Danze tradizionali e musica colta
Siamo abituati a pensare ai termini che nominano le danze come a limpidi cristalli che designano l’atto del ballare seguendo una specifica disposizione di passi. Ma ad una prima analisi il loro significato scivola in mille veli, e le parole finiscono per assomigliare di più a sfingi mascherate. Quando parliamo di valzer, minuetto, tango facciamo riferimento ad un immaginario complesso che assume l’ampiezza di un vero e proprio fenomeno culturale, ma anche ad una filosofia di vita e ad una rappresentazione simbolica e sociale di fondamentale importanza.
Ecco dunque qualche breve pillola di danze che nel corso dei secoli hanno scolpito la sensibilità del loro tempo:

SETTECENTO
Il minuetto perde le sue origini nei secoli, praticato principalmente in contesti paesani e popolari nella regione storica del Poitou francese. Una danza in tre tempi caratterizzata da andamento brioso. Approda alla corte di Versailles tramite Jean Baptiste Lully e da lì si impone rapidamente come “regina delle danze” presso le principali corti europee. La grazia intrinseca nel ritmo di questa danza si inserisce nella forma musicale scritta, finendo per essere utilizzata spesso anche in brani strumentali e anche vocali (Bach utilizza minuetti anche in composizioni sacre!). A fronte di un repentino abbandono nelle corti di epoca post rivoluzionaria, i compositori dell’Ottocento ne riscoprono talvolta gli incanti, venando il carattere della danza settecentesca con una dimensione di nostalgia verso un ritorno ad un immaginario arcadico. Brahms, ma anche i compositori dello stesso periodo classico, scriveranno i loro minuetti più tardi con un lirismo inusitato e la dolcezza del ricordo di ciò che si è perduto. In Francia sarà Ravel, in particolare, ad attingere all’immaginario del minuetto in molteplici opere, come in Le tombeau de Couperin, alla sonatine. Il minuetto sopravvive come danza popolare nell’Europa del nord, in particolare Danimarca, Svezia e Finlandia.

OTTOCENTO
Uno spettro si aggira per l’Europa e non è quello del comunismo, ma l’idea di una danza di coppia ternaria e ballata in un abbraccio. La volta provenzale, il Ländler tedesco sono tutti antenati di questa danza peccaminosa e lasciva che scuote gli ambienti reazionari di fine settecento e alimenta la nuova sensibilità assetata di rivoluzione. Si afferma ben presto nei salotti e nei palazzi come emblema della società borghese. Dagli anni ‘30 dell’Ottocento i compositori cominciano a sperimentare con il genere ampliando la forma e le armonie, fino ad arrivare a complete opere da concerto, o all’utilizzo del valzer come mero pretesto di suggestione per la creazione di complessi poemi musicali (come nel caso dei Mephisto Waltz di Liszt). L’inesarubile spinta ritmica del valzer risorge, dopo il tramonto della borghesia, in contesti urbani e popolari come nel caso del bal-musette francese o del liscio romagnolo.

NOVECENTO
Nato nei lupanari di Buenos Aires e praticato nei porti e nei cantieri, il tango. archetipo del ballo di coppia, il tango riassume in sé molti degli aspetti innovativi che i balli assumeranno nel corso del novecento: in primis la dimensione intima e conviviale del rito del ballo , ma anche il senso dell’improvvisazione e dell’inatteso che nei balli precedenti era molto più limitato. Proprio questa dimensione deve aver attirato Stravinskij, che nel corso della sua opera approdò alla danza in varie occasioni, proponendo una sorta di scomposizione cubista del genere a partire dagli anni ‘10 del Novecento. Il Tango forse più di tutte le danze ha rappresentato, soprattutto nei suoi luoghi di origine, una religiosa ossessione. Borges eleva questa danza a emblema di identità nazionale, mentre con Piazzolla e il Tango Nuevo, questo ballo esce dai suoi confini per contaminare, come un ingordo calamaro, i generi più disparati, dal jazz al rock, fino all’opera ed alla musica barocca.


