«Risplendere sempre, risplendere ovunque», questo direbbe Vladimir Majakovskij se gli venisse chiesto perché fare poesia.
Questa rubrica si ritiene umilmente seguace di queste volontà, condividendone lo slancio vitale e provando così a offrire uno sguardo sul mondo della poesia suburbana, che generi un’istantanea della realtà poetica cittadina raccogliendo i contenuti di quegli autori che, attraverso i loro componimenti, sentono l’urgenza di raccontarsi. Poesie ed Euforie Metropolitane è dunque una raccolta di contenuti autoriali di prosa e poesia, selezionati tramite la votazione di una giuria popolare durante l’evento della “Cena Poetica”, un convivio che prende le mosse dalla tradizione del Poetry Slam e in cui, tramite la condivisione di vivande e di letture, ci si ricollega a una dimensione raccolta e insieme di festa. Il progetto di questa rubrica è perciò quello di dare testimonianza del passaggio e della presenza di questi momenti di poesia urbana, al fine di renderli sorgivi protagonisti della scena culturale.
a cura di Francesco Pipitone
Di seguito le poesie dei vincitori delle scorse edizioni della “Cena poetica” presso la Corte dei Miracoli
(8 gennaio, 5 febbraio, 5 marzo e 2 aprile 2026)
Una goccia – di Marco Levi
Ora che è caduta la prima goccia
la seconda;
ora che l’uragano Gatto
si è abbattuto sulla terra
e le acque
ci vorticano via,
ora comprendi
che abbiamo esagerato.
Argini avremmo dovuto porre argini
alla paura della morte
alla sovrabbondanza degli sciamani;
in ogni notte d’estate o quasi
si sono fatti fuochi, e intorno ai fuochi
-ora sì, puoi immaginare quante-
danze della pioggia.
Marco Leone Levi, appassionato di miele, Kung fu e lunghe passeggiate; molto bravo a perdersi.

Paura – di Gaia Bernardini
Percepisco agitazione tipo che c’è qualcosa in agguato.
Come quando sei piccolo in un corridoio e corri e non guardi indietro perché sai che se ti giri c’è qualcosa, non qualcuno ma qualcosa e non sai bene cos’è sai solo che devi correre e non guardarti indietro e arrivare al letto il prima possibile e nasconderti tra le lenzuola se no muori e non sai mica perché ma muori.
E poi metti che senti un’unghia dell’alluce che spunta dalle lenzuola, anche lì sei morto.
Noi ci capita di dire sempre “come quando ero piccolo e…” ma la verità è che ancora se c’è un corridoio io lo so bene che devo correre via e non voltarmi e arrivare sotto le coperte perché se no si muore, che è proprio così che si muore. Io lo sapevo ieri, e lo so oggi è lo saprò domani e tra dieci, venti, cinquant’anni che sarò anche più vecchia e più saggia. È così che ci si preserva nel tempo: che se si ha paura di qualcosa si sa dove correre per coprirsi per bene anche se è estate e fa un caldo che veramente.
E non ci si alza neanche per pisciare. Se si è in due è diverso, ci si può anche alzare per pisciare se proprio si vuole, che se ti alzi e quando torni dal bagno ti senti la morte che ti segue, sai che appena entri nella stanza sei salvo anche prima di entrare nel letto, ti basta vedere l’altro che ancora è fermo che dorme e la morte si ferma sull’ uscio, ti rimane solo la tachicardia della corsa e della paura. È comunque consigliabile rimanere al sicuro ben coperti. Così si sfugge alla morte: riparandosi con qualcuno da qualche parte.
E se ora voi mi dite “a me mica succede di sentirmi il cuore in gola così, di scappare dal nulla” io mica vi credo, non siete più coraggiosi di noi.
Piratessa ciclista orafa liutaia e matta in culo.

Liquido – di Rowena
Non resta che un’ultima,
piccola,
minuscola goccia in quel bicchiere
che mi era parso mezzo pieno.
Sorso, dopo sorso,
l’ho assaporato
Ogni sorso è stato denso,
Indigesto,
ogni sorso è stato difficile
da mandare giù
ogni goccia mi lasciava l’amaro in bocca.
Sentivo scendere quel liquido
vedevo quel bicchiere svuotarsi
ma quel bicchiere era di vetro,
fragile e trasparente
Ho potuto vederci attraverso.
Quel liquido mi oscurava,
quel liquido mi aveva resa cieca.
Ora vedo
e ricomincio, lentamente
ad aggiungere liquido,
desta mi affretto ad osservare,
che buono questo nuovo nettare
è dolce e fresco
e questa volta
l’ho riempito interamente
Io
Mi chiamo Rowena e sono un’artigiana, realizzo vestiti ed accessori con materiali e tessuti riciclati, illustrazioni e ricami poetici.

Cleopatra – di Pas
È da quando regnava cleopatra da 40 anni 40?
forse 70 70 prima di cristo. da quando regnava cleopatra,
da quando non esistevamo è da allora che ci amiamo.
Mi domando spesso come un chiodo fisso mi chiedo chi è stato il primo di noi il primo a iniziare la prima volta.
Chi ha commesso arrogante, nemico di dio il peccato serpente di farsi un’amante?
Morta cleopatra caduto l’impero cambiato ogni piano testardi ci amiamo.
Nascosti talvolta – in piazza in rivolta – al centro dell’orgia, dalla psicosi dell’anno mille, se fosse finito in tante scintille.
Scagliata la pietra è finita cleopatra, nato lo zucchero mano del diavolo. cristoforo in america, cristof di truman cristo gabbiano e cristo ancora che ci amiamo.
Morta cleopatra e poi morto cristo dice il baffone sotto il balcone il mondo diciamo sarebbe rinato e ci amiamo più forte della pentecoste della prima e seconda rivoluzione delle pantagrueliche guerre mondiali,
ci amiamo più forte dei vostri giornali della letteratura, la penicillina, di queste mura, di ogni Medina dell’arrivée d’un train à la ciotat di Michelangelo e la sua pietà ogni anno cleopatra rimane morta e cambiamo forma ogni santa volta, assistiamo innamorati alle cose del mondo dei suoi abbonati. balliamo un tango iniziato col primo iPod sul mercato.
Un tango iniziato nel 45 piogge su piogge di piogge di sangue il ritmo è cambiato, dio si è ammalato un futuro dato per scontato ancora sto tango non è rallentato. siamo innamorati dalla vittoria del capitale, dall’intelligenza artificiale cleopatra parliamo cleopatra baciamo, facciamo a botte giochiamo alla notte.
Così ‘sto pericolo imminente… morire, restare senza niente di deforestazione per colpa di un bottone cadere ammazzati assetati assordati appare minuscolo il nostro timore davanti al mondo e alla sua lore, che da Cleopatra coincide con noi.
Capito che sto parlando di voi? finirà il mondo e mancherà l’acqua – sarà finita l’umanità nessuno più si parlerà nessuno più pronuncerà una c, una b, una a nemmeno cleopatra resterà.
E anche allora – tornati galassie, giocheremo alla notte come le bestie non è miracolo o fenomeno atipico siamo noi un fatto entropico di essere amore e amore tornare; finché qualcuno dietro quest’angolo si vuole baciare.
Pas gironzola per Milano da molti anni. Antispecista e transfemminista – si occupa di scrittura, teatro, video e poesia.




