Intervista a Noemi Mariani
Noemi Mariani, in arte Mangiapregasbatty, ha aperto col suo format “Case da incubo” una finestra sui costi delle case: con ironia e intelligenza ha mostrato annunci su annunci da cui emerge una realtà che tante e tanti di noi vivono o hanno vissuto nella ricerca di un tetto sopra la testa. Ho avuto occasione di conoscerla a un evento a Milano e mi ha concesso questa intervista incentrata sul suo stile di comunicazione e sull’importanza del ruolo di influencer come lei nell’influenzare (perdonate il bisticcio) un processo politico che ormai sembra essere sempre più necessario.
Come nasce l’idea di parlare del costo delle case?
Tutto nasce, come sempre, dalla propria esperienza.
Sono una ragazza 100% milanese, con anche i nonni nati e cresciuti a Milano, ma senza una casa di proprietà, cosa che, da un lato, ha firmato la mia condanna a una vita in affitto, dall’altra mi ha proclamata “paladina di Milano”.
Lo dico non perché io abbia un delirio di onnipotenza, ma semplicemente riportando quello che le persone mi scrivono nei direct di Instagram.
A quanto pare la vera rivoluzione di “case da incubo” non è stata tanto il lamentarsi di qualcosa, ma l’ammettere che “si fa fatica”. Che sì, anche se lavoro sui social, a volte sono #invited agli eventi e i brand mi danno i #gift, non dipingo la mia vita come perfetta. Tutt’altro. Mostro la faccia di chi fa fatica nonostante alle spalle ci sia impegno e lavoro. Perché purtroppo questa è Milano oggi. Le case sono il frutto della speculazione di chi alle spalle ha coloro che hanno bisogno di stare a Milano per lavorare. La fatica è il frutto di politiche di welfare che, a giudicare da come siamo messi, non ce la stanno esattamente facendo.
Ho 36 anni e mezzo, ho una laurea, un master, ho fatto un’esperienza di vita all’estero, lavoro da quando ho 22 anni, ho la partita iva e ho solo una grande certezza: non potrò mai comprarmi una casa a Milano.

Spesso si sente dire che tutto deve essere in mano al libero mercato e che non c’è modo di regolare i prezzi, però d’altra parte senza casa non si ha una residenza e quindi non si può usufruire di una serie di servizi. Che ne pensi al riguardo?
Penso che le azioni del singolo dovrebbero essere controbilanciate da politiche sociali. La risposta è il socialismo. Se si vuole vivere in una società le tasse devono andare ad alimentare il bene collettivo.
Ma più si va avanti più – in generale nel mondo – mi sembra che le cose peggiorino verso una deriva individualista dettata dalla disparità di classe.
È ovvio che sarebbe più corretto che le persone che vivono la città possano esprimere il proprio parere attraverso un voto e che sempre più spesso la burocrazia trasforma il buon senso in qualcosa di complicatissimo.
Nella città che vorrei i palazzinari non dovrebbero esistere, gli stipendi dovrebbero essere commisurati al costo della vita, le case in affitto dovrebbero essere tutte esteticamente gradevoli e a prezzi abbordabili e dovrebbero esistere più progetti di edilizia sociale per aiutare i giovani (anche io mi sento una giovane anche se ho quasi 40 anni!) a pensare di poter costruire un futuro.
La vedo complessa.
Dal punto di vista comunicativo che stile di lavoro c’è dietro il tuo format? Come ti è venuta l’idea di fare i video con l’icona del tuo viso che si muove come un puntatore?
Sono una delle persone più “approssimative” che conosca. Ovviamente tutto è nato per caso.
Ho cercato tra i filtri “green screen” e mi è comparso il filtro Window che si è poi rivelato essere parte integrante della buona riuscita delle storie. Lo stile è il mio, io sono così. Parlo veramente così, sono spesso struccata e spettinata. Non tengo molto alla forma perché tutto l’impegno sull’estetica lo metto nella scelta dei miei outfit. Il resto può essere, come dire, a ca**o. Ed è esattamente questa la ricetta di case da incubo: un “format” che parla alla pancia delle persone, senza filtri, poco agghindato. Credo che l’autenticità ripaghi sempre.
E i commenti? Come gestisci l’interazione con i tuoi follower?
Quando qualcuno mi insulta solitamente blocco, non perché non accetto le critiche ma perché l’insulto è solo una valanga di energia negativa. E onestamente non ne ho proprio bisogno.
La mia community però è fatta di persone tendenzialmente intelligenti, molti hanno parole carine di apprezzamento e di incoraggiamento per cui, ti dirò, sono contenta di come mi sono posizionata negli anni.
Credo che il tuo lavoro sia importante perché lascia emergere tutto quel sommerso di cui si parla poco; ma soprattutto permetti a chi è più ai margini di fare gruppo in un qualche modo. Viene da chiedersi come possiamo fare in modo che si faccia pressione al cambiamento. Non tanto fare proposte tecniche, ma spingere al cambiamento chi ha potere.
Questo è molto difficile perché alla fine a Milano si sta tutto sommato ancora bene.
O meglio. Come si diceva prima, le persone che poi votano stanno bene perché il substrato milanese resta borghese e probabilmente prima di evolvere passeranno anni. Amerei le piazze piene ma non siamo la Francia, non abbiamo proprio quell’attitudine. Sono abbastanza pessimista sul futuro.
Come ultima domanda vorrei chiederti un commento sul recente scandalo a Milano delle ristrutturazioni edilizie che in realtà erano nuove edificazioni.
È un caso troppo recente per avere un’opinione che non sia un mero “dare aria alla bocca”.
Credo che sia impossibile, ripeto, impossibile, agire nel lecito. Non mi stupisco ma allo stesso tempo ci sono cose talmente tante cose più gravi cui indignarsi che la mia risposta è un po’ “okey”. Per me sono peggio i proprietari di interi palazzi che non cambiano gli elettrodomestici agli affittuari.
Mi indigno di più per l’assenza di empatia che per delle leggi sull’urbanistica che non vengono rispettate.



