Delle ombre

Presentiamo sei poesie tratte dalla raccolta Delle ombre di Moreno Innocenti.

 

*

 

AVORIO

Io non so ancora
chi tu sia
se lapide o falena.
Ma le vivi entrambe con scambi
d’avorio
sereno.
Non grido più ormai;
non scardino il mare con remi inermi
né cavalco la ragione.
Non sono il mendicante
volontario del tuo esilio.
Ti pratico alla fonte
e di rimando
m’incateno.
Suono il vino se è maturo
e ne macino il mosto.
Ma è pur sempre sangue
che ognuno ha lasciato,
entrambi soli,
entrambi al proprio posto.

 

*

 

Soli prendiamo la terra a due mani.
Ricordi le sere
d’estate, le pallide labbra
che avevi a mangiare ciliegie ?
Forse ci siamo nascosti
nei giochi di ragazzi,
quando l’amore è vertigine
pura e potente.
Forse ci siamo perduti
nel tempo sospeso.
Ricordi le morbide guance
che avevi a mangiare i miei baci?
Forse ci siamo lasciati
alle spalle ma se ci voltiamo
troviamo perdono.
Com’è strano il tuo amore.
Prima si lascia scoprire.
Poi si nasconde alle grotte
giù al fiume.
Devo afferrarne le briglie
stringendone i polsi,
legarlo alle nuvole basse
tenerlo nel cavo del cuore.
Com’è bello il tuo amore.
Quando mi parla del vento
come un abbraccio fiorito.

 

*

 

Allora ci baciammo
da sembrare campanili o gatti
ai tetti, sulle aiuole, proprio
stretti, a farci caldo in un giorno
in pieno inverno. E noi a fare i fiati
fuori dalle bocche sterminate
dai tuoi denti aguzzi e seri
come grani di rosario.
Che a pregare ci vuol fede
e un po’ di superstizione.
Forse penserai al mio nome
quando altri ti diranno: “ti ricordi
quel pagliaccio con il naso rosso
a sfera, quello coi capelli mossi
e il sorriso da ringhiera?”
Presto o tardi lo rincorri
come vento di brughiera.
Che tu sia demone o farfalla
mi ci gioco entrambi i cuori.
Uno per le nuvole a passeggio
che ti sfiorano il vestito.
Quando fuori è già l’autunno
che ci siamo raccontati.
Uno per la semina dell’uva
– ci sarà vendemmia a breve
con la falce della luna? –
E tu a ridere nel buio
che a sentire la tua voce
si ritrova anche la strada
su al fienile.
Dove un giorno che pioveva
ti ho abbracciato
di purezza giovanile.

 

*

 

Allora ti ringrazio
d’esser conchiglia su tela.
Di fronte alle rovine hai risparmiato
la mia pena. E sei mancata
di quella mancanza
che ottenebra i pianeti,
vagabondi coralli.
Che maschera i ricordi
di un mattino giù al fienile.
O alla spiaggia intimidita.
Per poco inumidita dai tuoi baci
immaginari.
Mentre torno alla tua spalla nuda.
Vieni.
Vieni.
Che da dirti ho nuvole
veloci. E primule potenti.
Parlami con molte lingue
e innumerevoli voci.
Saremo lo spirito
dell’aria.
Vagheremo silenziosi.

 

*

 

Hai una terra e un segreto.
La pallida brina vestita di viole,
il girasole incostante e sorpreso.
Hai le ferite del biancospino
che accoglie la sera d’estate.
E le vivi con scambi di nubi
al cielo prima della pioggia.
Se cade in tempesta ti bagna
le tiepide rughe.
Ma tu sei vestita d’argento lunare
e nulla ti sporca
l’incredula vita. Hai perso
nell’erba le impronte del cuore.
Hai una terra e un segreto.
Dammi la parola “fine” dei giorni
d’estate, la sentenza del sole
a calar sudore sui nostri abbracci
sdraiati al laghetto delle fate.
Dammi il suono cupo che fanno
le tue spalle mentre vanno
via da questi occhi dispettosi,
che continuano a guardarti
allontanare. Solo un giorno
capiranno il tuo confine,
questo cuore che ti lascio
e il tuo abbandono.
Anche il tuo addio m’è dolce.
Staremo un tempo a ricordarlo
come l’ultima bellezza,
o un tremendo dono.

 

*

 

Ho spalancato milioni di finestre.
La più piccola per il vento,
che passasse inosservato.
Quella grande per la pioggia,
che sfrondasse le pareti.
Come un urlo disperato
o un tumulto a mezza costa
o tempesta vagabonda
si lasciasse dietro il tuono.
Forse un giglio mutilato.
Milioni di finestre ti dicevo.
Per un arco bizantino
ho rincorso la tua voce.
Fino a farne nebulosa,
l’ombra inerme di qualcosa.
Come un gioco abbandonato.

di Moreno Innocenti

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