Spostare il campo politico a sinistra. Condizioni e difficoltà di un fronte popolare antifascista

Questa settimana presentiamo la traduzione di un contributo di Mario Candeias, pubblicato originariamente nella rivista LuXemburg il 26 dicembre 2025. Il filo rosso che attraversa il testo è il processo di fascistizzazione in atto, che Candeias descrive in un’intervista con queste parole: «[…] elementi ideologici tipici del fascismo si diffondono quotidianamente e gradualmente in una forma socialmente sempre più efficace, senza che possiamo ancora parlare di un fascismo pienamente sviluppato». Si tratta di un testo che risponde alla necessità di un’azione politica in grado di contrapporsi alla fascistizzazione e di realizzare un’alternativa alla società data; un testo che non fa mostra di attendismo, bensì delinea una strategia della speranza (cfr. la raccolta di contributi Strategien der Hoffnung, Luxemburg 1/2026).

Gli altri articoli della serie:

Fabian Nehring, Condizioni e limiti di una politica riformista trasformatrice a Berlino

Brenna O'Donnell/Unsplash

Per opporre qualcosa alla fascistizzazione, occorre una sinistra il più forte possibile – e, oltre a ciò, un’ampia alleanza per un antifascismo sociale. Le condizioni sono insufficienti, la sua realizzazione è forse improbabile. Non fare un tentativo sarebbe pericoloso.

Sarebbe poi tanto grave se in futuro l’AfD1 entrasse a far parte di un governo? Non finirebbe così per perdere il proprio fascino? «La vana speranza che non vada a finire così male» (Becker 2025) è ingannevole. Il tentativo di contenere la destra radicale facendo proprie le sue posizioni, ad esempio attraverso un conservatorismo radicalizzato, e di screditarla coinvolgendola nel governo, non ha funzionato da nessuna parte (cfr. Candeias 2025c). Il risultato è sempre: a) l’estrema destra si rafforza e soppianta i conservatori; e/o b) i conservatori vengono minati dall’interno fino a perdere il controllo, diventando essi stessi partiti della fascistizzazione (come i repubblicani sotto Trump).

Che cosa ci si potrebbe aspettare da una partecipazione al governo da parte dell’AfD insieme a un’Union2 radicalizzata, magari già l’anno prossimo in Sassonia-Anhalt3? Il partito otterrebbe innanzitutto accesso a cariche governative e ad apparati amministrativi e collocherebbe centinaia di «personalità autoritarie» (Adorno) in posizioni di rilievo. Si tratta di cariche ministeriali, ad esempio per gli Interni o l’Istruzione, nonché di incarichi nella Giustizia, fino a funzionari di polizia e a responsabili per le pari opportunità. Persone sgradite potrebbero venire destituite dal loro incarico o screditate. Sicuramente verrebbe interrotto il finanziamento di strutture e progetti della società civile, quelli antifascisti e di sinistra, o di aiuti (non repressivi) all’integrazione per i rifugiati, e verrebbe criminalizzata la protesta contro la destra. Con l’indebolimento o l’annientamento di tali strutture, l’egemonia di destra avrebbe la strada libera per radicarsi ulteriormente in alcune parti di questi stati federati. Probabilmente si tenterebbe di esercitare influenza sulle università e sugli istituti superiori, nelle politiche di nomina o nella limitazione degli spazi di manovra dei gruppi universitari di sinistra. Al contrario, think tanks di destra radicale potrebbero beneficiare di finanziamenti statali, mentre reti di destra presenti nella polizia, nella magistratura, nell’amministrazione e nella società civile potrebbero venire rafforzate in modo massiccio. L’AfD tenterebbe una profonda riorganizzazione dello Stato, che rimarrebbe in vigore anche dopo un’eventuale successiva sconfitta elettorale (cfr. Semsrott 2024). Negli Stati Uniti, Donald Trump sta cercando di realizzare questo obiettivo con molta verve – in modo distruttivo, dirompente, in violazione del diritto vigente e ricorrendo alla violenza contro i «nemici interni».

TRE FILONI DI DIBATTITO

In linea di massima, si possono individuare tre filoni nel dibattito sulla strategia corretta della sinistra sociale e di partito: a) una posizione che, a causa del coinvolgimento di SPD4 e Grünen5 in un «neoliberismo progressista» e in una crescente militarizzazione, si focalizza su una sinistra come «terzo polo» sia contro SPD e Grünen sia contro i conservatori radicalizzati e l’AfD. Alcuni individuano una «situazione populista» (Solty 2025; Michal 2025) che consente al partito Die Linke di guadagnare terreno in modo significativo all’interno della polarizzazione del dibattito politico. Le ultime elezioni federali conferiscono una certa evidenza a questa posizione. b) Una seconda posizione individua nella debolezza di una prospettiva di potere progressista il problema principale. Contro la fascistizzazione e il tardo neoliberalismo, oltre ad ampie alleanze contro la destra, alla fine aiuterebbe soltanto una prospettiva di governo entro il 2029 al più tardi, ovvero un rinnovato progetto rosso-rosso-verde [Die Linke-SPD-Die Grünen, N.d.T.] in cui tutte le parti coinvolte dovrebbero avvicinarsi le une alle altre per portare effettivamente a termine e attuare importanti progetti di politica antifascista (esemplare in questo senso Schlemmermeyer 2025). c) Una terza posizione considera la strategia del «terzo polo» come un presupposto per passi ulteriori. Tuttavia, anche in caso di successi, il partito Die Linke è troppo debole per tenere testa da solo alla dinamica della fascistizzazione. Questa posizione sostiene un ampliamento della strategia attraverso un «fronte popolare sociale dal basso» (Candeias 2024; Balibar 2025) o una nuova alleanza di «antifascismo sociale» (Becker 2025). In quanto segue si addurranno ragioni a sostegno di tale posizione; se ne individueranno le condizioni e le difficoltà, ma verranno anche confutati pregiudizi affrettati.

OPZIONE «FRONTE POPOLARE SOCIALE DAL BASSO» OGGI

(1) Deve per forza chiamarsi Fronte popolare? Per non litigare sul termine – se non altro perché il concetto di “popolo” sembra ormai occupato per l’eternità dai nazisti: quello che serve, è sostanzialmente una nuova alleanza per un antifascismo sociale; un’alleanza che organizzi la resistenza visibile contro la fascistizzazione e la spietatezza tardo-neoliberale, difenda una forma di vita solidale e democratica e formuli un progetto convincente con un programma comune per il futuro. Facendo questo deve superare i precedenti tentativi di riforma e affrontare le cause delle crisi multiple e della fascistizzazione – ed essere, in questo senso, radicale. Radicale anche nella scelta dei mezzi: da una campagna per la messa al bando dell’AfD (Engeler/Dück 2024) fino all’«idea di scioperi generali antifascisti»6 nelle aziende, nelle scuole, nelle università e nelle amministrazioni (Dahme/Ritter 2025), una sollevazione delle persone dignitose [Aufstand der Anständigen] (Demirović) – per così dire una «strategia difensiva offensiva» (Becker 2025). Infine, deve portare a miglioramenti immediati per le persone e aprire la prospettiva di un futuro degno di essere vissuto per chiunque.

(2) L’antifascismo sociale si limita a questioni socio-economiche? Sulla scia di Stuart Hall, la domanda non è se i problemi sociali ed economici siano rilevanti per le divisioni razziste e sessiste e per l’odio di classe, ma come questi elementi sono intrecciati tra loro (Candeias 2018, 35). Naturalmente si tratta anche di ridurre i «fattori di stress sociale che erodono le riserve di tolleranza e spianano la strada alla destra» (Goes 2024). Ciò significa ripristino e ampliamento di un’infrastruttura sociale resiliente, una coerente ristrutturazione socio-ecologica dell’economia e della società, nonché una ridistribuzione della ricchezza sociale. Quest’ultima è la cartina da tornasole (Candeias 2024, 35) di un deciso controprogetto che affronta la «madre di tutti i problemi» (Goes): la scandalosa distribuzione diseguale della ricchezza e quindi del potere. È imprescindibile, a questo proposito, una posizione contro lo spreco di risorse e contro il blocco delle politiche sopra menzionate causato da un riarmo massiccio, nonché da uno scontro a venire con la Cina (cfr. anche Reemtsma/Krebs/Schwerdtner7).

Una focalizzazione esclusiva sulla questione sociale, se non addirittura sullo stato sociale, sarebbe tuttavia insufficiente (cfr. Demirović8). Altrettanto irrinunciabile è la difesa e lo sviluppo ulteriore dei diritti sociali, dei progressi conseguiti da diversi movimenti di emancipazione, così come di quelli di una società dell’immigrazione in chiave postmigrante [postmigrantische Einwanderungsgesellschaft] – contro il razzismo e le molteplici politiche di discriminazione e denigrazione. Alla guerra culturale condotta da destra, che innesca proprio su questi temi le sue tattiche di denuncia, non ci si può sottrarre. Si tratta di concrete questioni etico-politiche proprie di una forma di vita solidale e democratica, di una «politica del culturale» (Gramsci; cfr. Peters9). La netta opposizione del partito Die Linke a una politica antimigratoria sempre più severa da parte dell’Union, forte del sostegno dei voti dell’AfD, mostra quanto il «ballare sui punti sensibili» [das Tanzen auf den Triggerpunkten10] (Wolf 2025) può essere utile, invece di tacerli in un silenzio misto di vergogna. Contro l’insistente polarizzazione della destra radicale è necessario mettere all’opera un’«indipendente contropolarizzazione» (Becker 2025). Kerstin Wolter (2025) parla persino di «imprenditori/imprenditrici della polarizzazione a sinistra», che non schivano le questioni, bensì le spingono all’estremo a partire da una prospettiva di classe.

Questi sono tutti elementi di un’alleanza centro-basso, unificante e orientata secondo una prospettiva di classe, che collega i propri molteplici interessi all’insegna di un antifascismo sociale per l’estensione di una democrazia sociale ed ecologica – e che dona loro una struttura organizzativa. Dunque, dalla postura antifascista a un progetto sociale popolar-democratico per il futuro, radicato anche in parti importanti della classe dei lavoratori e delle lavoratrici.

Oggi, tuttavia, non si può fare riferimento in modo unificato al movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. Esso è diviso, in parte imborghesito, o meglio rivolto verso destra nella lotta per la conservazione del proprio status. I sindacati sono ancora fortemente votati a un orientamento tripartitico della collaborazione sociale e alla partecipazione al potere tramite la SPD al governo, e si trovano fortemente sotto pressione. La classe presa nel suo insieme è – a parte alcune componenti specifiche – piuttosto demobilitata. È dunque in gioco una sinistra sociale e sindacale, plurale ma unita, che operi come nucleo attivo e capace di irradiare alleanze ampie, che rimobiliti e organizzi parti più ampie delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso politiche di classe unificanti, e che risulti attrattiva – o quantomeno non repulsiva – anche per i democratici e le democratiche del campo borghese, muovendoli a non virare a destra, anzi a diventare anche loro attivamente antifascisti e a perseguire un’alternativa reale (cfr. anche Zetkin 1923, 723).

SPOSTAMENTO A SINISTRA O ADEGUAMENTO AL LIBERALISMO?

(3) Bisogna adattarsi alle forze liberali per formare un fronte popolare? E un fronte popolare include fino l’Union? No: la sua caratteristica essenziale, ossia la necessità di lavorare insieme a gruppi borghesi, va specificata alla luce dei mutati rapporti sociali. Un «‹patto di tutti i democratici›, nella forma di una coalizione di tutti i partiti», che si limiti ad amministrare o a tacere «lo status quo neoliberale», è «un vicolo cieco» (Becker 2025). Ma già nei fronti popolari storici, ad esempio in Francia a partire dal 1934, non si trattava di adattamento, quanto piuttosto di uno spostamento a sinistra del campo politico (cfr. Braskén11; Candeias 2025d). È vero che allora si dovette rinunciare a (irrealistiche) rivendicazioni rivoluzionarie, tuttavia al centro stavano un’estensione dei diritti sociali e del lavoro, un ampliamento della democrazia borghese, nonché rivendicazioni classicamente socialiste di socializzazione/statalizzazione. Sospinta dagli scioperi generali contro un incombente colpo di Stato fascista e da una successiva ondata di scioperi e occupazioni di fabbriche, crebbe la pressione del «fronte unico dal basso» per la formazione di un governo di fronte popolare alle elezioni del 1936.

Le prime settimane dell’era di governo del Front populaire portarono riforme a ritmo serrato: 133 leggi furono approvate in 73 giorni (Gross 1962). Fu l’ondata di scioperi a indebolire anche la resistenza di alcune forze di destra e unioni di imprenditori opposti al governo, portando così allo sfondamento di riforme essenziali. Il programma elettorale aveva ad esempio rivendicato una «riduzione della settimana lavorativa senza perdita salariale» – dopo uno sciopero ne nacque la legge sulla settimana di 40 ore. Nuova era anche l’introduzione di ferie retribuite (Schmid 2006). Seguirono forti aumenti salariali, l’introduzione per legge di salari minimi e contratti collettivi, il riconoscimento dei sindacati, il diritto di sciopero; inoltre una garanzia di acquisto del grano a prezzi fissi per legge, allo scopo di migliorare la precaria condizione dei contadini e delle contadine. Furono inoltre statalizzate l’economia degli armamenti, la banca nazionale, nonché le ferrovie. Seguì la liberazione di migliaia di prigionieri politici nelle colonie. Con le «leghe» (ligues) di estrema destra vennero inoltre proibiti e sciolti i primi nuclei esistenti di organizzazioni di massa fasciste. E non da ultimo fu introdotto il diritto di voto per le donne. – Nonostante l’invasione nazista e il fallimento del fronte popolare, questa esperienza gettò comunque le fondamenta sulla base delle quali la Résistance, e il PCF (Parti communiste français) poi, riuscirono a organizzarsi in un movimento di massa. Il movimento collettivo per un antifascismo sociale era, in un certo senso, il fondamento.

Certo, storicamente i fronti popolari possono sempre avere solo un carattere temporalmente limitato: le contraddizioni interne dominanti in condizioni capitalistiche e le forze avversarie, forti e riorganizzate, spingono, a partire da un certo punto, il fronte popolare verso una nuova disgregazione12. A meno che il sottostante spostamento verso sinistra non venga spinto coerentemente verso una mobilitazione sociale in direzione di un progetto socialista, e le istituzioni non vengano in tal modo ristrutturate e messe al sicuro.

Cosa significa oggi tutto questo? Nel caso di un’alleanza anche con forze borghesi, non si tratta affatto di un’alleanza con l’Union (o addirittura con frazioni democratiche del capitale), bensì di un’alleanza con tutte le forze progressiste, tra queste: una molteplicità di movimenti borghesi di sinistra e associazioni della società civile, i sindacati in parte fortemente imborghesiti, parti del potenziale elettorato dei Grünen (eventualmente anche l’ala sinistra o singole/i esponenti del partito) e naturalmente anche parte degli elettori e delle elettrici potenziali della SPD (o esponenti di sinistra della SPD), dunque forze aperte a una collaborazione con forze bdecisamente di sinistra e con il partito Die Linke, ma che non lo voterebbero né diverrebbero suoi membri. Tutte queste forze portano con sé specifici potenziali di mobilitazione che Die Linke da sola non potrebbe mobilitare.

Il necessario spostamento a sinistra sul piano dei contenuti, in un progetto di questo tipo, limita l’ampiezza dell’alleanza a cui si aspira. Se però una sinistra sociale così raggruppata riesce a esercitare pressione in modo efficace, i confini possono spostarsi, e proprio di fronte al pericolo di una fascistizzazione crescente, potrebbe attrarre a sinistra ulteriori forze – non da ultimo partner indecisi e dal comportamento contraddittorio (SPD, Die Grünen) – o quantomeno indurle a non contrastare il progetto. Ciò vale tanto più se si riesce a fare della Linke la forza principale a sinistra dell’Union, se non addirittura la forza egemonica di un blocco progressista (Goes 2024).

(4) Si tratta di un governo? No: per il successo temporaneo del Nouveau Front Populaire (NFP) in Francia, sono state fondamentali pluriennali e ampie mobilitazioni della società civile e dei sindacati. Anche nella Repubblica Federale questo deve essere il punto di partenza – non una coalizione di partiti come nuova edizione di R2G (rosso-rosso-verde), non un «cartello» dei partiti, come lo chiama Balibar (cfr. anche Zelik 2025). Troppo eterogenee, troppo contrastanti sono molte posizioni (ad esempio sull’Ucraina o sulla Palestina); troppo invischiate, ad esempio, sono le forze socialdemocratiche, verdi, liberal-progressiste nel fallimento della modernizzazione verde-capitalista e del neoliberalismo progressista. Troppo a lungo, inoltre, la sinistra ha dilapidato la fiducia attraverso una comunicazione contraddittoria, troppo a lungo si è tenuta aggrappata ai sedicenti «conservatori di sinistra» intorno a Sahra Wagenknecht e alle loro discutibili posizioni sulla pace, contro l’emancipazione e l’ecologia, e per una politica retrograda. Il partito Die Grünen finora non ha tratto alcuna conseguenza dal fallimento della coalizione-semaforo13, SPD, in una coalizione con Friedrich Merz (CDU), si sposta ulteriormente a destra e deve temere per la propria immagine sociale e democratica. No, in questo presente non c’è alcun futuro. Si tratta anzitutto di una mobilitazione collettiva, al fine di mettere in movimento il campo politico.

MOLTI FRONTI POPOLARI

(5) Da dove cominciare? È decisivo tenere distinte le assai differenti condizioni e costellazioni dei vari livelli. A livello locale, «piccoli fronti popolari» contro la destra sono ormai da decenni una normalità. In particolare nell’Est non c’è altra possibilità se non che forze di sinistra e antifasciste collaborino con la pastora locale, con un’amministratrice provinciale della CDU o con un capo della polizia della SPD per frenare l’avanzata dell’AfD e difendere spazi democratici, progetti culturali, alloggi per rifugiati, circoli giovanili di sinistra ecc.

A livello degli stati federati, il campo è molto eterogeneo. Anche qui si tratta in primo luogo di mobilitazioni collettive e di un forte lavoro di opposizione nel senso di un antifascismo sociale, che attraverso un lavoro di strada e un populismo socio-ecologico coinvolge in modo mirato parti della classe demobilitata e disorientata, in particolare quelle a basso e medio reddito, formi protagoniste e protagonisti e li metta in primo piano – contro le politiche di tagli e la fascistizzazione allo stesso tempo. Alleanze di questo tipo sono già tema di discussione, ad esempio a Berlino, a partire da #unkürzbar14.

Su questa base, e solo a questa condizione, va preparata a medio termine anche un’opzione di governo. Già nel 2026 sono in programma non solo le elezioni in Sassonia-Anhalt, che potrebbero diventare il banco di prova per un governo nero-bruno, pardon: nero-blu15, ma anche le elezioni a Berlino. Nella capitale, alle elezioni federali, Die Linke è stato il partito più votato. Qui si potrebbe riallacciarsi alle esperienze del governo rosso-rosso-verde. Non da ultimo nella politica degli affitti c’erano iniziative promettenti, ancora in sospeso. Certo, non è un’impresa facile: SPD dovrebbe liberarsi dall’orientamento «conservativo di sinistra» autoimpostosi sotto Franziska Giffey, ri-socialdemocratizzarsi e aprirsi a un governo progressista e ribelle. Nonostante una situazione di bilancio nettamente più tesa, si dovrebbero revocare i tagli in ambito sociale e culturale, aumentare le spese e gli investimenti per infrastrutture sociali resilienti e per una riconversione ecologica della città. Die Grünen e SPD dovrebbero anche farsi carico della socializzazione [Vergesellschaftung] nello spirito del referendum popolare16, implementarla e difenderla contro ricorsi e attacchi pubblici, oltre a introdurre riforme di segnale attraverso ambiziose regolamentazioni nella politica degli affitti. Per Die Linke, una rinuncia sarebbe difficilmente immaginabile senza un danno duraturo per il partito. A queste condizioni, Berlino potrebbe diventare un campo di prova per una prospettiva più ampia in vista delle future elezioni federali – anche solo per impedire una partecipazione al governo dell’AfD.

A livello federale, i potenziali soggetti politico-partitici di un simile progetto devono rinnovarsi radicalmente. Die Linke si è trasformata (dopo la separazione da Wagenknecht e soci) in un nuovo partito, con l’inatteso successo alle elezioni federali e quasi un raddoppiamento del numero dei propri iscritti. Ora deve costruire strutture solide, sciogliere le contraddizioni programmatiche e colmare le lacune. I Grünen devono fare i conti con gli errori del proprio operato durante il governo-semaforo, tornare a un programma realmente di sinistra e riconquistare credibilità all’opposizione. Ma di questo, finora, si avverte ben poco. In vista delle prossime elezioni nel Baden-Württemberg, Cem Özdemir, [storico esponente dei Grünen, N.d.T.], mette in guardia contro una svolta a sinistra del suo partito e invita a porre fine a ogni dibattito intorno alla redistribuzione17.

Ancora più difficile è la situazione della SPD. L’ala sinistra del partito deve riorientarsi: è quasi ammutolita, o meglio, quando si esprime, come sulla questione della pace, viene duramente delegittimata dai vertici, quasi condannata all’insignificanza. Come un partito al governo con un conservatorismo radicalizzato dovrebbe realizzare un rinnovamento della socialdemocrazia – per questo, finora, mi manca l’immaginazione. I vertici dei Grünen e di SPD sostengono il riarmo e una militarizzazione della politica estera. Di conseguenza, una necessaria opzione di governo a medio termine non può in alcun modo essere il punto di partenza. Serve piuttosto una piattaforma come #unteilbar18 e un consolidamento della protesta per un’alternativa sociale.

(6) Quanto è probabile un’alleanza dell’antifascismo sociale? È necessaria, ma non probabile. Molti ostacoli sono già stati menzionati: a livello dei partiti, il coinvolgimento contraddittorio e la cooptazione dei sindacati nelle politiche di governo e delle grandi imprese, le differenze in parte marcate su questioni di politica estera e di riarmo all’interno della sinistra sociale, vale a dire nel più ampio campo progressista, e infine l’indeterminatezza degli obiettivi.

Si tratta di ripristinare la democrazia o piuttosto di ampliarla in chiave socialista? In altro luogo (Candeias 2025a, 195) ho sostenuto che, se lo stato della sempre già dimezzata19 (post-)democrazia liberale è tra le cause della fascistizzazione, allora la contromisura non può consistere semplicemente nel tornare alla democrazia così com’era prima. Per un simile «antifascismo parolaio» [Antifaschismus der Phrase] di matrice borghese, che non voleva condurre un vero confronto con le cause socio-economiche del fascismo, Wolfgang Fritz Haug (1967) ha coniato il concetto di «antifascismo inerme» [hilfloser Antifaschismus].

Ciò significa anche che la dimensione politica di un nuovo antifascismo deve «andare oltre il semplice anti» (Haug 1993, 349). Contro la fascistizzazione non funziona nessun «avanti così» con qualche miglioramento qua e là, ma unicamente un progetto sociale indipendente che segnali e rappresenti in modo credibile una chiara rottura con l’esistente. La questione democratica è qui centrale: chi decide sulla configurazione dei futuri possibili, dalla ristrutturazione socio-ecologica dell’industria fino all’organizzazione delle infrastrutture sociali pubbliche, sull’impiego della forza lavoro e delle risorse naturali, sulla distribuzione della ricchezza e della proprietà? A questo punto di rottura con l’esistente le forze progressiste non sono ancora arrivate. Manca anche la dinamica collettiva, l’acutizzarsi della situazione, come l’ha prodotto il trumpismo. Tuttavia, la dinamica interna allo sviluppo spinge anche nella Repubblica Federale verso un approfondimento della crisi del modello di esportazione e dell’ultima «grande» coalizione in Germania. Nel frattempo, Die Linke e i movimenti sociali ad essa associati possono e devono occupare e riempire lo spazio di un progetto popolare per il futuro. Il compito è condurre questo discorso, dare impulsi, intensificare la politica di contatto con potenziali alleati e al tempo stesso portare avanti la faticosa opera di organizzazione e radicamento, nonché la costruzione del potere della Linke. Il momentum finora mancante non si aspetta – bisogna lavorarci su, prepararlo, crearne le condizioni.

LETTERATURA

Balibar, Étienne, 2025: Gesellschaftliche Volksfront von unten?, in: LuXemburg Online, Luglio 2025

Becker, Lia, 2025: Der Horizont eines sozialen Antifaschismus. Neoliberale Faschisierung und das Momentum der Linken, in: LuXemburg 01/2025, 6–15

Candeias, Mario, 2025a: Monster verstehen – Eine Chronik des Interregnums, Amburgo, www.rosalux.de/publikation/id/53241/monster-verstehen-eine-chronik-des-interregnums

–, 2025b: Allianz eines sozialen Antifaschismus, kein Kartell der Parteien, Institut Solidarische Moderne, Reihe Forum, 12.5.2025

–, 2025c: Faschisierung an der Macht, in: LuXemburg Online, Aprile 2025

–, 2025d: 90 Jahre Volksfront in Frankreich – Linksverschiebung oder Anpassung an den Liberalismus?, in: Zeitschrift marxistische Erneuerung, Nr. 145, Marzo 2026.

–, 2024: Monster verstehen. Wechselwirkung von Faschisierung und blockierter Transformation, in: Becker, Lia/Candeias, Mario (Hg.), Vom Horror zur Hoffnung, Rosa-Luxemburg-Stiftung (curato da), luxemburg beiträge 24, Berlin, 7–42

–, 2018: Den Aufstieg der radikalen Rechten begreifen, in: ders. (Hg.), Rechtspopulismus, radikale Rechte, Faschisierung, Rosa-Luxemburg-Stiftung (curato da), Materialien Nr. 24, Berlin, 33–60

Dahme, Katharina/Ritter, Sabine, 2025: Die Linke als antifaschistische Bündnispartei, links-bewegt.de, 11.7.2025

Engeler, Malte/Dück, Julia, 2024: Gegen die Normalisierung der AfD, in: Becker, Lia/Candeias, Mario (Hg.), Vom Horror zur Hoffnung, Rosa-Luxemburg-Stiftung (curato da), luxemburg beiträge 24, Berlin, 79–84

Friedrich, Sebastian, 2025: Fünf Gründe, warum ein Verbot der AfD so falsch ist wie deren Normalisierung, in: der Freitag, 3.7.2025

Goes, Thomas, 2024: Welche Strategie gegen den Rechtsrutsch? Für breite Bündnisse und sozialen Antifaschismus, in: LuXemburg Online, Januar 2024

Gross, Babette, 1962: Die Volksfrontpolitik in den dreißiger Jahren. Ein Beitrag zum Verständnis der kommunistischen Taktik, in: Aus Politik und Zeitgeschichte 43/1962, www.bpb.de/shop/zeitschriften/apuz/archiv/526555/die-volksfrontpolitik-in-den-dreissiger-jahren-ein-beitrag-zum-verstaendnis-der-kommunistischen-taktik/

Haug, Wolfgang Fritz, 1993: Vom hilflosen Antifaschismus zur Gnade der späten Geburt, Hamburg

Haug, Wolfgang Fritz, 1967: Der hilflose Antifaschismus, Frankfurt a. M.

Michal, Wolfgang, 2025: Die Volksfront-Idee hilft im Kampf gegen die AfD nicht weiter, in: der Freitag, 17.6.2025

Schlemermeyer, Jan, 2025: Mitte-links: Die Hoffnung muss organisiert werden, in: nd, 30.6.2025

Schmid, Bernard, 2006: Vor 70 Jahren in Frankreich: Der Front populaire, der Generalstreik und die »Errungenschaften«, LabourNet.de, 7.6.2006

Semsrott, Arne, 2024: Machtübernahme. Was passiert, wenn Rechtsextremisten regieren. Eine Anleitung zum Widerstand, München

Solty, Ingar, 2025: Gegen den linken Todestrieb, in: nd, 21.7.2025

Taschke, Anika, 2025: »Wir sind die Brandmauer«, in: LuXemburg Online, Mai 2025

Wolf, Harald, 2025: Auf Triggerpunkten tanzen. Wie die Linkspartei ihren Erfolg verstetigen kann, in: Blätter für deutsche und internationale Politik 7/2025

Wolter, Kerstin, 2025: Eine linke Polarisierungsunternehmerin, in: LuXemburg Online, Juli 2025

Zelik, Raul, 2025: Volksfront – gegen wen oder was?, in: nd, 10.8.2025

Zetkin, Clara, 1923: Der Kampf gegen den Faschismus. Aus dem Bericht des Exekutivkomitees der Komintern, in: dies., Ausgewählte Reden und Schriften, Bd. 2, Berlin/Ost 1960

1 Alternativ für Deutschland; partito di destra estrema. [N.d.T.]

2Union = CDU/CSU, Christlich Demokratische Union Deutschlands / Christlich-Soziale Union in Bayern e. V.; unione dei democristiani. [N.d.T.]

3 Cfr. Anika Taschke, Sachsen-Anhalt vor der Wahl. Szenarien der Faschisierung und die Verantwortung der Linken, in: LuXemburg 01/2026, 30-35. [Nel frattempo questa possibilità si è concretizzata: nelle elezioni degli stati federati della Sassonia-Anhalt e del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, l’AfD ha ottenuto rispettivamente: 43,8% e 38,2%, N.d.T.]

4 SPD = Sozialdemokratische Partei Deutschlands; socialdemocratici. [N.d.T.]

5 Bündnis 90/Die Grünen corrisponde, con le dovute distinzioni, ai Verdi. [N.d.T.]

6Che questa idea non sia affatto peregrina lo dimostra l’appello del sindaco di Chicago allo sciopero generale, in occasione delle proteste «No Kings», forti di milioni di partecipanti, del 18.10.2025 (Huffington Post, 18.10.2025, www.huffpost.com/entry/chicago-mayor-brandon-johnson-general-strike_n_68f5168fe4b02184e56e6a11).

7Reemtsma, Carla/Krebs, Tom/Schwerdtner, Ines, Antifaschistische Wirtschaftspolitik, in: LuXemburg 01/2026, 74-81,

8Demirović, Alex, Leerstellen antifaschistischer Wirtschaftspolitik, in: LuXemburg Online, Dicembre 2025.

9 Peters, Thorben, Antifaschismus ohne Kulturkampf ist Abwehr ohne Wirkung, in LuXemburg 01/2026, 84-88.

10 Espressione usata nel discorso politico e sociologico in lingua tedesca a indicare un atteggiamento teso al confronto, di contro a uno rinunciatario, rispetto alle questioni più delicate e controverse di un dibattito politico o sociale. [N.d.T.]

11 Braskén, Kasper, Das ambivalente Vermächtnis der Volksfront, in: LuXemburg 01/2026, 24-29.

12Per un discorso sulle cause fondamentali del fallimento del fronte popolare, si veda Candeias 2025d.

13 In tedesco Ampel: rosso-giallo-verde, vale a dire SPD-FDP-Die Grünen. [N.d.T.]

14 #unkurzbar è un’alleanza nata alla fine del 2024 con lo scopo di organizzare le lotte contro le politiche di tagli di bilancio del Senato berlinese (coalizione CDU-SPD). [N.d.T.]

15 Cfr. Taschke, Anika, Sachsen-Anhalt vor der Wahl. Szenarien der Faschisierung und die Verantwortung der Linken, in: LuXemburg 01/2026, 30-35.

16 Il referendum “Deutsche Wohnen & Co enteignen” (ufficialmente: Referendum su una delibera volta all’elaborazione, da parte del Senato, di un progetto di legge per la socializzazione del patrimonio immobiliare delle grandi società immobiliari) si è svolto a Berlino il 26 settembre 2021 con i seguenti risultati: 57,6% per il sì, 39,8% per il no. [N.d.T.]

17 Cfr. ntv, 1.8.2025, www.n-tv.de/politik/Ozdemir-warnt-vor-Linksrutsch-der-Gruenen-artic- le25938666.html

18#unteilbar era un’alleanza che ha riunito, a partire dal 13 ottobre 2018, un’ampia rete di NGOs, sindacati, movimenti, associazioni, iniziative e persone singole, al fine di organizzare la protesta contro una politica di contrapposizione dello Stato sociale, dei diritti dei cittadini e dell’accoglienza di migranti e rifugiati. [N.d.T.]

19La democrazia liberale non contempla, in linea di principio, la disponibilità comune sui fondamenti capitalistici dell’economia.

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