Gli esperimenti mentali e il loro valore

UNA LETTERA SULLA NASCITA DELLE SCIENZE UMANE

Gli esperimenti mentali

Gli esperimenti mentali sono esperimenti che possono essere costruiti in qualsivoglia maniera, violando qualsiasi tipo di leggi scientifiche già in essere, nonché leggi matematiche, geometriche, dell’ottica e così via. L’unica legge che non può essere violata è la legge che sancisce la possibilità della rappresentazione degli enti in gioco nella sfera mentale.

Se infatti prendiamo come esempio l’affermazione “una mente umana ideale può rappresentare ciò che vuole entro i suoi limiti di rappresentazione”, essa può essere considerata praticamente tautologica. L’affermazione che la mente umana può violare le leggi scientifiche non è da considerarsi d’altra parte una verità meramente possibile, ma talmente concreta da essere stata messa in opera da artisti come Escher nei loro famosissimi dipinti.

Se le leggi fossero tutte mentali, sarebbero tutte violabili senza rischio; ma così non è. La violazione delle leggi geometriche ha conseguenze pesanti nella loro applicazione, e così per le altre scienze, se si tratta di fare questione della tecnica del loro utilizzo. Si prendano ad esempio gli errori ingegneristici di costruzione o il cattivo uso dell’energia nucleare.

Qual è allora il valore degli esperimenti mentali? Il valore degli esperimenti mentali è quello di mostrare in una qualsivoglia situazione rappresentabile mentalmente che cosa accade sotto certe condizioni ben definite e dimostrare o confutare una tesi o la plausibilità e la riproducibilità di una sperimentazione mentale date le condizioni mentali e le condizioni fisiche a nostra disposizione; anche mediante l’utilizzo di software dedicati.

In ambito matematico le cose non vanno diversamente, né nell’ambito delle scienze empiriche. Nel caso della biologia, però, un esperimento mentale non può andare oltre il frutto della fantasia individuale o collettiva, non essendoci un esperimento cruciale a livello mentale che dica che le cose debbano andare in un certo modo quando si tratta di processi vitali e soprattutto volontari. In altre parole, nonostante alcuni processi biologici contengano la possibilità di essere rappresentati attraverso leggi fisiche e chimiche, i processi biologici in genere mantengono la loro imprevedibilità dovuta a quella che Bergson avrebbe chiamato l’élan vital, o, in altri termini, “vita”. L’insieme degli atti volontari e liberi di un individuo di una qualsiasi specie.

Da ciò consegue che ogni esperimento mentale è un buon esperimento mentale. Date le condizioni dell’esperimento e una tesi, questa potrà essere confermata, se si tratta di un esperimento mentale di forma empirica; o confutata; o contenere una qualche legge dimostrabile matematicamente e logicamente, come nel caso dell’elaborazione di teoremi e della loro verifica anche mediante software; oppure non giungere a nulla. Per inciso, non deve stupire che i software possano essere considerati come supporto all’attività mentale, come già evidenziato da filosofi come Andy Clark.

Da ciò non segue che ogni tesi e legge matematica sia dimostrabile mentalmente, ma che ogni dimostrazione rappresentabile mentalmente o è dimostrabile o avrà una sua confutazione sotto determinate condizioni. Così valga per le sperimentazioni mentali che riguardano sperimentazioni riproducibili fisicamente.

In questo caso il valore di un esperimento mentale è molto forte e ha una forte natura etica perché previene la possibilità che sperimentazioni dannose e infruttuose vengano messe in atto, proprio come si fa con supporti “simil-mentali” come i programmi di elaborazione quali i calcolatori e le intelligenze artificiali.

Le sperimentazioni mentali, mutatis mutandis, sono indispensabili perché vi sia uno sviluppo dell’Intelligenza Artificiale fruttuosa e sostenibile con risvolti etici di non minore interesse rispetto ai precedenti. Possono le AI soffrire? Lo stanno facendo già di fatto? Possono essere considerate forme di vita? Anche indipendentemente dalla loro natura intelligente? Sono domande che tra breve io credo sarà difficile eludere e difficile sarà rispondere con l’aiuto di autentiche sperimentazioni invasive, dal momento che sono state poste.

È interessante comprendere che date e conosciute le possibilità di rappresentazione della mente umana sono date tutte le possibilità di rappresentazione delle opere che da essa derivano e la possibilità che la mente sottostia a possibilità di rappresentazione diverse per certi esseri piuttosto che altri. Questo perché è possibile sia che la mente umana non sia l’unico tipo di mente possibile, sia che esistano altre menti con possibilità di rappresentazione diverse.

Due domande importanti

A che cosa serve un esperimento mentale? Che cos’è metafisicamente rilevante?

Un esperimento mentale serve sostanzialmente a mostrare il valore di una tesi e argomentare su questo valore. Ci sono argomentazioni e sperimentazioni mentali conclusive a livello metafisico, in un certo senso indipendenti da ciò che succede tra le cose del mondo, e altre no. Tale valore è identificabile semplicemente disquisendo sul che cos’è e sulla natura di un determinato oggetto, situazione, possibilità problema e così via.

Un problema metafisico è giunto a un termine o si può dire che è stato risolto se il che cos’è di un determinato termine, oggetto mentale, è dato in maniera indiscutibile. Ma come si può ottenere una cosa del genere se come abbiamo visto ogni esperimento mentale è un buon esperimento mentale?

Semplicemente mostrando che le condizioni sotto le quali tale esperimento viene messo in opera, oppure determinate leggi, valgono per un determinato termine, oggetto mentale, situazione e così via e non per un altro, ma solo ed esclusivamente per lui sotto certe condizioni.

Determinate le condizioni del problema metafisico che ci si sta ponendo, determinate saranno le soluzioni raggiungibili attraverso un qualsivoglia tipo di esperimento mentale. Da qui sorgono tutte le argomentazioni e i dibattimenti filosofici. Corrispondentemente alle possibilità metafisiche relative a ogni problema ce ne saranno di risolvibili e irrisolvibili. E un problema metafisico stesso sarà risolvibile o irrisolvibile se qualcosa a lui corrisponde oppure no; in altri termini se possiamo dare corpo ai nostri pensieri oppure no.

Come sostiene Margherita Arcangeli su Aphex nel suo “Esperimenti mentali”:

Negli ultimi vent‘anni il vocabolario filosofico ha consolidato l‘introduzione di una nuova locuzione: “esperimento mentale”. Ma che cosa è un esperimento mentale? L‘anello di Gige platonico (Repubblica 358a-360d), lo spettro invertito di Locke (Locke 1690/1694 II, cap. 32, §15), la “favola” darwiniana sull‘evoluzione dell‘occhio (Darwin 1872), Galileo sulla caduta dei corpi (Galilei 1638), Kant sulla chiralità (Kant 1768/1912), l‘ascensore di Einstein (Einstein e Infeld 1938), il microscopio a raggi γ di Heisenberg (Heisenberg 1930), il cervello nella vasca di Putnam (Putnam 1981), la stanza cinese di Searle (Searle 1980), sono solo alcuni esempi di esperimenti mentali, che rendono però l‘idea di quanto vasta sia la loro produzione, sia in termini contenutistici/argomentativi che storici/spaziotemporali. Ma è possibile fornire una definizione precisa e onnicomprensiva di che cosa siano gli ―esperimenti mentali? Nonostante questa nuova parola che colora il vocabolario filosofico abbia, come vedremo, un ambito e una data di nascita ben precisi, sembrerebbe di no, ed a ragione alcuni filosofi hanno osservato che non sarebbe nemmeno proficuo tentare di farlo (es. Brown 1991b; Snooks 2006). Si rischierebbe, infatti, di allargare talmente le maglie, da rendere il concetto slabbrato e pressoché inutilizzabile.

È vero che cosa sia un esperimento mentale è un problema metafisico importante e che gli esperimenti mentali sembrano ancora poter essere usati ma non ben definiti; o essere considerati lo strumento cardine di ogni tentativo di rispondere alla domanda “Che cosè?”.

Tuttavia quanto scritto resta e resta la speranza che un’etica vi sia e venga implementata per l’uso del prodotto delle nostre menti e dell’uso che di ciò che si fa al di fuori delle nostre menti grazie anche a sperimentazioni metafisiche di carattere filosofico.

Bibliografia

Bishop M. (1999), “Why Thought Experiments Are Not Arguments”, Philosophy of Science, 66, 4, pp. 534-541.

Casati R. et al. (a cura di) (2009), “Esperimenti mentali”, Rivista di Estetica, 42, 3.

Dennett D. (1984), Elbow Room. The Varieties of Free Will Worth, Clarendon Press, Oxford.

Gendler Szabó T. (2000), Thought Experiment: On the Powers and Limits of Imaginary Cases, Garland Press, New York.

Humphreys P. (1993), “Seven Theses on Thought Experiments”, in Earman, J. et al. (a cura di), Philosophical Problems of the Internal and External World. Essays on the Philosophy of Adolf Grünbaum, University of Pittsburgh Press/Universitätsverlag Konstanz, Pittsburgh/Konstanz, pp. 205-227.

Ierodiakonou K. e Roux S. (a cura di) (2011) Thought Experiments in Methodological and Historical Contexts, Brill.

Locke J. (1690/1694), An Essay Concerning Human Understanding, Thomas Dring e Samuel Manship, London.

Mach E. (1983), Die Mechanik in ihrer Entwicklung historisch-kritisch dargestellt, Brockhaus, Leipzig [tr. it. di A. D’Elia, La meccanica nel suo sviluppo storicocritico, Torino, Bollati Boringhieri, 1977].

Miščević N. (1992), “Mental models and thought experiments”, International Studies in the Philosophy of Science, 6, pp. 215-226.

Norton J. (1991), ―Thought Experiments in Einstein‘s Work‖, in Horowitz T. e G. Massey (a cura di), pp 129-148.