Dire il desiderio saffico nell’Età d’Argento in Russia – II Parte: dalle femmes damnées all’eros alato

età argento neva

Per chiarire ulteriormente quale fosse l’immagine della donna lesbica che emergeva dal contesto storico dell’Età d’Argento, può essere utile tornare al precedentemente accennato carattere tipicamente decadente delle opere di Lydia Zinovieva-Annibal. In particolare, il suo romanzo Tridtsat’-tri uroda, (tradotto in Thirty-Three Monsters) segnò l’inizio della “letteratura lesbica” nello scenario russo, portando con sé tutta la problematicità del lessico e delle immagini tipiche della letteratura francese decadente. Quest’estetica deformante le figure femminili e i loro desideri diverrà tratto caratteristico di quasi tutte le figure saffiche dall’Età d’Argento in poi e, a meglio guardare, dell’intera costruzione dell’immaginario russo del desiderio amoroso ed erotico tra donne.

Nello svilupparsi di questo, infatti, gioca un ruolo fondamentale la ricezione dei testi dei poeti decadenti francesi come Baudelaire e Verlaine, che avevano dipinto la sessualità saffica creando un effetto volutamente di disturbo per la borghesia francese.

Grazie alla ricostruzione di Diana L. Burgin si può leggere chiaramente la continuità tra il periodo vittoriano e quello decadentista e simbolista in Francia e in Russia e la corrispettiva immagine di una femminilità lesbica che alimenta un fascino morboso. A questa costruzione delle soggette contribuisce anche nel 1914 la prima pubblicazione completa in russo dei frammenti di Saffo, opera tradotta proprio dal marito di Zinovieva-Annibal, Vyacheslav Ivanov (1866-1949), poeta simbolista, che offre una Saffo completamente avvolta da un’aura decadente.

età argento Zinoveva

Il desiderio di una donna per un’altra donna si colloca totalmente fuori dallo spazio di controllo del desiderio maschile eterosessuale: è, agli occhi del soggetto eteronormato, una zona non attraversabile, sconosciuta e che vede protagoniste le soggette che, in quanto donne, è invece solito concepire come parte del proprio desiderio.

Avendo come misura di tutto lo sguardo maschile e l’ordine eterosessuale, uno spazio non attraversabile dall’uomo e da lui non direttamente conoscibile diventa problematico, innaturale e dannato, perché terribilmente infertile.

Con la “normale imposizione” della prospettiva maschile, le relazioni lesbiche si raccontano – e dunque diventano – abitate da affascinanti creature avvolte da un’aura decadente, eroticamente esotiche, donne dannate a cui il proprio desiderio omosessuale impedisce la maternità, che si relazionano tra di loro in schemi rigidi che riproducono ruoli di genere propri della norma eterosessuale, divise in dominazione e subordinazione e associate spesso a elementi sadomaso, narcisistici e morbosi.

È in atto qui una dialettica sottile e pericolosa: lo spazio è finalmente aperto e le soggettività saffiche hanno la possibilità di essere e di esser dette, di esistere anche linguisticamente, tuttavia le modalità con cui sono rese presenti sono decisamente volte a limitarne l’espressione o quantomeno a direzionarla in schemi altrui, non a liberarla. Lo sguardo maschile ha una propria estetica e la vuole vedere applicata, ciò che vorrebbe collocarcisi fuori non è accettabile, va ridisegnato.

Anche la critica letteraria maschile si dimostra cieca e Diana L. Burgin riporta il caso del critico Annensky che, nel parlare della produzione poetica della poeta Zinaida Gippius (1869-1945), evidenzia il suo uso del maschile nell’io poetico, senza però esplicitamente ricondurlo a una tattica di mascheramento del carattere lesbico del desiderio amoroso narrato. L’implicazione saffica in questi casi non viene riconosciuta o viene volutamente ignorata, cosa che ha contribuito spesso al mantenimento di questa invisibilità a metà da parte delle soggette stesse.

Il desiderio tra donne doveva da un lato manifestarsi in maniera sensazionalistica, dall’altro e in contemporanea, rimanere discreto, come qualcosa di potenzialmente pericoloso.

Età argento gippius

E di vero pericolo si tratta, se si vive la storia dall’occhio maschile dominante, perché il desiderio saffico è sovversivo in quanto non riproduttivo per specie. Mina agli obiettivi della classe dominante e della sua morale che stabilisce quali siano le forme di relazioni legittime. La società che pone il postulato dell’eterosessualità come norma prevede pratiche esogamiche di unione coniugale, stabilisce il tabù dell’incesto e designa come innaturali le pratiche e le relazioni omosessuali perché non procreatrici.

La famiglia è l’unità base di riproduzione sociale e sono i suoi interessi singoli che devono prevalere per il mantenimento dell’ordine produttivo e riproduttivo della classe egemonica.

Quello che infatti noterà la rivoluzionaria e femminista Aleksandra Kollontaj (1872-1958) è che non basterà abolire la proprietà privata e includere le donne nel tessuto produttivo per sovvertire l’ordine borghese, bensì sarà necessario riformulare tutta la concezione del mondo e costruire nuove relazioni tra sessi. La rivoluzionaria, per cui la divisione sociale fondamentale è in ultimo quella rappresentata delle classi sociali, riconobbe l’attuale struttura della famiglia come opprimente per le donne di ogni strato della popolazione.

In L’amore e la nuova morale, Kollontaj mette a nudo la presenza di un ingombrante sostrato ideologico di interessi di classe che limita le possibilità dei vincoli amorosi che, secondo il suo pensiero, godrebbero invece di un grande potenziale di trasformazione in quanto l’amore è prima di tutto emozione psicosociale e congenita negli esseri umani.

L’ideologia costruita dallo sguardo maschile maschera sotto il decoro della morale, le accuse di perversione e una certa estetica, gli interessi della classe dominante ed è fondamentale tenere presente che il piano d’azione dell’ideologia non è mai unicamente quello delle idee, bensì quello materiale.

Il linguaggio è protagonista vivo in entrambi i piani – che sono poi uno unico – ed è infatti rilevante il fatto che per portare avanti l’affermazione di un certo dominio e di una particolare morale sia servito costruire un immaginario preciso in cui collocare le soggettività altre.

età argento kollontaj

In Largo all’eros alato! Kollontaj scrive: «Che l’amore non sia affatto un fenomeno privato, una semplice stria tra due cuori che si amano, che racchiuda in sé un principio di coesione prezioso per la collettività è dimostrato dal fatto che l’umanità, in tutte le tappe del suo sviluppo storico, ha dettato delle norme per determinare come e quando l’amore possa considerarsi legittimo (rispondere cioè agli interessi della collettività del momento), e quando invece doveva considerarsi colpevole, criminale (cioè in conflitto con gli obbiettivi posti dalla società)».

L’ideologia “amorosa” che definisce le norme e le corrette relazioni tra le classi sessuali si instaura nella psiche sociale, facendo sì che, da un lato, la donna contribuisca alla propria de-valorizzazione come individua e veda come propria missione vitale l’amare e il prendersi cura degli uomini e della prole, facendo fatica a riconoscere lo strato ideologico attorno alla questione; dall’altro che la soggettività saffica si adatti all’immaginario che le è stato costruito attorno e riproduca, nell’estetica, così come nelle composizioni letterarie, l’immagine della donna dannata.

Le condizioni per la sopravvivenza ed evoluzione di quel principio di sottocultura lesbica nata nei circoli artistici dei salotti borghesi crollarono poi nei due decenni successivi alla rivoluzione, ma qualcosa dell’estetica saffica che lì aveva iniziato a delinearsi si può dire che continuò anche fuori da quel nash krug (our circle, nostra cerchia). Gli stili di abbigliamento quasi tipicamente maschili portati da alcune donne entrarono nella vita pubblica e le soggettività saffiche ben inserite nella società furono tollerate come parte del passaggio sociale rivoluzionario, nonostante rimanessero allarmanti per coloro che avrebbero poi insistito sull’essenza materna della donna.

Bibliografia

-Kollontaj, Alexandra, L’amore e la nuova morale, in Amore, Matrimonio, Famiglia e Comunismo, Milano, Il Papiro, 1993;

– Kollontaj, Alexandra, Largo all’eros alato!, in Amore, Matrimonio, Famiglia e Comunismo, Milano, Il Papiro, 1993;

-Fusco, Virginia, Comizi d’amore. L’amore e il femminismo materialista, «Revista de historiografía» (RevHisto), n.31, 2019;

-Burgin, Diana Lewis, Laid Out in Lavender: Perception of Lesbian Love in Russian Literature and Criticism of the Silver Age, 1893-1917, in Sexuality and the body in Russian Culture, Stanford University Press, 1993.

— Healey, Daniel, Homosexual Desire in Revolutionary Russia. The Regulation of Sexual and Gender Dissent, University of Chicago Press, 2001.

di Francesca Gabutti

Immagini di Francesca Gabutti

Qui la prima parte

Lascia un commento