La voluttà del nulla

Machado de Assis e il nichilismo

I romanzi e i racconti di Joaquim Maria Machado de Assis sono in una posizione di confine tra la letteratura e la filosofia. In questo articolo prenderò in esame le principali suggestioni dello scrittore e poeta brasiliano sul problema filosofico del nichilismo. L’espressione «voluttà del nulla» è una metafora formulata dal personaggio di Pandora, nel settimo capitolo del romanzo del 1881 Memorie postume di Bras Cubas, per deridere il vuoto vitale ed esistenziale della voce narrante del romanzo, che appartiene a un defunto. Pandora è Madre Natura, «madre e nemica». Bras Cubas è un uomo morto, uno scrittore, per il quale la tomba diventa una seconda culla dalla quale tornare a nuova vita. Egli infatti muore e dopo la sua morte scrive le sue memorie. Ciò che segue è una parte del delirante dialogo tra Bras Cubas e Pandora.

«Tu sei la natura? La natura che conosco è solo una madre, e non un nemico. Essa non rende la vita un tormento, né possiede, come te, un viso gelido e indifferente come una tomba. Perché, Pandora?»
«Perché io porto nella mia borsa il bene e il male, ed anche la cosa più importante di tutte, la speranza, che è la consolazione dell’umanità. Stai tremando?»
«Sì, il tuo sguardo mi incanta e mi strega».
«Lo credo bene. Io sono non solo la vita, ma anche la morte, e tu sei in procinto di restituirmi ciò che ti ho prestato. Ecco, grand’uomo dissoluto, la voluttà del nulla ti aspetta».
Quando quella parola, “nulla”, echeggiò come un tuono in quella valle enorme, sembrò come l’ultimo suono che avrei mai potuto udire. Mi sembrò di sentire improvvisamente la mia stessa decomposizione. Poi l’affrontai con occhi imploranti e chiesi qualche anno di tempo in più.
«Tu! Chiedi qualche piccolo e misero minuto in più!» esclamò. «A quale scopo desideri qualche istante di vita in più? Per continuare a divorare la vita ed essere poi divorato dalla morte? Non ne hai avuto abbastanza, di spettacoli e di lotte? Hai già avuto più che abbastanza di ciò che potevi sperare, ed è stato tutto il meno doloroso possibile: l’alba del giorno, la malinconia del pomeriggio, il silenzio della notte, le sfaccettature della terra, e infine il sonno, che, quando tutto è detto e tutto è fatto, è il più grande beneficio che le mie mani possano dare. Cosa vuoi di più, sublime idiota?»
«Vivere, soltanto vivere, questo è tutto ciò che ti chiedo. Chi ha messo questo amore per la vita nel mio cuore, se non tu? E siccome io amo la vita, perché devi fare del male uccidendomi?»
«Perché non ho più bisogno di te. Non importa il minuto trascorso, importa solo il minuto che sta arrivando. Il minuto che arriverà è potente, è allegro, pensa di portare in sé l’eternità e invece porta la morte, e poi passa, proprio come il precedente, ma il tempo va sempre avanti inesorabilmente».

Il passo del romanzo qui riportato è in grado di offrire una prospettiva specifica per discutere il problema del nichilismo. In primo luogo, per capire ciò che il passo citato chiarifica, dovremmo chiederci che cosa è davvero il nichilismo. Questo termine è solitamente utilizzato con intento polemico per indicare le dottrine che predicano un credo di negazione totalizzante, il rifiuto radicale di qualsivoglia valore, significato, essenza. Secondo il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, nonostante il nichilismo sia una condizione normale per la modernità, esso rappresenta comunque uno stato patologico, un istinto di auto-distruzione, una volontà del nulla, un sentimento in base al quale i valori più alti sono svalutati e non esiste più alcun significato assoluto. Quando il nulla prevale, il nichilismo emergente favorisce e accelera il processo di distruzione dei valori esistenti, generando incertezza, risentimento, regressione, declino, disorientamento e incapacità di andare avanti e creare nuovi valori. Il nichilismo, come dominante culturale del XIX secolo, è stato individuato come sottile filo conduttore nelle opere di alcuni dei maggiori scrittori del periodo, tra cui Ivan Turgenev e Fedor Dostoevskij, ed anche in Machado de Assis, lo scrittore brasiliano ottocentesco nel cui lavoro i meccanismi del nichilismo sono sviluppati con maggiore consistenza. Machado de Assis aveva una consapevolezza acuta della natura complessa e sfaccettata del nichilismo ottocentesco, come può attestare una sua nota contenuta nella serie “The Week”, pubblicata sul quotidiano Gazeta de Notícias il 26 giugno 1892:

«Il nichilismo ha il vantaggio di uccidere più rapidamente. Ed è misterioso, drammatico, epico, lirico, possiede in sé tutte le forme di poesia. Un uomo sta cenando tranquillo, scherzando e chiacchierando con una donna, racconta una battuta alla signora, e quando i due brindano… esplode una bomba di dinamite. Addio uomo tranquillo, addio scherzo, addio signora!»

Studiosi, scrittori e giornalisti brasiliani hanno iniziato a scrivere del nichilismo dopo l’assassinio dello zar russo nel marzo del 1881. Alessandro II, il sovrano della Russia, venne ucciso nelle strade di San Pietroburgo da una bomba lanciata da un membro del gruppo rivoluzionario “Volontà del Popolo”. Dopo questo evento, il termine “nichilismo” venne utilizzato come sinonimo di terrorismo e anarchismo. Machado de Assis, come giornalista, era però ironico nelle sue cronache su questo argomento. Il nichilismo, come lo intende Nietzsche, è infatti in parte negativo e distruttivo, in parte ironico e ri-costruente. Machado usava l’umorismo come tecnica di scrittura e come strategia, per la sua vitalità e il suo potere corrosivo. L’effetto umoristico spesso indica il fallimento delle norme sociali, provocando la riflessione negli individui. Pertanto, sempre attento allo sviluppo del nichilismo nel corso del XIX secolo, egli ha affrontato il problema con un tono critico e comico, in contrasto con la serietà e la compostezza della tradizione filosofica. Lo scrittore, infatti, conclude ad esempio il romanzo Memorie postume di Bras Cubas con un capitolo in cui il protagonista, l’uomo morto diventato scrittore, dice le sue ultime parole mentre contemporaneamente avverte che ogni cosa è senza significato, sente profondamente che tutto è senza senso.

«Quest’ultimo capitolo è tutto incentrato sulle negatività della vita. Non ho raggiunto la reputazione di impiastro, ma non sono stato un ministro, non sono stato un califfo, e non mi sono sposato né ho mai capito qualcosa del matrimonio. La verità è che, al di là di queste mancanze, ho avuto la fortuna di non dovermi guadagnare il pane con il sudore della mia fronte. Inoltre, non ho sofferto la morte di Dona Placida o la demenza di Quincas Borba. Mettendo entrambe le cose insieme, chiunque probabilmente penserà che nella mia vita non ci sono state né grandi mancanze né grandi eccessi e, di conseguenza, che me ne sono andato sereno, in pari con la vita. Ma questo qualcuno la pensa in modo sbagliato. Perché morendo e giungendo sull’altra sponda del mistero, mi sono ritrovato da solo con il mio mediocre equilibrio, che è la negatività finale in questo capitolo di cose negative – Io non ho avuto figli, non ho potuto trasmettere l’eredità della nostra miseria a nessuna creatura vivente».

Machado, l’autore, deride la prospettiva nichilistica di Bras Cubas, il narratore. Per il nichilista Bras Cubas, se tutti moriamo, ciò che esiste è solo la voluttà del nulla. La penna giocosa del morto che diventa scrittore corrode ogni speranza – la speranza, patrimonio di Pandora, madre natura e natura avversa – intensificando le tracce di inchiostro di malinconia, non senza però venature di commedia e ironia. Certamente si potrebbe affermare che lo scrittore non ha preso troppo sul serio il pessimismo del suo personaggio. È possibile, in qualche modo, come prova a fare lo scrittore-filosofo Joaquim Maria Machado de Assis, ridere con la filosofia, nonostante il nichilismo e il pessimismo? Sì, è possibile, e Machado infatti ci riesce. Colui che fu il primo presidente dell’Accademia Brasiliana di Lettere decise di capovolgere ogni prospettiva classica e di affrontare il problema del nichilismo in un tono comico e ironico, contrastando, con il suo approccio letterariamente giocoso, la serietà e la rigidità della tradizione filosofica. Scrivendo in modo agile, variegato e vivace, ha fatto dell’umorismo uno dei principi fondamentali della composizione letteraria e poetica nelle sue opere. Ha costruito questa tecnica letteraria e retorica facendone una sorta di centro nevralgico a partire dal quale criticare e deridere lo spirito del suo tempo, a dimostrazione – forse – che il problema ancora attuale del nichilismo può anche essere affrontato con un atteggiamento ironico e serenamente disincantato.

Bibliografia

Joaquim Maria Machado de Assis, A Semana: crônicas (1892-1893), Hucitec, São Paulo, 1996.

Joaquim Maria Machado de Assis, The Posthumous Memoirs of Bras Cubas, Oxford University Press, Oxford, 1998.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Writings from the Late Notebooks, Cambridge University Press, Cambridge, 2003.

di Vitor Cei
Professore di Filosofia e Letteratura brasiliana
UNIR – Università Federale di Rondonia, Brasile

traduzione dall’inglese di Lorenzo De Donato
Cattedra di Estetica
Università degli Studi di Milano

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