Io sto con la sposa

Un finto corteo nuziale attraversa le frontiere

Un matrimonio, un viaggio, un documentario, un gruppo di migranti e l’idea coesa di una schiera di intellettuali contemporanei che consente di superare numerosi confini. Il matrimonio come libertà: perché nessuno alla frontiera si sogna di fermarne uno il giorno delle nozze.

Mi sono imbattuta in questa storia anni fa, quando una giornalista, Sara Signori, mi ha chiesto di partecipare a un’inchiesta filmando una video-intervista con lei su di un racconto davvero singolare. Appuntamento a Macao, centro artistico occupato a Milano. Di lì a qualche ora sarebbe arrivato un raduno di sole donne in bianco: l’invito era per tutte di venire vestite da sposa; lo scopo, radunare i fondi per le tappe del viaggio di un gruppo di migranti e di una troupe video. Sara lavorava a un progetto dedicato a quelle che aveva chiamato «interferenze culturali», e solo due giorni dopo Rai News avrebbe intervistato in diretta Gabriele Del Grande sulle origini di questa storia.

L’idea, straordinaria e reale, era quella di un racconto per immagini e un film documentario. Un gesto politico, coraggioso e solidale tale da superare i confini del pensiero per trasformarsi in un’azione intellettuale di pura coscienza civica e solidarietà civile. Una posizione editoriale e giornalistica che non solo narra, ma mette in atto una scelta che si espone al rischio di essere vissuta.

Un’avventura cominciata per caso nel 2013, in un bar nei pressi della stazione di Milano Centrale. Tre amici – Gabriele Del Grande, Khaled Soliman al Nassiry e Tareq Al Jabr – incontrano un ragazzo palestinese, Abdallah Sallam, che chiede loro un’informazione. Abdallah, che cerca invano un treno per la Svezia, si ferma con loro per un caffè e inizia così a raccontare la sua storia. I tre amici, che di mestiere scrivono, pubblicano e traducono articoli e libri, scoprono che il loro giovane incontro è uno dei superstiti del naufragio di Lampedusa dell’11 ottobre di quell’anno. Abdallah ha già superato numerose frontiere e solo due settimane prima ha visto annegare in mare 250 passeggeri in viaggio come lui. La Svezia è ancora molto lontana. Di lì a poco, i tre amici decidono di raccontare l’accaduto a un loro collega regista, Antonio Angugliaro; quello che ne scaturisce è l’idea di inscenare e riprendere il viaggio di un finto corteo nuziale fino alla Svezia.

Inizia così la ricerca della consorte della storia: dopo la ritirata della prima ragazza e la dipartita della seconda, Tasnim Fared accetta l’invito per diventare la sposa travestita del corteo. Ogni festa di matrimonio che si rispetti ha però i suoi partecipanti, e così nelle ore successive vengono spedite le email di invito ad amici e potenziali interessati con oggetto top secret. Alle singolari missive rispondono positivamente otto invitati. Seguirà la convocazione dei cinque operatori della troupe.

In questo modo inizia un viaggio e un film raccontato nelle immagini di scena scattate da Marco Garofalo, fotografo della troupe. Soggetto e sceneggiatura vengo scritti da Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry per riprendere con sincerità tappe, scene e situazioni dalla partenza all’arrivo. Il corteo nuziale parte dalla stazione Centrale di Milano il 14 novembre 2013. Come raccontano gli autori del progetto, «sono tutti vestiti eleganti come se stessero davvero andando a un matrimonio. Ragazzi e ragazze delle due rive del Mediterraneo, pronti a rischiare tutto, insieme, per dimostrare che questo può essere ancora il mare che ci unisce».

Alle domande: chi mai si fermerebbe alla frontiera a chiedere il passaporto a una sposa in abito nuziale? Chi respingerebbe un corteo il giorno delle nozze? La risposta è una sola: nessuno. Ed è così che la sposa arriva, il matrimonio e il suo corteo riescono a viaggiare fino alla meta prevista e capita che un documentario e il suo racconto ci ricordino che le regole sono fatte anche per essere opinate, tramite coloro che hanno l’intelligenza di abitare un’idea con coraggio e solidarietà.


Di seguito l’intervista ad Antonio Angugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry a cura di Sara Signori, che avuto luogo al Centro culturale Macao di Milano il 6 giugno 2014, rimasta finora inedita.

La storia di questo viaggio da voi raccontato inizia per caso alla stazione dei treni con l’incontro con una storia?

Sì, eravamo alla Stazione Centrale di Milano e per caso un ragazzo si avvicina e ci chiede informazioni per un treno con destinazione Svezia. Noi sorridiamo, gli spieghiamo che non esistono treni per la Svezia e gli offriamo un caffè. In questo modo conosciamo Abdallah Sallam e la sua tragica storia legata al naufragio.

A proposito della sposa, il modo in cui avete scelto la ragazza che poi avrebbe interpretato la sposa è una storia nella storia. Sappiamo che avete chiesto a più persone che poi sono scappate: volete raccontarci di più?

Questo faceva parte del gioco ed è anche stato il motivo per cui abbiamo fatto tutto in due settimane. La priorità delle persone che volevano viaggiare con noi era di andare e arrivare in Svezia, pertanto nessuno aveva voglia di aspettare l’organizzazione della troupe o di un film. Possiamo dire che nel nostro caso ci sono state alcune spose mancate: la prima veniva da un viaggio travagliato e non ha accettato, poi in un centro di accoglienza abbiamo trovato una ragazza e una madre che erano disposte a venire, ma qualche giorno dopo sono scappate con un contrabbandiere. Alla fine ci è venuta in mente Tasnim, che fino a un mese prima era in Siria ma in quel momento si trovava in Italia per la proiezione di un documentario per il Milano Film Festival. Le abbiamo parlato dell’idea e il giorno stesso ha accettato.

Hanno detto di voi che avete beffato l’Europa. Questo perché avete oltrepassato almeno cinque frontiere senza farvi fermare da nessuno?

Sì, l’Europa oggi non ha delle frontiere come prima del Trattatto di Schengen, ma nonostante fisicamente non ci siano più, i posti di blocco e il controllo delle forze dell’ordine in appostamenti temporanei sono nuovamente in auge lungo le strade di transito. Potremmo dire che non esistono le frontiere per gli europei, ma esistono per tutte le persone che non hanno nazionalità europea. Questa condizione produce il paradosso che ci porta a rilevare l’azione della Svezia che apre le proprie frontiere ai migranti siriani (come in questo caso) senza che nel frattempo qualcuno spieghi come i cittadini siriani possano arrivarci concretamente se non attraverso l’Europa.

Su cosa si basa questo film?

Su due cardini: la presenza della sposa e quella della telecamera. Possiamo dire che siamo stati fortunati. Nell’ultima tappa del nostro viaggio, arrivati in Svezia, un poliziotto ha fatto le congratulazioni alla sposa; in quel momento abbiamo preso consapevolezza di un fatto singolare: il nostro esperimento ci stava conducendo verso un cambio d’estetica del migrante. La sposa, gli abiti dei viaggiatori, l’atmosfera felice hanno prodotto una percezione distante dall’immaginario legato ai migranti e alla disperazione che vi si associa. Grazie alla scelta del contesto e dell’atmosfera siamo diventati viaggiatori verso una meta in un’Europa senza frontiere.

Durante il viaggio è filato tutto liscio, adesso però rischiate una denuncia.

Il film che abbiamo realizzato è la prova di un illecito, poiché con esso abbiamo di fatto favorito l’immigrazione clandestina, cosa che ci espone al rischio potenziale di quindici anni di carcere oltre a 15.000 euro di multa per ogni migrante che abbiamo portato in viaggio. Con il nostro documentario contestiamo però la legge che impedisce a un richiedente asilo di fuggire fisicamente e concretamente da un territorio di guerra per mettersi in salvo. Crediamo ingiusto che una persona non abbia diritto di viaggio e riteniamo la nostra azione costituisca sia un documento che un gesto politico a favore del diritto alla vita e alla sopravvivenza di ogni individuo.

Dopo la sua ideazione nel 2013, il finto corteo nuziale di Io sto con la sposa, grazie alla campagna di crowdfunding #iostoconlasposa, diventa un trend in rete: 13.000 iscritti sulla pagina Facebook, 30.000 visualizzazioni del trailer e più di cento servizi sul film realizzati da giornali, radio, tv e siti Internet in ben 10 lingue: inglese, arabo, italiano, francese, cinese, tedesco, spagnolo, turco, svedese e finlandese. Nel 2014 Io sto con la sposa viene presentato nella sezione “Orizzonti – Fuori concorso” alla 71a Mostra del Cinema di Venezia, aggiudicandosi tre dei premi collaterali che annualmente vengono assegnati durante il festival: il Premio FEDIC, il premio HRNs – Human Rights Nights Award per il Cinema dei Diritti Umani e il Premio di critica sociale Sorriso diverso Venezia 2014.

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