Viandanti climatici al collasso

Dalle diramazioni dell’Homo migrans ai “migranti ambientali”

climatici

Il “fiume della vita” scorre incessantemente sulla Terra, e noi con esso. Charles Darwin, già nell’Ottocento, descrive l’importanza dei fenomeni migratori come fattore evolutivo nel XII capitolo dell’Origine delle Specie: «Il fiume della vita durante un periodo è fluito da nord e durante un altro periodo da sud, per raggiungere in entrambi i casi l’equatore; […] Come la marea lascia strati di detriti che raggiungono altezze maggiori sulle coste dove la marea è più alta, così la corrente della vita ha lasciato il suo deposito vivente sulle cime dei nostri monti».

I detriti lasciati dall’evoluzione delle specie oggi non solo dimostrano che le migrazioni sono – grazie al processo evolutivo della speciazione – uno dei principali motori di diversificazione delle specie, ma che esse hanno interessato in particolare la nostra storia evolutiva e la nostra nascita come genere Homo.

Noi, “Homo migrans”, spinti principalmente da cambiamenti ambientali e climatici, migriamo da più di due milioni di anni.

Grazie alle ultime scoperte paleoantropologiche possiamo in parte rintracciare questi spostamenti: a partire da 1,8 milioni di anni fa e a causa delle prime grandi oscillazioni glaciali, caratterizzate da un’alternanza ciclica di 100.000 anni circa tra fasi glaciali fredde e fasi interglaciali miti, il continente africano sembrerebbe essere stato come una pompa che spingeva a sé e lontano da sé le popolazioni ominidi. ì

La prima Out of Africa portò il nostro antenato H. ergaster fino in Georgia, passando probabilmente dal corridoio del Levante, nelle valli del Giordano.

La seconda diaspora, avvenuta 800.000 anni fa, dall’Africa spinse H. heildelberghensis ad emigrare in Europa e in Asia dove, speciandosi, portò rispettivamente alla nascita di H. neanderthalensis e (probabilmente) a quella di H. denisova. A partire da 130.000 anni fa una terza Out of Africa, più rapida, caratterizzata da più ondate a volte fallimentari e innescata sempre da cambiamenti climatici, vide invece protagonista H. sapiens specie nata circa 2-300.000 anni fa da un gruppo di H. heildelberghensis africano – che passando attraverso lo stretto di Bab el-Mandab (Gibuti), seguendo poi le coste della penisola arabica oppure seguendo le coste del Mar Rosso e il corridoio del Nilo, arrivò fino al Mediterraneo e poi verso il Levante attraversando la penisola del Sinai: da lì colonizzò presto sia Europa che Asia.

alluvione

Dobbiamo pensare che i primi H. sapiens migrati incontrarono i discendenti di chi era migrato precedentemente: la nostra specie incontrò e si ibridò con H. neanderthalensis, con H. denisova e incontrò anche H. erectus, discendente dalla prima ondata di H. ergaster in Asia.

«Le migrazioni umane produssero un’evoluzione umana plurale unica fino a tempi molto recenti». Questa pluralità però fu spenta da un’ultima diaspora, avvenuta 40-50.000 anni fa e partita di nuovo dall’Africa da piccolo gruppo di H. sapiens «cognitivamente moderno».

Questo nuovo gruppo “invase” presto tutto il mondo, adattandosi incredibilmente a qualsiasi tipo di ambiente grazie alla sua plasticità cognitiva e comportamentale.

Questi H. sapiens 2.0, da cui discendiamo, erano dotati probabilmente di una adattabilità e pervasività ambientale così forte da portare presto indirettamente all’estinzione di tutte le altre specie umane. La trasgressività ecologica e questa necessità di muoversi ed esplorare ci hanno portato addirittura – già 45.000 anni fa – fino in Siberia, in uno dei luoghi più difficili e ostili del pianeta.

Perché ci siamo spinti così lontano? Per necessità o per scelta, abbiamo presto colonizzato l’intero pianeta e siamo diventanti la prima specie planetaria.

Questa insita libertà di spostarsi, di esplorare, di adattarsi a nuovi ambienti grazie alla nostra plasticità comportamentale e alla nostra capacità di modificare ambienti, tanto da crearci nicchie “nuove” attraverso cui agiscono diverse pressioni selettive, è ciò che ci ha caratterizzato e che continua a caratterizzarci come specie.

Siamo costitutivamente dei costruttori e degli esploratori, dei viandanti, siamo da sempre Homo migrans. Come ci insegna Telmo Pievani,la nostra storia evolutiva può insegnare qualcosa anche sui fenomeni migratori di oggi: «Immergendo il fenomeno migratorio nel tempo profondo dell’evoluzione, capiamo quanto sia insensato interpretare i flussi migratori contemporanei come se fossero un evento eccezionale, una contingenza del momento, un’emergenza, o addirittura un’invasione. La nostra storia naturale suggerisce il contrario: il fenomeno migratorio umano è strutturale e costitutivo della nostra identità di specie». Dobbiamo sempre però ricordarci che in questa storia di migrazioni l’«instabilità ecologica e climatica è stata il suo parametro costante. La plasticità cognitiva, la flessibilità comportamentale e l’adattabilità umane sono state temprate dai processi migratori».

siccità

L’insegnamento del tempo profondo può però raccontarci anche molto su ciò che ci aspetta in futuro: per la prima volta nella nostra storia evolutiva le nostre capacità ci si stanno rivoltando contro.

Davanti al problema dell’Antropocene e del cambiamento climatico antropico quello stesso processo che ci ha permesso di sopravvivere e prosperare, il nostro essere costitutivamente “costruttori di nicchia”, ci sta portando al collasso.

Oggi siamo in grado di modificare l’ambiente su scala globale tanto da subire noi stessi gli effetti di questi tragici cambiamenti: bruciamo foreste, deviamo il corso dei fiumi, emettiamo sostanze climalteranti, contribuiamo alla de-faunizzazione, riduciamo la biodiversità e abbiamo impresso alla biosfera dei cambiamenti così profondi da prospettare futuri disastrosi.

Siamo sapiens non così sapiens, l’unica specie vivente che mina da sé la sua sopravvivenza. Davanti a grandi crisi ambientali e scenari catastrofici – a cui in parte stiamo già assistendo – noi esseri umani non possiamo che reagire come abbiamo sempre fatto: migrando. Una delle principali sfide e preoccupazioni degli anni a venire riguarda infatti il fenomeno dei “migranti ambientali”.

Il dibattito è aperto e molto combattuto: le migrazioni contemporanee sono fenomeni complessi in cui concorrono una serie di cause sociali e politiche, non possono essere ridotte alla sola questione climatica e ambientale. Come sottolinea il report del 2021 di Legambiente però gli effetti del cambiamento climatico e dei disastri ambientali saranno fattori sempre più incidenti sul fenomeno migratorio: si stima che entro il 2050 le persone costrette a migrare a causa dell’impatto ambientale varieranno da 25 milioni a un miliardo, colpendo in particolare le zone dell’Africa sub-sahariana, del Sud Asia e dell’America Latina.

Il rapporto della Banca Mondiale mostra possibili tre scenari della migrazione climatica e ambientale nel 2050: nel primo scenario, il più plausibile in quanto prende in considerazione i movimenti migratori nel caso in cui non vengano attuate misure significative di riduzione del gas serra, prevede che il totale delle persone costrette a migrare nelle tre macro-aree geografiche ammonterà a circa 143 milioni (86 milioni in Africa Sub Sahariana, 40 milioni nel Sud Asia e 17 milioni in America latina); il secondo, leggermente meno tragico e che implica l’adozione di una serie di riforme minime di tutela ambientale, prevede un’ondata migratoria da 65 a 105 milioni di persone; il terzo scenario, il più ottimista, prende in considerazione l’attuazione di misure importanti contro il surriscaldamento globale tanto da non superare la famosa soglia dei +2°C entro il 2050 e prospetta un’ondata migratoria che va dai 31 e ai 72 milioni di persone.

Più drammatico e allarmante è infine lo studio condotto dall’Università di Oxford che riporta circa 200 milioni di persone costrette migrare forzosamente nel 2050 a causa delle catastrofi ambientali che colpiranno il nostro pianeta. Stime tragiche e che ci coinvolgeranno negli anni futuri.

I cambiamenti climatici e ambientali ci saranno, non saranno uguali per tutti ma coinvolgeranno tutti: saremo presto al collasso a causa dell’innalzamento delle temperature e dalle crisi ambientali portate dalle nostre azioni.

di Chiara Pertile

Il 31 gennaio presenteremo il numero cartaceo presso la Corte dei Miracoli, in via Mortara 4, Milano. Vieni a trovarci!

Autore