Tra l’estasi e il terrore

Dall’Attis Theatre al Grand Guignol

Dov’è l’eccitante nel teatro? C’è ancora? Ma soprattutto, in che senso eccitante?

L’apoftegma del cinquantunesimo esagramma CENN, L’eccitante, lo scuotimento, il tuono, recita così: Lo Scuotimento reca riuscita. Lo Scuotimento viene: uh, uh! Parole ridenti: ah, ah! Lo Scuotimento spaventa per cento miglia, ed egli non lascia cadere spatola sacrificale e calice.

Se ad una prima associazione di pensieri L’eccitante può far cadere nell’illusione dell’erotico, dopo l’analisi della sentenza la prospettiva cambia. In queste righe viene raccontato l’eccitamento turbolento, catartico, spaventoso e rumoroso, l’eccitamento che attrae e respinge, radicato nel profondo della nostra natura e che ci connette al rombo del tuono.

E cosa c’è di più teatrale di tutto ciò?

Nell’antichità il teatro era, tra le altre cose, un luogo di catarsi e sacralità, dove convivevano il timore del divino e il riso, la critica sociale e l’estasi dionisiaca. Ma oggi dove si trova l’eccitamento nel teatro? Come tutte le arti anche il teatro si è alienato alla società capitalista e da luogo di pulizia dell’anima è diventato sempre più intrattenimento farcito di nudità pornografica, battute volgari e testi sempre meno universali e sempre più individualisti e intimisti. Il teatro è condannato a diventare sempre più simile allo scrolling o qualche barlume di speranza ancora c’è?

Non fraintendetemi, non tutte le opere teatrali che vediamo oggigiorno sono state allestite con il solo intento di essere vendute (o forse sì?), ma io mi chiedo: quante vengono messe in scena con lo scopo di risvegliare l’eccitamento del pubblico? Quell’eccitamento profondo che scuote le budella e non ti permette di applaudire subito appena calano le luci, quell’eccitamento che resta un ricordo indelebile non solo nella tua mente, ma anche in tutto il tuo corpo. Quanti di voi possono dire di aver provato questo a teatro?

Io posso dire di averlo provato.

Nel 2022 al Piccolo Teatro di Milano hanno messo in scena Nora, una riscrittura di Casa di Bambola di Ibsen messa in scena da Theodoros Terzoupolos con Sophia Hill, Tasos Dimas, Antonis Myriagkos. In accademia ci avevano introdotti al metodo di Terzoupolos e avevamo anche visto un video dello spettacolo, la storia la sapevo e l’originale di Ibsen l’avevo letto più volte.

La messa in scena era in greco con i soprattitoli. Non avrei mai potuto immaginare che a un certo punto dentro di me qualcosa avrebbe iniziato a vibrare. Come un singhiozzo improvviso dal basso ventre è partito dentro di me un tremito che è passato per le viscere ed è sgorgato dagli occhi sotto forma di lacrime.

Non stavo pensando a qualcosa, non volevo piangere, non stavo neanche seguendo la traduzione in italiano, non capivo le parole degli attori, ma il mio corpo vibrava con loro e i miei occhi si bagnavano di lacrime scevre di me e ricche di qualcosa che non so spiegare a parole, lacrime catartiche. L’eccitamento, lo scuotimento, il tuono. Un pianto che parte dal profondo, l’abluzione dell’anima. Dopo aver visto quello spettacolo ho capito molte cose.

Innanzitutto ho capito che questo è ciò che il teatro può e deve donare al pubblico, e poi ho sviluppato un interesse attivo nei confronti del metodo Terzopoulos. E così nell’estate del 2023 ho partecipato a un workshop intensivo di un mese ad Atene per conoscere meglio l’Attis Theatre e il training insegnato da Savvas Strompus, allievo di Terzoupolos.

Il training di Theodoros Terzopoulos si divide principalmente in quattro parti: il training fisico, il training vocale, la deconstruction e la infinite improvisation.

Il training fisico e quello vocale lavorano su diversi tipi di respirazione e sull’apertura del corpo-mente, concentrandosi in particolare sullo sblocco del triangolo, una zona del basso ventre delimitata dal basso addome, coccige e perineo. Questa prima fase di training mira a ricongiungere corpo e mente tramite una concentrazione profonda, un respiro comune e una presenza attiva.

La deconstruction è un processo che sfrutta un particolare tipo di respirazione per liberare il triangolo e quando si è in questa fase la concentrazione è tale che gli occhi si lubrificano senza bisogno di sbattere le palpebre e la salivazione aumenta nonostante la respirazione orale. La presenza nel respiro libera il corpo-mente e gli permette di farsi attraversare dalle vibrazioni del triangolo.

L’infinite improvisation è la cosa più simile all’estasi che io possa immaginare. Il corpo diventa fluido, la libertà fisica e vocale è completa, la concentrazione profondissima. Il dionisiaco scioglie il corpo dalla forma, apre le diagonali, nascono gesti e suoni inaspettati, il pensiero non esiste più senza l’azione. L’eccitamento impera e domina, il divertimento e il terrore sono tutt’uno nella completa e infinita improvvisazione. Il corpo-mente si autoalimenta e non si stanca, non si secca, può andare avanti all’infinito.

Naturalmente l’eccitamento prodotto da questo tipo di training necessita di una guida con esperienza e una concentrazione profonda perciò a chi desidera scoprirla in prima persona consiglio di andare all’Attis Theatre di Atene o di seguire la compagnia nelle sue trasferte italiane.

Sebbene il dionisiaco possa sembrare la forma suprema dell’eccitamento teatrale, non è la sola. Vorrei infatti proporvi un inconsueto accostamento tra la compagnia greca dell’Attis Theatre e il Grand Guignol De Milan, due realtà apparentemente non correlate, ma che ho vissuto da attrice e in cui ho trovato delle somiglianze proprio sul piano dell’eccitamento.

Un passo indietro: cos’è il grand Guignol de Milan?

Il Grand Guignol de Milan è una compagnia che si rifà al Grand Guignol francese dei primi del Novecento, un genere teatrale che prende piede dalla cronaca nera e nasce con l’intento di portare le strade, i bordelli e la malavita all’interno dei salotti. Il genere si estinguerà dopo le guerre mondiali, poiché l’umore generale non era tale da poter ridere sulla morte, ma riprenderà vita grazie al film Intervista con il vampiro.

Ma torniamo a noi, perché vi parlo di questo genere macabro che è conosciuto da molti solo per aver ispirato il cinema Horror? Perché il Grand Guignol ha una caratteristica strutturale: La doccia scozzese.

La doccia scozzese è un repentino cambio di atmosfera in negativo. Ad esempio: ti stai divertendo giocando a pallavolo con gli amici e improvvisamente ti accorgi che la palla è una testa umana…

Ed è proprio qui che volevo giungere, lo shock e l’eccitante possono nascere anche dal terrore improvviso. Nel Grand Guignol l’estasi è il trampolino per l’orrore. Gli spettacoli iniziano sempre sopra le righe nel riso e nello scherzo, ma finiscono nel buio agghiacciante di una platea che non riesce ad applaudire. Come nelle Baccanti, in cui dopo l’estasi dionisiaca delle donne giunge l’orrore di aver divorato il proprio figlio, così nel Grand Guignol all’estasi della visione di Dio segue l’orrore della sua perdita.

Come per la compagnia dell’Attis Theatre anche per il Grand Guignol de Milan vorrei riportarvi la mia esperienza dell’eccitante nel teatro sia come attrice che come spettatrice.

Nell’ultimo spettacolo del corso di Grand Guignol mi è capitato di lavorare a un personaggio che doveva cadere in uno stato di follia. Questo stato era reso da un’estasi paragonabile a quella che avevo sperimentato durante il training di Terzopoulos. Questa riflessione mi ha portata a creare un parallelismo tra le due esperienze.

Ad aprile 2026 ho visto De Sade Inferno della compagnia del Grand Guignol De Milan, al teatro Tertulliano di Gianfilippo Maria Falsina, con Lorenzo Andrea Paolo Balducci, Michelangiola Barbieri Torriani, Christian Fonnesu.

Lo spettacolo si ispirava alla fine della vita di De Sade, intrecciata alla vicenda di una coppia in crisi. La doccia scozzese di questo spettacolo è agghiacciante. La scena si apre con una pièce diretta da De Sade nel manicomio dove è stato rinchiuso alla fine della sua vita, la situazione è comica e lo spettatore è coinvolto e incitato a farsi sentire.

Senza entrare nel dettaglio, no spoilers, la rappresentazione prende pieghe erotiche e proprio nel momento dell’estasi, l’orrore. Dalla risata all’eccitamento, al terrore. La doccia scozzese ha effetto catartico.

La differenza sostanziale tra la doccia scozzese e l’estasi dionisiaca è che nel teatro greco, come nell’Attis, la vibrazione è comunitaria, mentre nel Grand Guignol è un sentimento individuale. Non è più un’emozione condivisa come quella del sacro e dell’estatico, nella doccia scozzese l’individuo soffre da solo.

Concludo dicendo che nel teatro l’eccitamento, lo shock, la catarsi sono ancora vivi, l’Attis Theatre e la compagnia del Grand Guignol de Milan ne sono due esempi, sono sicura ci siano altre realtà che mantengono vivo il dionisiaco e il tuono nell’arte del palcoscenico.

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