Sputiamo su Hegel, di Carla Lonzi: rileggere un’epoca per non dimenticare

Sputiamo su HegeI l’ho scritto perché ero rimasta molto turbata constatando che la quasi totalità delle femministe italiane dava più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione.

Siamo negli anni Settanta del secolo scorso, anni roventi e pieni di fermento politico e sociale. Il femminismo che dalla fine dell’Ottocento aveva cominciato a muovere i primi passi, in questi anni ha la sua stagione più appassionata, che porterà alla promulgazione di leggi importanti come il divorzio, il diritto di famiglia e l’aborto. Legge quest’ultima che oggi è attaccata, quasi fosse la causa primaria del drastico calo delle nascite e del conseguente invecchiamento della popolazione, addossando di fatto la colpa sulle spalle delle donne, che scelgono o sono costrette a non essere madri da un sistema che di fatto ha, giorno dopo giorno, tagliato supporti e assistenza alla maternità e all’infanzia, ma soprattutto il lavoro per le donne, la loro valorizzazione. Lo stesso movimento femminista, che ha dato una forte spallata al patriarcato, è stato messo in crisi dal sistema liberista/ capitalista, che ne ha stravolto i contenuti a danno delle donne e della loro emancipazione sociale.

Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società.

Carla Lonzi, classe 1931, critica dell’arte, anche lei studente del grande Roberto Longhi, ha attraversato come una meteora il Novecento, nel momento più intenso, vivendolo come poeta, saggista e femminista convinta. Sul finire degli anni Sessanta, quando è ormai una critica d’arte molto conosciuta e apprezzata, che organizza mostre importanti in Italia e all’estero, decide di mollare tutto per seguire il nascente movimento femminista. È tra le fondatrici del movimento Rivolta Femminile, dal cui manifesto ho tratto alcune frasi sulle quali è importante riflettere.

Rivolta Femminile è stato un movimento che per la prima volta ha messo in discussione la politica degli uomini sia di destra che di sinistra, con il quale hanno fatto i conti le categorie intellettuali dell’epoca tra cui lo stesso Pasolini, che sappiamo essere stato fortemente critico su alcuni temi come l’aborto.

Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di Stato, di sussistere.

Il lavoro domestico è ancora una realtà quotidiana per le donne, anche per quelle che lavorano, che infatti sono schiacciate da mille incombenze, tutte prive di salario ma non per questo meno pesanti. Nel lavoro domestico rientra anche la cura per i figli e per gli anziani. Le donne a tutt’oggi sono il welfare sommerso, quello tacito che nessuno riconosce. Le donne sono i caregiver per i disabili, per gli anziani non autosufficienti; quelle che finiscono per gettare la vita alle ortiche per la cura della famiglia, di cui si sentono responsabili; quelle che hanno salari inesistenti, servizi insufficienti e datori di lavoro, presi dal laccio della quantificazione della produzione. Le donne continuano a pagare la loro scelta di essere libere dal potere maschile con la morte fisica e psichica.

Dopo cinquantasei anni da quando Rivolta Femminile ha fatto sentire la sua voce, siamo ancora qui a rivendicare la luce che ci tolgono ogni giorno i poteri patriarcali che, invece di sparire del tutto, si sono rivitalizzati anche con il tacito sussiego femminile.

Fa strano che nel 2026 abbiamo in Italia una donna come Presidente del Consiglio, che ha gridato, rivendicando come suoi ideali politici e morali, tre capisaldi del patriarcato: Dio, Patria e Famiglia.

Non basta la donna aerospaziale, dirigente, medico o presidente del consiglio per affermare la parità tra i sessi: c’è bisogno di consapevolezza e senso di appartenenza di genere, che è la grande lezione del movimento femminista, cui dovrebbero essere grate soprattutto le donne che sono riuscite a ricoprire ruoli lavorativi di comando, che erano appannaggio esclusivo degli uomini.

Detestiamo i meccanismi della competitività e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell’efficienza. Noi vogliamo mettere la nostra capacità lavorativa a disposizione di una società che ne sia immunizzata.

Competitività, produttività, performance sono termini che vedono le donne relegate all’angolo della società oppure se decidono di perseguire obbiettivi di performance e produttività, arrivando a rinunciare anche alla maternità, devono subire la condanna di non aver dato “figli alla patria“. Perché il consumismo liberista e capitalista è l’essenza del patriarcato, è il potere che invade e condiziona, attraverso i mass media e social vari il pensiero anche e soprattutto delle donne, sue più inconsapevoli alleate.

La Fenomenologia dello Spirito è una fenomenologia della spiritualità patriarcale, incarnazione della divinità monoteista del tempo. La donna vi appare come immagine il cui livello significante è un’ipotesi di altri.

Questo è un libro dal titolo dissacrante nei confronti di un gigante della filosofia moderna come Hegel, che l’autrice conosce a fondo e che fa parte di quel mondo della cultura fatta da uomini, scritta per uomini, nella quale il patriarcato e il suo messaggio feroce s’esaltano, proprio oscurando e non tenendo affatto in considerazione la crescita spirituale, letteraria, filosofica e artistica prodotta dalle donne. Abbiamo camminato per secoli al buio della nostra storia, tenute ai margini e costrette a lavori massacranti e umilianti.

Dobbiamo alle intellettuali femministe se dagli anni Sessanta in poi c’è stata un’opera di recupero e divulgazione delle opere artistiche, letterarie e musicali prodotte da donne nei secoli passati. Un mondo di conoscenza e bellezza ricco e pregevole, che è stato indegnamente occultato. Se oggi finalmente si sente parlare di donne che hanno fatto la storia al pari degli uomini. è grazie alle battaglie femministe, che meritano di avere delle seguaci, visto che ancora la strada è lunga e tortuosa.

Ancora a tutt’oggi nei programmi scolastici si studiano le opere quasi esclusivamente prodotte dagli uomini e questo non permette alle ragazze di avere corrispettivi oggettivi cui confrontarsi, da cui sentirsi supportate. Nella letteratura come nell’arte degli uomini la donna è: madre, moglie, santa o puttana, ma non è mai se stessa perché è la costola, l’idea dell’uomo come Eva con Adamo o peggio Medea con Giasone.

Ecco perché è importante che si rilegga questo testo prezioso e dimenticato, facilmente reperibile su internet a titolo gratuito, perché solo risalendo alle origini del femminismo si possono comprendere le motivazioni e la grandezza di un valore che il consumismo capitalista ci ha scippato insieme all’umanità e alla solidarietà: la sorellanza.

La cultura sessuale patriarcale, essendo rigorosamente procreativa, ha creato per la donna un modello di piacere vaginale.

… il piacere clitorideo deve il suo discredito al fatto di non essere funzionale al modello genitale maschile.

Appendice di Sputiamo su Hegel c’è uno scritto, che purtroppo ho letto solo ora e che invece dovrebbe essere letto da giovani donne e uomini con l’aiuto di un esperto adulto, dal titolo: La donna clitoridea e la donna vaginale. Un trattato molto tecnico ed esplicito sul meccanismo della sessualità femminile, repressa da migliaia di anni di cultura patriarcale, che purtroppo esiste e persiste.

Oggi le ragazze sembrano discretamente disinibite e padrone del loro corpo, ma sarà davvero così? Sicuramente dalle indagini del Ministero della Salute emerge un quadro preoccupante sulle malattie a trasmissione sessuale, dietro cui si vede essere assente qualsiasi forma di educazione sessuale. Inoltre il problema della violenza di genere e della gestione dell’affettività, getta non poche ombre sulla nostra società, che si lascia imbrigliare sempre dagli stessi stereotipi. A questo si è aggiunto cil fenomeno dell’immigrazione, che ha portato alla contaminazione tra donne di diverse culture e colore, che nei casi migliori ha dato risultati di sorellanza e sostegno, oltre a un grande arricchimento culturale. Purtroppo chi emigra in un paese straniero, cerca la compagnia dei suoi simili, per sentirsi a casa. Nel caso delle donne le difficoltà riscontrate nell’approccio soprattutto medico sono state moltissime, inoltre dobbiamo sempre ricordare che vengono da paesi dove il patriarcato è violentissimo. Per questo è interessante leggere come la nostra Carla provocatoriamente ci parla del dramma dell’infibulazione, praticato a tutt’oggi nei villaggi più sperduti del continente africano. Lo fa in un modo molto particolare, perché chiama in aiuto le canzoni rituali, cantate dalle donne che praticano l’infibulazione e delle ragazze che sono costrette a subirla. Sono le donne vecchie che recidono il clitoride delle donne giovani e questo dovrebbe farci pensare a come il genere femminile si sia piegato ai voleri di un patriarcato violento, che non accenna a morire, uccidendo se stesso.

Il movimento femminile non è internazionale, ma planetario.

I movimenti femministi non hanno mai smesso di misurarsi con il proprio tempo, tra dissapori, conquiste e tante lotte continuano la loro opera di trasformazione della società, ovviamente adeguando termini e modalità in base ai tempi e alle tendenze, sempre alla ricerca di un’armonia tra femminile e maschile. Purtroppo manca la volontà di formare le giovani generazioni a vivere in maniera serena e consapevole la loro sessualità, accettando le diversità e divulgando il rispetto.

È importante in questa epoca di regresso rispolverare libri provocatori come: Sputiamo su Hegel, dobbiamo riprenderci la vita che consumismo e liberismo patriarcale ha scippato alle masse e soprattutto alle donne, imbrigliate in un sogno piccolo-borghese, legato all’avere, all’apparire, dove difficilmente si sentiranno soddisfatte, perché sfatte da lavori umilianti e paghe indecenti.

La donna non ha contrapposto alle costruzioni dell’uomo se non la sua dimensione esistenziale: non ha avuto condottieri, pensatori, scienziati, ma ha avuto energia pensiero, coraggio, dedizione, attenzione senso, follia.


Carla Lonzi è nata a Firenze nel 1931, è stata attivista, critica d’arte, saggista. Al suo attivo oltre a numerosi saggi, c’è anche un documentario girato insieme ad altre compagne, che l’accompagnarono nella sua attività intellettuale molto vivace.

Carla Lonzi purtroppo ci lascia nel 1982 a causa di una grave malattia, ma la sua opera continua a insegnarci e a darci coraggio.

Link per approfondire:

www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/carla-lonzi

www.arteecritica.it/carla-lonzi-una-presenza-alle-mie-spalle

www.labalenabianca.com/2023/10/11/perche-rileggere-carla-lonzi/

In copertina: Ama Deus, Anima nuda, olio su tela.

Autrici e autori

  • Ho un diploma magistrale e lavoro come impiegata nella scuola pubblica da oltre trent'anni. Sono sposata con due figli, di cui uno disabile psichico. Sono impegnata per i diritti delle persone disabili, delle donne e sindacali. Scrivo per diletto e ho al mio attivo tre libri e numerosi premi di poesia e narrativa.

  • Storie Sepolte è un collettivo nato dalla passione per l’arte come esperienza. Cerchiamo di essere un piccolo centro di riflessione sulla necessità di una cultura artistica nel mondo contemporaneo, provando a riportare in vita storie sommerse dal tempo e dall’oblio.

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