I figli di nessuno

Generazione spontanea: vita nella vita

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… per generazione spontanea, senza bisogno del processo riproduttivo di una generazione precedente. Ma esistono veri figli del nulla? Dopo la lunga immersione subacquea che abbiamo fatto con l’ultimo articolo, riemergiamo momentaneamente dagli abissi marini per tuffarci nuovamente nelle scienze di base e interrogarci su un tema principe delle ricerche filosofiche di ogni èra: come si genera nuova vita? La vita nasce sempre da un’altra vita o può generarsi spontaneamente, grazie a determinati substrati inerti? Proveremo a rispondere.

Avvertenza: quest’oggi parlerò anche di larve e vermi. Non vi preoccupate, tenterò di non disgustarvi (né disgustarmi). Condivido con voi la mia strategia per parlarne senza avere i conati: provate a immaginarli come coriandoli. Probabilmente questo vi renderà più traumatico assistere alle parate carnevalesche, ma affrontiamo una questione per volta. Torniamo ai nostri vermi. Ecco, se lasciamo una bistecca incustodita alla mercé degli eventi, è praticamente matematico che presto inizi a pullulare di larve che fanno imputridire il tutto. Ma perché questo accade? Le opzioni sono due: o le larve si generano naturalmente perché la carne marcescente è ragione sufficiente alla loro generazione, o le larve vengono depositate sulla carne dall’esterno. Tra le due opzioni, la comunità di intellettuali ha supportato la prima per millenni: la generazione spontanea è stata confutata solo da qualche secolo.

Le origini della teoria sono antichissime.

Anassimandro è stato il primo a sostenere che l’arché, l’origine di tutto, compresa la vita, fosse l’apeiron (l’infinito) e quindi la materia non vivente. Ippolito di Roma adduce un esempio esplicativo della teoria del filosofo greco: Anassimandro aveva sostenuto che le creature marine – comprese quelle abissali di cui forse il nostro filosofo non era a conoscenza – si generino spontaneamente dal “bagnato” quando su questo agisce il calore del sole e che queste creature acquatiche abbiano poi un ruolo nella nascita dell’uomo, il quale cresce all’interno dei pesci in forma embrionale. Il suo discepolo Anassimene, invece, riteneva che fosse l’aria ad avere funzione biogena. Empedocle, d’altro canto, pur accettando anch’egli come spontanea la generazione della vita, sottolineava che questa risulta essere diversificata e variegata per motivi altrettanto spontanei; sosteneva che tutto dipende da diversi tentativi di adattamento all’ambiente. Quest’idea non è distante dal concetto di selezione naturale.

Lumaca di mare

Aristotele, nei suoi lavori in ambito biologico, dipinge un quadro differente. Secondo la sua teoria, la vita si origina come ogni altra cosa da una causa materiale e una causa efficiente. In questo caso, la prima è rappresentata dallo sperma e la seconda dal sangue mestruale, che fornisce secondo lui il substrato che viene vitalizzato dal seme, contenente questo il “respiro vitale” (pneuma). Tuttavia, secondo Aristotele, il discorso non è valido per la totalità degli animali. Alcuni avrebbero la capacità di generarsi spontaneamente dalla putrefazione della terra e del materiale organico, come nel caso degli insetti. Secondo il filosofo, quindi, le capesante si generano spontaneamente dalla sabbia del fondale, le lumache dal fango e così via. Non fu certo Vitruvio, architetto romano del I secolo a.C., a rimestare le carte in tavola: infatti, egli consigliava di posizionare le librerie rivolte a Est, perché se invece fossero state rivolte a Sud o a Ovest si sarebbero formati i vermi sui libri per via dei venti così direzionati. Aristotele sosteneva che le anguille non possano riprodursi per via sessuata come altri animali perché incapaci di produrre sperma o ovuli. E allora come si generano? Si sviluppano dai vermi terrestri. Plinio il vecchio sosteneva invece che questo limite sessuale delle anguille viene superato perché queste si riproducono grattandosi contro rocce e scogli: si liberano così particelle che divengono nuove anguille. I teologi cristiani dell’epoca si accodarono a questa visione. La Bibbia parla di acque brulicanti di forme di vita (Genesi 1:20) e questo fu ritenuto motivo sufficiente per seguire il pensiero dominante all’epoca sulla generazione spontanea.

Il Rinascimento non mise in discussione la generazione spontanea ma riportò Aristotele in voga; Shakespeare parlò di serpenti e coccodrilli come di animali che si generano spontaneamente dal fango del Nilo grazie al sole e al fiume.

Nel Seicento, il biologo olandese Swammerdam rifiutò concettualmente l’idea che un animale possa generarsi per caso dalla putrefazione perché gli pareva un concetto irreligioso, una falsità da atei. William Harvey durante lo stesso secolo spiegò che gli embrioni si formano a partire da uova che, a differenza dello sperma, devono essere invisibili, perché lui, nei suoi esperimenti di dissezione, non ne aveva trovate nel ventre di cerve gravide nel primo mese di gestazione.

Arriviamo al 1668, anno importantissimo per questa teoria. Con Francesco Redi, medico personale del Granduca di Toscana, la generazione spontanea cominciò una lunga agonia che la porterà all’estinzione entro un paio di secoli. Egli sosteneva che fosse impossibile che le larve avessero origine dalla carne marcescente. Per dimostrarlo, posizionò della carne in diversi contenitori, alcuni sigillati, altri aperti completamente o parzialmente. Le larve presto cominciarono a brulicare ovunque fuorché nel contenitore sigillato. Gli venne così contestato che era perché la vita non può sussistere né generarsi in assenza di aria. Ripeté così l’esperimento coprendo il contenitore con un tessuto fine, che permetteva il passaggio di aria ma non delle mosche che si posavano sulla carne non protetta. Le larve si formarono solo sul tessuto che tappava il contenitore, ovvero dove le mosche potevano posarsi, ma non direttamente sulla carne, alla quale le mosche non potevano accedere. Questo esperimento convinse moltissimi, ma rimasero ancora molti scettici.

Gli esperimenti di Lazzaro Spallanzani tentarono di convincere questi ultimi. Egli bollì degli infusi dimostrando che, in seguito a questo trattamento, non intorbidivano, né era possibile notarvi microrganismi con il microscopio. Per evitare esplosioni, egli tuttavia aveva evacuato l’aria dal contenitore, e questo bastò a una fetta degli studiosi, sempre dell’idea che gli organismi non si generassero per mancanza d’aria, per considerare poco valido l’esperimento.

FormaNonostante il susseguirsi di questi esperimenti avesse notevolmente scalfito la credibilità della teoria della generazione spontanea, solo con l’esperimento di Pasteur la questione si poté dire chiusa per la maggioranza della comunità scientifica. Nel 1859 egli bollì del brodo di carne in un matraccio a collo d’oca per sterilizzarlo. Un contenitore simile era sì aperto – e quindi permetteva scambi gassosi – ma, essendo il beccuccio a zig-zag rivolto verso il basso, era impossibilitata la contaminazione da polvere che aveva compromesso esperimenti simili condotti in precedenza con contenitori con un’apertura rivolta verso l’alto. La teoria era fortemente indebolita, ma rimase un filone di affezionati che si appellava alle domande a cui né Pasteur, né l’allievo Tyndall riuscirono a rispondere: per esempio, all’epoca non si conoscevano le spore microbiche, che sopravvivono agevolmente alla temperatura di ebollizione dell’acqua. Solo con l’invenzione di sistemi di sterilizzazione più sofisticati si è potuto definitivamente mettere una croce su questa teoria. Attualmente, per la sterilizzazione i laboratori scientifici fanno uso dell’autoclave, che è in grado di liberare gli strumenti chirurgici anche dalle spore.

Non è difficile comprendere perché la generazione spontanea possa aver convinto così tanti in passato. L’idea che la risposta alla domanda sull’origine della vita fosse nella vita stessa era indubbiamente affascinante per tutti. Quello che trovo ancora più appagante è sapere oggi, grazie a studi più sofisticati, che la risposta non è la generazione spontanea, ma anche che il segreto della vita è, di fatto, una messa in abisso. Come altro si potrebbe chiamare il DNA, contenuto in ognuno di noi in molteplici copie, custodito in ognuna delle nostre cellule e trasmesso attraverso le nostre cellule sessuali? Conteniamo un principio dei nostri figli, così come le nostre madri sono nate con un principio di noi in sé.

Rileggere alcune di queste teorie può far sorridere. A posteriori, ogni teoria confutata può sembrare assurda e così ogni critica alla teoria oggi accettata come vera. La verità, però, è che la critica a ogni teoria è vitale per il progresso scientifico. Una teoria deve essere inconfutabile per l’epoca corrente per essere ritenuta plausibile. Così si può partire dall’idea che l’embrione umano si generi dal sangue mestruale e si può, collettivamente, arrivare a una comprensione tanto capillare della natura umana e della vita stessa da pensare di costruire artificialmente materiali biomorfici che possano sostituire quelli biologici difettosi.

E non vale solo per la medicina: che si tratti della generazione spontanea o…

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di Yasanthi Ilayperuma

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