Questo agile libretto di Byung-chul Han merita di essere recensito e letto per diversi motivi. Byung-chul Han è uno studioso di filosofia sudcoreano attivo da diversi anni in Germania.
La filosofia non è noiosa, inutile, incomprensibile?
Francamente, il modo in cui viene spesso scritta e presentata può tranquillamente portare e pensarlo, e da questo punto di vista non ci si può lamentare che non abbia una popolarità di massa.
Questo libretto, invece, ha il merito di presentare brevemente temi non solo filosofici, ma estremamente concreti, in un linguaggio semplice e accessibile. La tesi del libro (apparentemente pessimista) è chiara già dal titolo: secondo l’autore, l’eros e l’amore in quanto principi e sentimenti sono in crisi a causa dell’estremo capitalismo contemporaneo, se non sono già morti. Per poter fare un’affermazione tanto impegnativa, l’autore deve prima cercare di definire cosa siano l’eros e l’amore. Secondo Byung-chul Han, l’amore è una auto-negazione, cioè una negazione di sé stessi per scoprire l’Altro.
In quanto tale, implica un senso di debolezza (che però si trasforma in forza), perché per scoprire e accettare il dono dell’Altro bisogna indebolirsi. Questa negatività assoluta è strettamente collegata alle fantasie che si hanno dell’Altro. In un certo senso, l’amore è sempre un fallimento dal punto di vista individuale. È «una fatalità catastrofica che si trasforma in salvezza», qualcosa non dovuto alla nostra iniziativa, senza ragione, qualcosa che ci invade e ci ferisce. Ancora, secondo l’autore l’amore è una «grave malattia», un forte cambiamento/trasformazione, qualcosa che toglie da una persona qualcosa di proprio, e che la cambia nella natura dell’Altro. Significa rinunciare alla propria coscienza, dimenticando e perdendo sé stessi (dissolvendosi parzialmente) in un altro ego, per poi tornare a sé stessi; dare priorità all’Altro. È un sentiero inesplorato, è incalcolabile.
Pertanto, argomenta l’autore, in una società ultra-capitalistica in cui conta solo l’individuo e il suo desiderio di consumare, l’amore è in crisi, perché non si può accettare che il proprio ego venga cambiato da qualcun altro. L’estremo individualismo capitalista (l’inferno e il conforto dell’uguale), basato sul culto della produttività, non può accettare l’amore per l’Altro. Un esempio che il libro azzecca tragicamente è quello dei siti/app di incontri, che in base a numerosi studi creano vere e proprie dipendenze. Queste app presentano un surrogato dell’esperienza amorosa, dove i rischi e dubbi sembrano scomparire. In questo senso, l’inferno/conforto dell’uguale è rappresentato dalla ossessiva ricerca di persone simili (“uguali”) a sé stessi, o comunque scelte in base a caratteristiche precise, proprio come dei prodotti di consumo: capelli e occhi di questo colore, altezza, età, etnia, ecc. ecc.
La falsa apertura e l’apparente scelta infinita (proprio come al supermercato) sono legate all’ansia di “produrre”, come se anche l’amore fosse un lavoro. In questo senso, tristemente azzeccata è la storia del libro Cinquanta sfumature di grigio, nella quale un rapporto che dovrebbe essere iper-trasgressivo viene regolato da un vero e proprio contratto. Ma quale trasgressione deve essere regolata? Insomma, l’Altro è soltanto un oggetto che serve per procurare eccitazione, la decenza è finita, neanche le carezze (che rappresentano “il futuro”) hanno più senso. Così, i rapporti umani sono diventati una cosa senza rischi e senza follia, senza conseguenze degne di nota, dove non si osa.
Byung-chul Han contrappone la passione (che significa anche dolore) all’eccitazione fine a sé stessa, alla sveltina, all’incontro superficiale; insomma, al calcolo meramente edonistico. Così facendo, le persone sfruttano sé stesse, sono dei vassalli che lavorano, vivono ma non vivono bene. Amore significa rottura degli schemi, discontinuità e contraddizione. L’amore fa male, porta a idealizzare la persona che si ama. Ma nessuna rottura degli schemi è necessaria nel mercato dell’amore digitale, anzi: il desiderio è determinato non dall’incoscienza della propria mente, ma da una selezione conscia. Byung-chul Han chiarisce che l’eros da lui definito non consiste nel desiderio carnale (affermazione che può sembrare bacchettona, ma che è perfettamente coerente con la tesi e l’argomentazione del libro).
L’autore fa anche un interessante paragone fra amore e politica. Se amore significa interrompere l’uguale in favore dell’Altro, l’amore può essere anche una rivoluzione esistenziale, una energetica forza di rinnovamento, il desiderare un modo di vivere completamente diverso.
Anche se è vero che Eros in agoniadi Byung-chul Han può sembrare un libro molto pessimista (il pessimismo della ragione, lo chiamerebbe Gramsci), non lo è completamente. Sembra evidente che l’autore ha ritenuto indispensabile sottolineare alcuni cambiamenti esistenziali e antropologici causati dal capitalismo contemporaneo, ma è improbabile che lui pensi la situazione sia senza rimedio. L’autore fa un lungo elenco di cose che non vanno nel mondo di oggi, ma le sue critiche suggeriscono implicitamente cosa si potrebbe fare per cambiare rotta. Certo, qualcuno potrebbe ritenere questa vaghezza una mancanza, ma non pensiamo sia così. Il libro manca di suggerimenti espliciti perché, pur cercando di fare un discorso generale, l’amore è una cosa molto personale, e probabilmente l’autore non voleva offrire “ricette” apparentemente facili (così facendo, del resto, il libro sarebbe sembrato una specie di posta del cuore). Ci limitiamo a concludere così: con un po’ di ottimismo della volontà, anche l’individualismo capitalista e anti-erotico potrebbe essere una tigre di carta.




