Il Conservatorio di Musica di Salerno

Il caso di un’appendice alla Scuola Musicale Napoletana

1. Convergenze storiche nelle istituzioni musicali di Napoli e Salerno

La storia del Conservatorio di Musica «Giuseppe Martucci» di Salerno, fondato nel 1819, si intreccia a più riprese lungo il suo corso con la storia e le istituzioni legate alla tradizione musicale e didattico-musicale napoletana, la cui scuola ha inizio come è ben noto nel XVIII secolo. Tali significativi collegamenti e interrelazioni si articolano su più livelli, da quello puramente simbolico a quello più specificamente legale-burocratico.

Le origini del Conservatorio di Musica di Salerno affondano nella storia dei conservatori, tipicamente italiana e distintiva rispetto alle istituzioni musicali in Europa e nel mondo. Come si sa, essa consiste nella lenta e graduale trasformazione di antiche istituzioni assistenziali in scuole di musica a tutti gli effetti[1]. L’origine stessa del vocabolo conservatorio si riferisce alla tradizione, diffusasi e affermatasi dal XIV secolo in poi, di educare i bambini, i giovani e gli orfani alle arti ed ai mestieri, inclusa l’arte musicale, allo scopo di conservare e dunque tramandare le prassi musicali consolidate[2]. Nel caso specifico salernitano, parliamo dell’Ospizio San Ferdinando, fondato nel 1813[3].

Il legame dell’istituzione salernitana con il suo antenato partenopeo si concretizza nell’influenza, data la vicinanza geografica e la comunanza di tradizioni locali, del secondo sulla prima, sviluppatasi durante tutto il corso del XIX secolo e in generale in oltre un secolo e mezzo di storia comune. Per avere poi tracce di una vera e propria ufficializzazione di tale rapporto simbiotico e simbolico bisognerà in ogni caso attendere la seconda metà del XX secolo, quando nascerà una parentela effettiva a tutti i sensi di legge tra i due enti. Dal 1963 al 1980, infatti, per una durata complessiva di circa 17 anni (dunque un arco di tempo tutto sommato abbastanza circoscritto), l’istituto musicale salernitano sarà sezione staccata del Conservatorio di Napoli[4].

Ma qual è il Conservatorio di Musica di Napoli di cui stiamo parlando? La storia del massimo istituto di formazione musicale partenopeo è lunga e complessa, ancorché molto studiata e famosa[5]. Il percorso storico della scuola napoletana (qui dunque tanto in senso stretto quanto in senso esteso) si snoda attraverso la fondazione e i successivi sviluppi dei quattro conservatori della capitale del Regno, tutti nati nel corso della seconda metà del XVI secolo: il Conservatorio di Santa Maria di Loreto (1537), il Conservatorio della Pietà dei Turchini (1573), il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo (1589), il Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana (1598). Già sul finire del XVII secolo la musica iniziò ad essere introdotta tra le materie che ivi venivano insegnate, con una successiva e graduale presa di coscienza della qualità molto elevata del tipo di formazione impartita e dei risultati che via via si andavano ottenendo[6]. I diversi istituti iniziarono così a poco a poco a trasformarsi in vere e proprie scuole musicali a tutti gli effetti, con un processo lento ma inesorabile che doveva condurre fino ai giorni nostri, parallelamente con i mutamenti dell’ordinamento giuridico che condussero poi tali enti ad assumere una costituzione burocratica di tipo statale (e ad uniformarsi a quello che venne individuato come modello di eccellenza, il Conservatorio di Musica di Milano).

Tale processo di mutazione vide protagonista una politica di accorpamento costituita da pochi ma salienti ed essenziali momenti: soppressione del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo (1794), fusione del Conservatorio di Santa Maria di Loreto con il Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana (1797), fusione del nuovo Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Capuana con il Conservatorio della Pietà dei Turchini (1805), trasformazione dell’istituzione in Reale Collegio di Musica e poi Conservatorio di Musica (1807 e 1826)[7].

2. Una scuola di musica per la città di Salerno (1819-1953)

Il decreto n. 1438 del 1o gennaio 1819 sancisce la nascita della Scuola di Musica San Ferdinando[8] all’interno dell’omonima istituzione socio-assistenziale fondata sei anni prima e indirizzata alla cura degli indigenti e dei mendicanti di entrambi i sessi per disposizione di Gioacchino Murat (e così denominata a partire dal 1816 in onore di Ferdinando I delle Due Sicilie, 1751-1825). Il provvedimento regolamentava, tra le altre disposizioni in materia scolastica, il funzionamento legale degli istituti di formazione, l’amministrazione degli stessi e la gestione del personale docente.
Il 1818 è invece l’anno in cui viene sancita l’apertura della struttura agli orfani di età compresa tra i 7 e i 18 anni. Successivamente, allo scoccare della metà del secolo, si stabilisce di dedicare l’intero istituto solo all’accoglienza e alla cura di orfani e bambini in difficoltà. Negli stessi anni, con l’ascesa di Umberto I di Savoia (1844-1900), l’istituto scolastico-assistenziale muta denominazione in “Umberto I”.

Avveniva intanto, gradualmente e a piccoli passi, il processo di conversione della struttura, di cui si è parlato in precedenza in quanto dinamica di ampio respiro nazionale riguardante gli orfanatrofi di tutta la penisola. Presso l’istituto, ormai da tutti conosciuto come Orfanatrofio Umberto I, vennero istituiti corsi professionalizzanti di vario genere, allo scopo di preparare i giovanissimi membri del complesso all’inserimento nel mondo del lavoro e all’inizio di una vita adulta autonoma al di fuori delle mura sicure ed accoglienti dell’orfanatrofio. Tali corsi riguardavano arti e mestieri quali sartoria, calzoleria, falegnameria e, ovviamente, musica[9].

Con un nuovo decreto del Ministero degli Affari Interni, quello del 7 aprile 1819, padre Gabriele da Forio d’Ischia fu nominato insegnante nonché primo direttore della Scuola di musica, che come si accennava vide in quell’anno la sua nascita ufficiale. Nel corso del XIX secolo si successero poi alla direzione dell’istituto i maestri Ansalone, Pipitone e Caravaglios. In seguito, nel giugno del 1869, a Caravaglios succedette Temistocle Marzano, allievo di Saverio Mercadante (1795-1870), a riprova del legame che unisce l’istituzione partenopea con la scuola musicale salernitana. Il compositore era stato allievo dell’istituzione musicale napoletana, e, dopo molteplici esperienze in altre zone d’Italia e diversi paesi europei, era ritornato a Napoli a ricoprire la carica di direttore, ruolo che mantenne per ben trent’anni, dal 1840 al 1870, sino alla sua morte[10].

Tale filiazione diretta esemplifica sia in maniera simbolica – visto il parallelismo burocratico nella direzione dei conservatori – sia in maniera effettiva, diretta e concreta – visto il legame didattico-musicale tra Mercadante e Marzano – la connessione tra l’istituto napoletano e la scuola salernitana, e la evidente influenza del primo sulla seconda.
Marzano, similmente al suo maestro, resse l’incarico di direttore dell’Umberto I per circa un trentennio, sino al 27 aprile 1896, dopo ben 27 anni di insegnamento e direzione in contemporanea.

Il Conservatorio di Musica di Salerno
Il Conservatorio di Musica di Salerno

Il nuovo secolo giunse, portando con sé tutti gli sconvolgimenti della guerra. Durante il primo conflitto mondiale, infatti, la scuola visse un periodo di crisi, in quanto rimasero nell’edificio soltanto un istitutore, due maestri e alcuni allievi. La soppressione venne però fortunatamente evitata data la presenza di persone non idonee alle armi per problemi di salute, che restarono dunque in pianta stabile all’Umberto I[11].

Nel 1934 arrivò alla scuola il maestro Luigi Marino, che nei decenni successivi lavorò alacremente alla ricrescita e rinascita dell’istituzione pedagogica, contribuendo alla formazione della banda musicale che iniziò a tenere concerti settimanali. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953, venne nominato il primo direttore vincitore di procedura concorsuale ufficiale, Domenico D’Ascoli.

3. La trasformazione in Liceo musicale (1953-1963)

Durante il periodo della direzione di D’Ascoli ci fu per la vecchia scuola musicale salernitana il primo importante segnale di crescita a livello giuridico, il riconoscimento dell’istituto come Liceo musicale pareggiato. Come racconta Alfonso Menna (1890-1998)[12], personalità di spicco del mondo culturale meridionale nonché sindaco di Salerno per circa tre lustri, intorno alla metà del secolo scorso la scuola contava più di centotrenta alunni e in tutto e per tutto, a livello organizzativo ed amministrativo, era conforme alle altre istituzioni musicali italiane.

Il 17 dicembre 1953, con un Decreto del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, arrivò l’ufficialità dell’avvenuto pareggiamento. Le cattedre musicali attivate furono quelle corrispondenti ai seguenti strumenti musicali: violino, violoncello, contrabbasso, oboe, tromba, trombone, flauto, clarinetto, corno.

Con il cambio di status giuridico avvenne nuovamente anche la modifica della denominazione dell’istituto: il nuovo Liceo musicale pareggiato venne così intitolato al compositore, pianista e direttore d’orchestra napoletano Giuseppe Martucci – a cui è intitolato a tutt’oggi – a riprova di un forte legame simbolico e non con la tradizione musicale partenopea, corroboratosi nel tempo.

4. La scuola salernitana come sezione staccata del conservatorio partenopeo (1963-1980)

Nei successivi decenni i cambiamenti non si fermarono. I docenti dell’istituto richiedevano insistentemente una equiparazione allo status di Conservatorio, ma tale richiesta era amministrativamente impossibile da soddisfare. Come soluzione alternativa, si pensò allora di trasformare il liceo pareggiato in sezione staccata del Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli. La nuova configurazione giuridica venne ratificata il 27 marzo 1963, sotto l’egida dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Cui. Nel giro di pochi mesi, vennero stabiliti i dettagli organizzativi dell’annessione dell’istituto salernitano alla struttura napoletana: il 16 dicembre 1963 venne infine stipulata una convenzione tra le due istituzioni, riportante tutti i particolari amministrativi. Una nuova epoca stava avendo inizio: sebbene non come istituto autonomo ma come sezione staccata di un altro conservatorio, la scuola di Salerno godeva finalmente del meritato riconoscimento di cui da tempo si avvertiva l’esigenza.

Ma le cose purtroppo andarono tutt’altro che bene, e si era ancora lontani da una soluzione definitiva. Il Conservatorio partenopeo non adempì a quanto deciso nella convenzione, e tale mancanza verso il rispetto dei patti e dell’impegno stabilito determinò drasticamente l’esigenza di una autonomizzazione definitiva[13].

Scrive Alfonso Menna nel volume dedicato alla storia dell’Umberto I/Martucci:

«Ai patti stabiliti, l’Amministrazione dell’Umberto I ha dato sempre premurosa esecuzione: il più delle volte è andata oltre i limiti; non altrettanto risulta sia stato fatto dal Conservatorio San Pietro a Majella. La scuola a poco a poco decade. I vincoli disciplinari si allentano, gli insegnanti, quasi tutti di altre sedi, spesso si assentano o lesinano sull’orario, si accentua in alcuni di essi una condizione di indifferenza verso gli alunni, si sviluppa nell’ambiente la corsa alle lezioni private. I pochi abilitati non portano più quella spiccata preparazione di una volta. Le più indispensabili attrezzature didattiche scarseggiano e, a tale titolo, frequenti sono le agitazioni degli alunni. La sezione di Salerno è considerata la parte povera: ogni umiliazione può essere consentita, tutto è livellato! Il patrimonio culturale della scuola, che tanti sacrifici era costato, si attenua gradatamente. Unica preoccupazione dei dirigenti è di dare la formale dimostrazione di aver fatto il proprio dovere. Ma questo, limitato alla sterile forma, non poteva non portare al preoccupante decadimento. Le iscrizioni diminuiscono, i favorevoli risultati finali si fanno attendere: gli alunni, i più bravi, spesso abbandonano la classe durante l’anno per trasferirsi altrove o prepararsi privatamente: un senso di sfiducia avvolge la funzione della scuola. Non mancano le ispezioni, ma tutto rimane come prima, se non peggio di prima».[14]

5. Il Conservatorio di Salerno come ente autonomo e indipendente (1980- )

Il primo concreto tentativo per ottenere l’autonomia fu realizzato nel 1975 proprio da Alfonso Menna, nel frattempo diventato amministratore della scuola, ma non andò a buon fine. Successivamente furono tentate altre strade ed effettuati altri tentativi di scissione, ma sempre con esito negativo.

La situazione si sbloccò quando il salernitano Salvatore Valitutti diventò Ministro della Pubblica Istruzione[15]. Egli, a conoscenza della vicenda e pressato dalle personalità politiche salernitane, riuscì finalmente a concretizzare il 14 marzo 1980 la separazione della scuola musicale salernitana dal San Pietro a Majella e dunque la sua ufficializzazione a tutti i sensi di legge come Conservatorio autonomo.

Valitutti ne diede notizia a Menna con un telegramma contenente il seguente testo:

«Sono lieto comunicare che, con Decreto del Presidente della Repubblica, in data 14 marzo 1980, su mia proposta, è stata disposta autonomia Conservatorio musica Salerno. Stop. Molti cordiali saluti»[16]

Terminava così in via definitiva tra l’istituto di Salerno e la scuola di Napoli una connessione storica, didattica, musicale, amministrativa, giuridico-legale, insomma plurisemantica e multisfaccettata, sia simbolica sia effettiva, che, attraverso diverse fasi storiche e alterne vicende, era durata circa due secoli.

Lorenzo De Donato
Cattedra di Estetica
Università degli Studi di Milano

Note

[1] Cfr. M. Carrozzo e C. Cimagalli, Storia della musica occidentale, 3 voll., Armando, Roma 2001.

[2] Cfr. A. Della Corte e G. M. Gatti, Dizionario di musica, Paravia, Torino, 1956.

[3] Cfr. I. Gallo e L. Troisi, Salerno. Profilo storico-cronologico, Palladio, Salerno, 1998.

[4] Cfr. http://www.consalerno.it/conservatorio/storia, Nota storico-critica a cura della Biblioteca del Conservatorio di Salerno, Sito Web del Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci di Salerno, url consultato in data 15 febbraio 2017.

[5] Cfr. F. Florimo, La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatorii, Morano, Napoli 1882; S. Di Giacomo, I quattro antichi Conservatorii di musica di Napoli. Il Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana e quello di S. M. della Pietà dei Turchini, Sandron, Palermo 1924; S. Di Giacomo, I quattro antichi Conservatorii di musica di Napoli. Il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo e quello di S. M. di Loreto, Sandron, Palermo 1928; R. Cafiero, “La formazione del musicista nel XVIII secolo: il ‘modello’ dei Conservatori napoletani”, in “Composizione e improvvisazione nella scuola napoletana del Settecento”, a cura di G. Stella, Rivista di analisi e teoria musicale, XV, 1, 2010, pp. 5-25.

[6] Cfr. AA. VV., Il Conservatorio di San Pietro a Majella, Electa, Napoli, 2008.

[7] Cfr. anche http://www.sanpietroamajella.it/archivio-storico/nota-storico-istituzionale, Concetta Damiani, Nota Storico-Istituzionale, Sito Web del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli, url consultato in data 15 febbraio 2017.

[8] Cfr. U. Lo Bosco, Racconto storico di Salerno, Palladio, Salerno 1996.

[9] Cfr. A. Menna, Una istituzione allo specchio, Boccia, Salerno 1982.

[10] Cfr. AA. VV., Il Conservatorio di San Pietro a Majella, cit.

[11] Cfr. G. Guadalupi, R. Ruotolo, L. Pizza, Salerno, FMR, Parma 2001.

[12] Cfr. A. Menna, Una istituzione allo specchio, cit.

[13] Cfr. AA. VV., Il Conservatorio di San Pietro a Majella, cit.

[14] Cfr. A. Menna, Una istituzione allo specchio, cit.

[15] Cfr. I. Gallo, L. Troisi, Salerno. Profilo storico-cronologico, cit.

[16] Cfr. A. Menna, Una istituzione allo specchio, cit.

Bibliografia

AA. VV., Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, 13 voll., UTET, Torino 1983.

AA. VV., Enciclopedia Garzanti della Musica e dello Spettacolo, Garzanti, Milano 1973.

AA. VV., Il Conservatorio di San Pietro a Majella, Electa, Napoli 2008.

AA. VV., Musica, storia, sapere. Per una didattica delle arti attraverso i secoli, a cura di F. Artiano e I. Battista, Dipartimento di Didattica della Musica del Conservatorio di Musica Gesualdo da Venosa, Potenza 2003.

R. Cafiero, “La formazione del musicista nel XVIII secolo: il ‘modello’ dei Conservatori napoletani”, in “Composizione e improvvisazione nella scuola napoletana del Settecento”, a c. di G. Stella, Rivista di analisi e teoria musicale, XV, 1, 2010, pp. 5-25.

L. Carella, Salerno: storia e leggenda, Casari-Testaferrata, Salerno 1973.

M. Carrozzo e C. Cimagalli, Storia della musica occidentale, 3 voll., Armando, Roma 2001.

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A. Della Corte e G. M. Gatti, Dizionario di musica, Paravia, Torino 1956.

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S. Di Giacomo, I quattro antichi Conservatorii di musica di Napoli. Il Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana e quello di S. M. della Pietà dei Turchini, Sandron, Palermo 1924.

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P. Peduto e M. Perone, Storia illustrata di Salerno, Pacini, Pisa 2007.

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