I limiti della tecnologia nell’affrontare il cambiamento climatico



Quand’ero all’università e studiavo scienze ambientali avevo un’insolita visione positiva del futuro. Ero molto preoccupato per il cambiamento climatico ma questa preoccupazione era placata dai progressi tecnologici che vedevo intorno a me. Insomma, pensavo che il cambiamento climatico fosse una minaccia enorme per l’umanità ma ero convinto che fossimo sulla buona strada per trovare delle soluzioni per contrastarlo.

Ero un sostenitore dell’eco-modernismo, più comunemente noto come “crescita verde”. La crescita verde ha come obiettivo principale il disaccoppiamento tra la crescita economica e le pressioni ambientali, il cosiddetto “decoupling”. In sostanza, tramite innovazioni e nuove tecnologie possiamo continuare a sviluppare le nostre economie senza recare danni all’ambiente.

La crescita verde è appunto la strategia principale impiegata dall’Occidente per contrastare il cambiamento climatico, dove l’Europa è leader nei finanziamenti di risorse rinnovabili e nuovi accordi ambientali, come “L’European Green Deal” e il “RepowerEU”.

In teoria la crescita verde sembrerebbe un’ottima strategia per affrontare la crisi ambientale. In pratica, presenta dei limiti che non possono essere ignorati, ed è forse giunto il momento di considerare altre strategie.

Il primo limite è che non ci sono prove a sostegno che il disaccoppiamento tra crescita del PIL e uso di risorse stia effettivamente prendendo piede. In alcuni paesi Occidentali come la Svizzera e Il Regno Unito il consumo di risorse su scala nazionale è effettivamente diminuito ma questo è dovuto per la maggior parte dallo spostamento della produzione industriale all’estero, in paesi dove il costo di manodopera è più basso. Ci sono alcune prove del disaccoppiamento tra PIL ed emissioni di CO2, ma questi studi sono limitati geograficamente e riguardano solo alcuni settori dell’economia.



In secondo luogo, più efficienza non significa necessariamente meno uso di risorse. Prendiamo come esempio una persona che dovesse scegliere di rimpiazzare il suo climatizzatore con uno più efficiente. Data la maggior efficienza, la persona potrebbe essere inclinata a mantenerlo acceso più a lungo consumando più energia di prima. Questo fenomeno è noto nell’ambiente accademico come “Jevon’s paradox”. Un altro esempio è quello delle macchine elettriche. L’uso di macchine elettriche diminuisce le emissioni di CO2, ma richiede metalli che spesso devono essere importati dall’estero. Questi metalli hanno un costo ambientale e sociale notevole, come il caso del Litio che spesso giace in territori di comunità indigene in America Latina, e dove la sua estrazione comporta il rilascio di sostanze nocive nelle acque locali. Quindi, la sostituzione del motore a combustione interna con quello elettrico non comporta una diminuzione nell’uso di risorse bensì un cambio del tipo di risorsa utilizzata.

Nel discorso politico di oggi, il cambiamento climatico viene trattato come un problema “tecnico”. Alla base del cambiamento climatico c’è un disequilibrio nella concentrazione di CO2, emettiamo più CO2 di quanta il pianeta possa assorbire e di conseguenza la CO2 rimane nell’atmosfera causando il riscaldamento globale. Ora, mettiamo caso che bruciare combustibili fossili non risulti nel rilascio di CO2. Avremmo risolto il problema del riscaldamento globale, ma invece per quanto riguarda la deforestazione? Per quanto riguarda la perdita di biodiversità? O la contaminazione del suolo? Potrei elencare altri problemi ambientali non legati direttamente alle emissioni di CO2. Il punto è che ci focalizziamo sulla CO2 perché è il problema più facile da risolvere, perché possiamo biasimare la nostra vecchia tecnologia e sperare che una nuova più efficiente tecnologia ci permetta di continuare indisturbati il nostro stile di vita attuale.

È la relazione che abbiamo con le risorse del pianeta che deve cambiare, non cambiare il tipo di risorsa che sfruttiamo. Tutto inizia dalla legge di conservazione dell’energia: l’energia non si può creare né distruggere. Le nostre economie sono fortemente legate all’energia, esiste infatti una correlazione positiva del 0.98 tra il PIL e il consumo di energia. La correlazione è abbastanza logica, se il PIL misura tutte le commodity prodotte in un’economia, più si produce più si consuma energia. Questa è una realtà che sembra non essere tenuta in considerazione dal contesto politico attuale. La moneta principale che alimenta l’economia mondiale sono i combustibili fossili o, meglio, il petrolio è l’economia. Non ci rendiamo conto di quanto il metabolismo energetico della nostra società sia dipendente dai combustibili fossili, tutto a partire dall’agricoltura convenzionale, al trasporto globale di merci, alla stessa produzione di fonti rinnovabili è possibile grazie ai combustibili fossili. Ma cosa succederebbe se il petrolio dovesse terminare? Abbiamo già esaurito gran parte dei giacimenti di facile accesso, e si stima che la produzione picco sia già stata raggiunta. Il nostro futuro energetico è a rischio, le fonti rinnovabili e il nucleare possono solo in parte sostituire l’energia prodotta dai combustibili fossili. Quindi se invece di ripartire dalla tecnologia ripartissimo dalla nostra relazione con l’energia?



La decrescita è un movimento che vuole abbandonare il classico modello economico di “crescita perenne” ritenuto ormai obsoleto e inadatto ad affrontare le sfide del futuro. La decrescita propone riorganizzare l’economia in modo tale che operi nei limiti planetari. Questo non significa entrare in recessione e vivere come vivevano i nostri antenati. Ma semplicemente ripartire da un’economia che consideri l’ambiente e le sue risorse come parte integrante della nostra società, non come qualcosa di esterno. La decrescita non deve essere vista come una singola proposta o una singola idea, ma come una serie di proposte politiche, ambientali, energetiche, e comunitarie. Per esempio, riorganizzare l’agricoltura convenzionale in cooperative locali per la produzione di alimenti sostenibili, ed incentivare la creazione di orti comunitari. Trasformare il settore del lavoro, introducendo un reddito base per tutti, riducendo la settimana lavorativa ed incentivando la creazione di nuovi impieghi nel settore ambientale, come riforestare aree degradate. Ridurre la produzione di alcuni settori dell’economia ritenuti obsoleti, per esempio: l’industria dei jet privati, gli allevamenti intensivi, il “fast fashion”, l’industria automobilistica, etc. Dare più potere ad enti locali per la gestione dei beni comuni dove chiunque possa partecipare nel processo decisionale, e abolire lobby e gerarchie. Abbandonare il PIL come misura della salute di un’economia e sostituirlo con diversi indicatori sociologici come disuguaglianza, indice generale di felicità, e indicatori ecologici come perdita di biodiversità, deforestazione, e inquinamento atmosferico. Seguendo l’esempio di città come Vienna, tramite politiche di sviluppo urbano garantire l’accesso ad un alloggio per tutti e promuovere la mobilità urbana incentivando all’uso di trasporti pubblici.

Cambiare la nostra relazione con le risorse planetari per ristabilire un equilibrio nell’ambiente in cui viviamo è un compito difficile. Ovviamente la decrescita non ha tutte le risposte pronte, ma può essere un punto di partenza, e offre una chiave di lettura diversa. La decrescita non è contro l’innovazione, afferma solamente che l’innovazione in sé non è sufficiente. Serve un mix fra le due strategie, con innovazione tecnologica da una parte e politiche di riduzione di produzione e consumi dall’altra. In natura tutto ciò che cresce ha un limite e ciò che cresce illimitatamente è considerato nocivo, come il cancro, mentre nella nostra società ciò che cresce illimitatamente è considerato progresso.

Bibliografia
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Fitzpatrick, N., Parrique, T., & Cosme, I. (2O22). Exploring degrowth policy proposals: A systematic mapping with thematic synthesis. Journal of Cleaner Production, 365, 132764.
European Union is leading the way in green technology investment
The European Green Deal:
Degrowth can work- Here’s how Science can Help
The Mining of Minerals and the Limits to Growth
Assessment of the Extra Capacity Required of Alternative Energy Electrical Power Systems to Completely Replace Fossil Fuel
An Ecomodernist Manifesto

di Alexandre Leiba

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