“Clorofilla”, il coraggio di ritrovarsi nell’ascolto della Natura

Un amore teso all’infinito come quello di Amore e Psyche; rincorso, nostalgico e consapevole come quello tra Chow Mo-wan e Su Li-zhen, protagonisti di In the Mood for Love. Un erotismo che si svela proprio nell’incompiutezza di una relazione fatta di vicinanza estrema e distanza eterna.

Ma Clorofilla, film d’esordio del 2023 di Ivana Gloria, è molto più di un film romantico fuori dagli schemi. Parliamo di una favola sull’accettazione della morte e del cambiamento, sulla ricerca della propria identità, ma anche sulla silenziosa e potente energia della natura.

In quest’opera, Maia (interpretata da Sarah Short) è una ragazza eccentrica, sorridente e vitale, ma soffocata dalle convenzioni sociali. Vive in città e dovrebbe studiare per un esame, ma decide “di andare via per un po’”, per aiutare in campagna durante la stagione di raccolta delle arance. Arrivata all’agrumeto, conosce Teo (interpretato da Michele Ragno), il gestore dell’attività agricola, che si mostra nel loro primo incontro riservato e schivo, impacciato nei rapporti umani, ma profondamente connesso alle sue piante e all’ecosistema che si staglia attorno alla sua casa.

Presto tra loro la soggezione viene meno ed anzi, si farà spazio un sentimento di attrazione e reciproca necessità, che, che pur con vari ostacoli a loro esterni, li renderà affini l’uno all’altra, a proprio agio nello svelare la propria personalità, i propri segreti e paure.

In questa platonica (nel senso più filosofico del termine) quanto concreta intimità, è la Natura che avrà il ruolo cruciale di intercessore e comunicherà a Maia con trasparenza ciò a cui appartiene.

Un film italiano che tende allo stile cinematografico internazionale, un’opera fortemente visiva e uditiva, che lascia spazio alle sensazioni e riesce a trasmetterle a pieno attraverso la narrazione.

La vera protagonista dunque è la Natura, che muove i personaggi a suo piacimento e li dirige in un percorso di redenzione e accettazione.

Se inizialmente Maia reagisce alla sua lenta metamorfosi similmente a kafkiano Gregor Samsa, provando ripugnanza e paura per il mostro che vede riflesso allo specchio, è Teo che la aiuta a ritrovarsi in questo mutamento, affascinato e mai giudicante verso lei.

Così la magia, che spesso incontriamo durante il racconto, diventa improvvisamente vivida, dandoci un’efficace interpretazione della nostra epoca.

La violenza che subisce Maia dalle persone che incontra al di là dell’agrumeto, non è forse una metafora delle azioni sconsiderate dell’essere umano di deturpazione dell’ambiente?

Solo Teo evince il valore di Maia e lo eleva, lo rispetta, con timidezza cura e ama senza pretendere nulla e infine lascia andare. Con la libertà, garantisce fedeltà eterna, radici solide, riconoscenza e gratitudine.

Così Maia fugge dall’incomunicabilità meramente umana e dall’imposizione di regole e convenzioni, sacrificandosi ora nel senso più etimologico del termine e diventando oggetto di venerazione da parte di Teo. È lui l’unico in tutto il raccolto a sentire e comprendere la ragazza, comunicando con lei oltre le parole, proprio come con le sue piante.

Una metamorfosi che inizia da qualcosa di scelto per lei e si dirige verso un richiamo ancestrale che è bene ascoltare, per non annullarsi e compiacere.

Così una moderna Dafne va incontro a sé stessa e porta a compimento la sua trasformazione, pur inseguita da Apollo, incarnato qui nei “problemi” della società attuale: l’arroganza, il pregiudizio, l’individualismo, l’imposizione e la perdita di identità.

Clorofilla ci lascia un senso di malinconia, mostrandoci che spesso un percorso di crescita richiede audacia e caparbia e si mostra doloroso e complesso, pur donando sublime bellezza.

«Ha senso?»

«Cosa?»

«Le cose belle crescono piano, e nascoste.»

Autrici e autori

  • Amo il silenzio, la riflessione e la parola scritta, sono affascinata da molte forme d’arte (ho un concetto di arte molto ampio) in cui includo, tra il resto, anche la natura e la scienza. Molti mi dicono che ho gusti retrò: lo considero un grande complimento. Credo profondamente in sole tre parole: “coerenza”, “rispetto” e “parola”.

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