 1914 e i primi mesi del 1916, inizialmente il piano dell’opera prevedeva 36 litografie a penna che, dato il successo, divennero 54 divise in 5 serie da 12 cartoline tranne per la quarta serie, formata da sole 6 tavole[6]. Le serie erano vendute in bustine con dentro una velina esplicativa dei soggetti delle singole cartoline, le quali recavano sul recto didascalie sia in italiano che in francese. Il successo delle litografie indusse l’editore a stamparne una seconda tiratura ma solo con le didascalie in italiano.

La grande differenza fra le opere propagandistiche di altri autori e quella di Martini si trova nella rappresentazione dei soggetti, l’artista «incita all’odio verso chi aveva scatenato la guerra, ma non santifica l’innocenza degli alleati: questi, anzi, apparivano spesso nelle sembianze di esseri scheletrici, deformi, demoniaci e bestiali, orribili e orripilanti quanto lo stesso detestato nemico tedesco e austriaco»[7]. Partecipa sì alla propaganda di guerra ma non ne condivide gli ideali e non vede nel conflitto una forza rigeneratrice e igienica, l’incombenza della guerra è su tutti, sia vinti che vincitori.

Alberto Martini I atto

Tra le cartoline che formano la prima serie, emblematica per capire lo spirito che accomuna le litografie, è la seconda dal titolo Primo atto della danza macabra europea che raffigura, come riporta la descrizione sul retro della cartolina, «un gigantesco macabro burattinaio, muove il filo delle belliche marionette. Lo spinoso Arcangelo Guglielmo[8], mette a ferro e fuoco il suolo di Francia colla spada della giustizia divina. Seguono, il vecchio Francesco[9] colla croce-forca, l’incendiario colla Face: “Der Teufel”, col 420[10] e la maschera teutonica che vomita culturale petrolio sul Belgio»[11]. Ogni partecipante in questa danza non oppone resistenza alle manovre dello scheletro burattinaio ed è ridicolizzato per non aver tenuto fede ai propri principi morali, la vera sconfitta è in questo cieco coinvolgimento. Le forze alleate non sono risparmiate da questa visione grottesca, nella cartolina numero 8, dal titolo Patriottismo, vediamo la morte con in capo il berretto frigio mentre sta affilando la falce su una ruota che viene lubrificata dal sangue che cola dal cuore ferito della Francia. La descrizione sul retro reca la frase «Les alboches! Il suolo francese è irto di chiodi teutonici. Bisogna falciarli tutti. Il cuore sanguinante della Francia serve ad affilare la vecchia falce del 70!»[12].

Le cartoline della seconda serie, disegnate come riporta anche l’artista nell’indice in stile macabrocomico, ritraggono anche le attività quotidiane in una dimensione animalesca e crudele, come nella cartolina 22 intitolata Macellai! che ritrae, utilizzando la didascalia della cartolina stessa, «Sulla porta dello scannatoio, accanto al Belgio sventrato, sta Guglielmo nel suo più degno arnese. Il garzone Francesco getta alla morte un gran cuore italiano»[13].

Acrobatismo

La terza serie, pubblicata nel febbraio 1915, presenta cartoline nate da diversa ispirazione: legata alla dimensione del gioco troviamo la numero 30, Acrobatismo, dove la matrice simbolista dell’Artista prende il sopravvento per andare a colpire la piccolezza e la meschinità dei protagonisti della Prima Guerra Mondiale, «Nel circo si svolge l’acrobatico programma teutonico. La vecchia scuola napoleonica di Hindenburg – I voli macabri del famigerato conte Zeppelin – I salti mortali del pagliaccio turco – Gli Ulani! – Tutto “pour épater les bourgeois” – Per darla a bere agli ingenui di Germania e di fuori»[14]; legate al tema patriottico troviamo la numero 36 dal titolo Patriottismo austriaco, dove la didascalia riporta le seguenti parole

AGLI SCHIAVI GERMANOFILI
AI POSATI PRUDENTI BENPENSANTI
AMMIRATORI DELLA GERMANIA
“DEDICO”
LA DANZA DEGLI IMPICCATI AUSTRIACI
AUGUROSAMENTE
CON TUTTO IL CUORE DI ITALIANO
CAPACE DI ODIARE
PERCHÈ
CAPACE DI AMARE
M.[15]

Tra le cartoline più interessanti della quarta serie troviamo la 38 intitolata Marcia trionfale dei barbari cornuti che è volta a stigmatizzare violentemente l’invasione del Belgio neutrale, «Povera “Kultur”… Un cannibale tedesco porta un bambino belga dalle mani mozzate e morde la piccola mano innocente. Il degno trofeo è illuminato dal sapiente incendiario del Kaiser, e con pesante macabro passo, l’orda vigliacca calpesta il piccolo Belgio eroico. Ma dinanzi l’impreparato esercito franco-inglese, vergognosamente si ferma e si rintana la meravigliosamente preparata orda dei barbari cornuti. Povera “Kultur”…»[16]. Il tema del patriottismo lo troviamo nella litografia numero 41 Il terrore degli austriaci, accompagnata dalla didascalia «In mezzo secolo di preparazione, gli austro-tedeschi si sono dimenticati di preparare una dose di coraggio per i soldati che devono affrontare la baionetta italiana!»[17]. Quello che colpisce di questa litografia è il modo in cui è ritratto il soldato italiano, non bello e nel pieno del vigore fisico come in un qualsiasi disegno di propaganda ma è scheletrico, con un pugnale tra i denti, il cappello piumato dei bersaglieri sulla testa e la baionetta infissa in un lunghissimo osso umano. In questo modo anche gli ideali patriottici, seppur accettati, sono equiparati all’atteggiamento bestiale di chi ha causato la guerra.

Alberto Martini Marcia trionfale

La quinta e ultima serie si chiude con la cartolina 54 intitolata L’ultima danza macabra ed è dedicata «Al Principe di Bülow»[18], vediamo uno scheletro esplodere dopo che un tizzone, con scritto Alleanza, ha appiccato il fuoco. Il fragore dell’esplosione è una metafora della credibilità ormai in frantumi della Germania.

Lo scopo dell’opera di Alberto Martini, velato sotto l’intento della propaganda, è quello di colpire tutti i belligeranti, nessuno è escluso dalla danza macabra, è una «satira della satira, una derisione grottesca del grottesco della propaganda patriottica, una caricatura del macabro, che ridicolizza lo stesso orrore della guerra per mettere più in evidenza la sua tragica ironia»[19].

Note

[1] L. Sciascia, Prefazione in F. Meloni, L’opera grafica di Alberto Martini, SugarCo Edizioni, Milano, 1975, p. V.

[2] S. Antola, Macabro, grottesco e decadentismo nell’universo artistico di Alberto Martini,in A. Martini, Danza Macabra Europea. La tragedia della Grande Guerra nelle 54 cartoline litografate, Le Mani-Microart’S, Recco, 2008, p. 29.

[3] F. Britsch, P. Weiss, Le avanguardie artistiche e la cartolina postale, Cantini, Firenze, 1989, p. 7.

[4] Ibid.

[5] E. Sturani, Le cartoline di Alberto Martini in A. Martini, Danza Macabra Europea, op. cit., 2008.

[6] S. Antola, Macabro, grottesco e decadentismo nell’universo artistico di Alberto Martini,in A. Martini, Danza Macabra Europea, op. cit., p. 35.

[7] E. Gentile, Alberto Martini e il suicidio dell’Europa,in A. Martini, Danza Macabra Europea, op. cit., p. 12.

[8] Guglielmo II di Germania e Prussia (1859-1941).

[9] Francesco Giuseppe I d’Austria (1830-1916).

[10] Mortaio dal calibro di 420 mm in dotazione all’esercito austriaco.

[11] F. Meloni, L’opera grafica di Alberto Martini, op. cit., p. 42.

[12] Ibid.

[13] Ivi, p. 47.

[14] Ivi, p. 52, Milano, 1975.

[15] Ivi, Milano, 1975, p. 52.

[16] Ivi, p. 57.

[17] Ibid.

[18] F. Meloni, L’opera grafica di Alberto Martini, Milano, 1975, p. 60; Bernhard von Bülow fu Cancelliere del Reich dal 1900 al 1909. Ritiratosi nel 1909, venne richiamato nel 1914 dal suo successore Theobald von Bethmann-Hollweg per cercare, attraverso una missione di pace, di mantenere l’Italia neutrale nel conflitto. La missione non ebbe l’esito sperato.

[19] E. Gentile, Alberto Martini e il suicidio dell’Europa, in A. Martini, Danza Macabra Europea, op. cit., p. 13.

di Marco Saporiti

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