Immortalare uno sguardo e un saluto: così l’attimo sopravvive nel tempo, che qui si dimostra un nemico da sconfiggere per la fotografa americana Deanna Dikeman.
Dalla sua auto l’ultimo contatto prima di ripartire non è un abbraccio né un bacio, bensì una fotografia, che in uno scatto imprime sulla pellicola un preciso secondo di presente, il momento in cui i suoi genitori la salutano con la mano e un sorriso sulla porta di casa.
L’opera Leaving and Waving, appena ripubblicata da Chose Commune, è parte di un progetto più ampio che l’artista ha estrapolato da Relative Moments, pensato per raccogliere i momenti di vita della sua famiglia dal 1986, notando solo a posteriori la forza emotiva di tutte quelle occasioni di commiato che aveva catturato inconsciamente.
Dopo la prima fotografia nel 1991 Deanna non smette, anno dopo anno, per ventisette anni, di raccogliere quell’istante, che presto assume l’espressione di riassunto dei giorni di visita e ritrovo passati insieme alla famiglia prima di tornare ai doveri quotidiani. In tutto 93 arrivederci: un apparente eterno ripetersi del presente, che cela inesorabilmente la più semplice e immediata dimostrazione della ciclicità della vita. Così come il dì si alterna alla notte ed ogni sera la luce lascia spazio al buio, giorno dopo giorno, proprio in questa alternanza l’essere umano si trova alle prese con il suo evolversi e cambiare.
Osservare oggi l’opera complessiva porta un brivido lungo la schiena.
I vari scatti mostrano infatti lo scorrere ostinato del tempo, rapido quanto l’occhio dello spettatore nel notare alcuni dettagli, nei tratti dei soggetti e negli sfondi.
I genitori, un’immagine dopo l’altra, salutano la figlia con il sole, un vestito e una camicia e poi con la neve e un giaccone, insieme ad un neonato e poi un adolescente che passa le estati con loro. I volti e le braccia intente in quel rituale si imprimono di rughe.
Il padre, solito a poggiare un braccio sulle spalle della madre come in un accenno di abbraccio, più avanti si sostiene con un bastone. La madre continua nel rituale con il sorriso più spento e la mano all’insù, anche dopo essere rimasta sola. Gli anni scorrono e la madre sorride e saluta dalla casa di riposo, insieme al nipote adulto.
Nel prendere coscienza di queste immagini, si scatena una vertigine, un senso di impotenza ed una malinconia difficile da gestire. I moti interiori devono accettare la visione del cambiamento e di l’esserne coinvolti in prima persona.
Un’opera che dunque acquisisce valore nella sua complessità, dove ogni singola foto viene assorbita e contestualizzata dalla relazione che genera con le altre.
Una lunga serie di arrivederci che nel 2017 diventano un addio, colpendo i nostri sguardi, violentemente rivolti verso l’ultima immagine di un vialetto e un ingresso chiuso e assente, anonimo e vuoto. Deanna si rende conto che per la prima volta nessuno più la stava salutando e che il suo rituale di visita deve interropersi da quel momento in poi. Quella routine che negli anni aveva saputo cogliere in molteplici sfaccettature ora ha la sua ultima pagina. All’improvviso l’abitudine si tramuta in un momento di profonda nostalgia.
I luoghi acquistano significato attraverso le anime che li abitano, e ne diventando spaventosamente privi quando queste vengono a mancare. Qui atomi di memoria arrivano in soccorso ai superstiti e proprio la fotografia rende immortale il passaggio dei predecessori.
Leaving and Waving è ben più di un lavoro di documentazione, ma una lucida testimonianza iconografica che ci spiega l’essenza dell’incontro, della difficoltà della separazione e della ricongiunzione, sia essa per brevi e provvisori periodi durante la vita che poi per l’eternità.
Il delicato tema del rapporto tra genitori e figli prende in Leaving and Waving una forma inverosimilmente potente, capace di toccare nel profondo ogni spettatore, consapevole di quanto sia fragile e fugace il presente e di come un momento possa all’improvviso trasformarsi in un ricordo non replicabile.
Ancora una volta l’arte prova a spiegare l’inspiegabile: quest’opera diventa uno strumento di accettazione della morte e dunque del distacco permanente da un genitore. Nella rassegnazione di non poter sconfiggere il tempo, ci mostra che per noi è possibile corrergli accanto.
L’elaborazione del lutto trova infine una soluzione inedita, esaurendosi in un saluto che dona la sicurezza di ritrovarsi, prima o poi.
Il libro Leaving and Waving è disponibile a questo link




