Splendor Solis

Dalla decomposizione della materia alla Grande Opera alchemica

Splendor solis 5

Lo Splendor Solis è un trattato scritto nel XVI secolo dall’alchimista tedesco Salomon Trismosin, ritenuto il maestro di Paracelso ma la cui esistenza non è storicamente dimostrata, e descrive il percorso da lui intrapreso per la ricerca della pietra filosofale. La sua notorietà è dovuta alle 22 bellissime miniature a corredo del testo che illustrano la morte alchemica e la successiva rinascita. Quest’opera di trasmutazione della materia è visibile in una successione di 7 ampolle ermeticamente chiuse, associate all’influenza dei pianeti, nelle quali avviene il passaggio da nigredo, la decomposizione della materia, ad albedo, la purificazione della massa informe nata dallo stato precedente, per terminare nella rubedo ovvero lo stato finale della materia nella Grande Opera alchemica.

La prima ampolla, accompagnata nel manoscritto conservato a Norimberga dalla scritta «Il nostro drago è morto; che gli si offra del sangue per resuscitarlo», presenta all’interno un ragazzino che sta versando nella bocca di un drago del liquido dorato mentre aziona su di lui un mantice, qui è rappresentata la materia grezza, la nigredo, che inizia il suo processo di evaporazione mentre è nutrita col sangue ovvero lo Spirito universale. La raffigurazione è dominata da Saturno, ritratto su un carro trainato da due draghi, che reca una falce, simbolo del termine della vita, e un caduceo, inoltre nel piano terreno si sta svolgendo un funerale mentre sul lato opposto dei contadini arano il terreno, questo indica la morte della materia grezza. Il fatto che Saturno, principio solido, rechi il simbolo di Mercurio, principio volatile, simboleggia la compartecipazione misteriosa degli elementi nella Grande Opera.

Splendor solis 2

La seconda ampolla è dominata dalla figura di Giove, seduto su un carro tirato da pavoni mentre una figura gli offre una ciotola, e attorno a essa sono ritratti i dignitari della società che sono da lui protetti. All’interno del contenitore la materia si trova in uno stato di passaggio, simboleggiato qui dalla lotta di tre uccelli recanti i principali colori alchemici.

Un uccello bianco con tre teste coronate si trova nella terza ampolla e indica la materia sublimata per tre volte e ora allo stato gassoso, il tutto avviene sotto Marte i cui attributi simboleggiano il fuoco necessario ora per «separare il puro dall’impuro così da rinnovare l’elisir»[1]. La miniatura è accompagnata dal testo «I corpi liberati sono stati ricondotti al vero Spirito».

Al Sole spetta la quarta ampolla, attorniata da aristocratici in riunione e da giovani intenti in prove fisiche, che al suo interno vede un animale metà drago e metà leone con tre teste, ognuna di un colore alchemico, seguita dalla scritta: «Date in pasto al nostro drago vivente il leone, che è selvaggio oltre ogni misura». Questa è la miniatura più complessa da decifrare, molto probabilmente il fatto che la figura abbia le ali verdi richiama al vetriolo di ferro, sostanza altamente corrosiva, che era conosciuta con il nome di leone verde.

Splendor solis 3

La quinta ampolla vede al suo interno un pavone, in alchimia la coda del pavone è l’insieme dei colori che scaturiscono dalla materia poco prima della fine del processo di compimento della Grande Opera. Dominato da Venere, attorno al contenitore si svolgono attività umane legate alla gioia dei sensi, l’iscrizione: «Il completamento dell’Opera è imminente» esplica il contenuto della miniatura.

Mercurio su un carro trainato da due galli, annuncio dell’Aurora, presiede alla sesta ampolla che al suo interno contiene una Regina Vergine Immacolata, simbolo dell’albedo, che reca nel suo grembo il figlio del Sole. Qui la materia ha raggiunto una tale solidità da non poter essere distrutta da alcun fuoco, l’iscrizione reca la scritta: «Il figlio è nato, è più grande di me».

Con la settima ampolla ha compimento la Grande Opera: con il dominio della Luna si assiste alla nascita del Re Cremisi, simbolo della rubedo, titolare di una nuova età dell’oro dove regna l’armonia, da come si evince dalle faccende svolte dall’umanità fuori dal contenitore e qui, come recita la scritta, «Ora la morte è sconfitta, e nostro figlio regna con il suo colore rosso». È anche il simbolo della rinascita della materia da massa informe a nobile oro.

Splendor solis 4

Solve et Coagula, ovvero «Sciogli e Unisci», è motto e fondamento dell’Alchimia poiché in esso è sintetizzato il processo che porta al compimento della Grande Opera che passa dalla dissoluzione della materia, alla sua purificazione per giungere poi a nuova forma. Ecco l’importanza del nostro tema sulla “dispersione”. Senza la dissoluzione della materia, primo passo fondamentale per la riuscita del processo alchemico, non sarebbe possibile arrivare ad un nuovo stato della stessa portando tutto il processo ad un inevitabile fallimento. Da qui l’importanza del testo Salomon Trismosin, capace di dare vita a questo elaborato processo, visto come un’allegoria della «discesa della coscienza nella materia e il mezzo tramite il quale essa ritorna al suo stato primordiale»[2].

Lo Splendor Solis non è semplicemente un trattato di alchimia ma è la summa di quello che questa rappresenta ovvero la vita e l’armonia dell’Uomo con gli elementi della Natura, rispettoso della creazione divina e volto a migliorarne lo sviluppo attraverso i processi alchemici.

Sia lodato Dio eternamente
che ha dato alla Natura
tali virtù e proprietà.
Amen. Per Gesù Cristo
possa tu venirmi in aiuto[3]

Note

[1] A. Robb, Il museo ermetico. Alchimia e mistica, pp. 134-141, Taschen, 2006.

[2] R. Smoley, Ermete e l’alchimia. Il Dio alato e la parola aurea in “Occidente segreto. Introduzione alle dottrine esoteriche”, p. 25, a cura di J. Kinney, Roma, 2007.

[3] S. Trismosin, Lo splendore del Sole in “Il filo di Arianna. Trattati di alchimia dall’antichità al XVIII secolo” a cura di S. e R. Piccolini, pp. 127-168, vol. II, Mimesis, 2018..

di Marco Saporiti

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