L’Eccitante

Introduzione n. 39

È molto interessante il fatto che il capitolo dell’I Ching da noi estratto per questo numero della rivista sia l’Eccitante, e che segua il numero precedente sulla Ragazza che va in sposa. Sembra raccontare una sorta di ius primae noctis, rito che la storiografia ha ormai sfatato come diceria priva di prove documentali.

Se già nel numero scorso abbiamo criticato l’I Ching per la sua visione retrograda verso i doveri della donna nei confronti dell’uomo e della società, proseguiamo l’invettiva nell’ambito sessuale e prendiamo spunto proprio dalla progressione degli esagrammi.

Quello sull’Eccitante, infatti, è il n. 51 e il suo segno naturale è il Tuono. Da una parte segue al capitolo sul Crogiolo (n. 50) – che indica un fermento, un desiderio – dall’altra precede l’esagramma dal titolo L’Arresto, la Quiete (n. 52). Ci sono due modi di interpretare questo sviluppo: il desiderio raggiunge un punto di rottura, in cui il tuono simboleggia il coito, fino al soddisfacimento che regala la pace. Oppure, il coito può interrompersi, subire un arresto.

Credo si possa leggere quest’ambivalenza alla luce del tema della censura. Come ormai noto, l’I Ching posa sulla tradizione dell’Yin-Yang, dove la polarità dei sessi crea la giusta tensione e può essere declinata nella dicotomia sessuale.

Tuttavia, l’avvento della cultura confuciana che mise per iscritto il testo sacro, impose una censura su quei contenuti che il suo approccio moralistico non tollerava. Il capitolo sull’Eccitante non fa più quindi diretto riferimento all’erotismo, bensì piega il rapporto simmetrico fra maschio e femmina alla luce della necessità che la donna condiscenda all’accoppiamento al solo scopo riproduttivo, per il bene sociale.

Come spesso avviene, la sfera erotica si nascose quindi nelle frange più esoteriche delle correnti di pensiero, da cui proviene il testo Su Nü Jing del III secolo d.C., nel quale si descrivono le pratiche sessuali taoiste dove, al contrario, si gioca sulla moltiplicazione degli orgasmi femminili attraverso il controllo del seme maschile. Ecco, quindi, una paradossale inversione: la censura confuciana incoraggia l’eiaculazione come godimento del maschio, la libertà sessuale del taoismo invece suggerisce il coitus interruptus come pratica ascetica.

Questa polarizzazione si trova anche nel Kāma Sūtra, volgarizzato dall’Occidente come manuale di posizioni copulative, ma in realtà autentico breviario del praticante in cui oltre al Piacere (Kama), si persegue anche il Benessere (Artha), la Virtù (Dharma) e la Liberazione (Mokṣa).

Anche l’India, infatti, ha vissuto grandi rivolgimenti nel corso delle sue epoche, perdendo man mano la sua spinta culturale estremamente libera nei costumi sessuali. Lo si vedeva negli altorilievi di alcuni templi, come quello del Khajuraho, in cui le divinità sono dedite all’amplesso fra loro e addirittura con gli animali, in scene di zoofilia.

Vi erano poi le immagini dei manuali più propriamente erotici come il Koka Sastra, molto concentrato sul godimento della donna e ricco di capitoli inaspettati quali: “Della maniglia dell’amore in conformità con le fasi lunari”.

Purtroppo il Kāma Sūtra arrivò poco prima delle invasioni islamiche, le quali imporranno sull’India una concezione molto diversa della sessualità, all’insegna del veto e della repressione, stravolgendone per sempre i costumi. Come in Cina, anche qui la curiosità non si spense ma prese una strada occulta nella forma del Tantrismo, in cui l’atto sessuale è una delle pratiche privilegiate per liberare l’energia divina (Kundalini), attraverso il prolungamento dell’estasi.

Ancora una volta, l’arresto del coito è inteso in senso opposto rispetto all’inibizione. È lo strumento di trasformazione della carica pulsionale in veicolo per l’illuminazione.

Il paese che più di tutti fa convivere queste due spinte è però il Giappone, il cui rapporto con la sessualità rappresenta un caso emblematico, a lungo studiato da psicologi e sociologi. In epoca Edo, come per altre forme d’arte, la cultura nipponica è stata capace di ispirarsi al modello cinese riuscendo a innalzarlo.

Le stampe erotiche cinesi chungong hua, arrivate attraverso i porti, diedero vita al fenomeno dello shunga, letteralmente “pittura della primavera”, eufemismo per alludere ai divertimenti dei nobili all’interno dei loro palazzi. Lo sguardo è quindi già di per sé voyeuristico: vediamo cosa fanno questi signori quando i popolani non li guardano, come spendono il loro tempo non costretti al lavoro.

È chiaro che lo stato di eccitazione che suscita nello spettatore conterrà una mescola di invidia e vergogna, succube di non avere accesso a quell’idillio edonistico. Per rimarcare l’inarrivabilità del sogno erotico, i maschi denudano spesso organi sessuali giganteschi con cui soddisfano le loro concubine.

Come sappiamo, all’avvento della modernità, della democratizzazione e della tecnologia, la società giapponese si scatenò nella produzione e nel consumo della pornografia hentai, parola che già di per sé dà la misura del fenomeno poiché significa: “anormalità”.

Le sottocategorie delle varie depravazioni sono, come molti sanno, fra le più bizzarre e includono categorie a rischio, come il lolicon e lo shotacon che si affacciano alla pedofilia. L’intervento delle leggi di censura porta gli estremi alla recrudescenza perché, oltre alle comprensibili restrizioni sul materiale troppo osceno o violento, rincara imponendo la pixelizzazione dei genitali e talvolta persino dei peli pubici, nel più classico dei paradossi giapponesi in cui il peso dell’autorità e il desiderio soffocato entrano in contraddizione dando forma agli oscuri panorami delle perversioni, che traspaiono anche nella cinematografia, negli anime, nei manga e nella letteratura nipponiche.

L’erotismo è quindi, come sempre, specchio delle rispettive culture, così ai tempi dell’I Ching come a quelli odierni diffusi via web. Sa dare la misura, come direbbe Bataille, della frizione fra la coscienza alienata e lo scandalo che, come un tuono, cerca di scuoterla.

Autrici e autori

  • Federico Filippo Fagotto, direttore editoriale della rivista La Tigre di Carta, presiede l’Associazione culturale La Taiga che gestisce il teatro e circolo culturale Corte dei Miracoli. Appassionato di scrittura, pubblica nel 2021 il suo primo romanzo: L'invenzione di Casares (Bookabook Editore), cui seguono Flæsh (Santelli Editore, 2024) e, in prossima uscita, Rever (Do It Human Editore, 2025).

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