RUSSIA / Moscow / Alexandra Marinina, 49, is a former detective and lieutenant-colonel in RussiaÕs police force and is RussiaÕs most read novelist. She has written thirty detective novels in the last thirteen years and bears a close resemblance to her heroine, Anastasia Kamenskaya, the only difference being that Anastasia is one dress size slimmer and has a driving licence. Photographed here in her office. Moscow, 2006

La ragazza che non va sposa

Immagini di donne imprenditrici nella Russia in guerra

Davanti alle evidenti debolezze degli odierni regimi democratici occidentali emerge ancora più forte la lenta e radicata stabilità delle grandi autocrazie orientali quali Cina e Russia. I venti di guerra mostrano come decisioni ponderate e condotte con strategica misura siano state sufficienti a tenere in piedi enormi economie in aperto conflitto con il potere del dollaro. Il costo enorme di queste manovre è comunque evidente: è uscito a gennaio sul New York Times lo studio con i dati aggiornati sulle vittime complessive al quarto anno dall’invasione dell’Ucraina del 2022 che, tra i soldati feriti e uccisi, si aggirerrebbe attorno ai due milioni.

La guerra di Putin smuove la coscienza occidentale che dopo quattro anni non vede la garanzia di una tregua. La tragedia umana colpisce profondamente anche il popolo russo, che vede sacrificati centinaia di migliaia di suoi giovani per una causa apparentemente economica, quando non solo identitaria. I suoi uomini mandati al fronte morendo o restando invalidi superano del doppio quelli ucraini, che invece per lo meno sentono la motivazione di stare difendendo le proprie città. Certe imprese hanno portato sciagure.

Abituati come siamo a concepire il mondo immaginandoci una linea storica progressiva in continuo miglioramento, stupisce ancora molto trovarsi coinvolti nelle stesse dinamiche imperiali di cui parlano le grandi narrazioni epiche di migliaia di anni fa. Nulla che sembri propizio, per il momento.


Chiedersi a più riprese come faccia a reggersi un’economia così grande come quella russa in un periodo di tale perdita umana apre alle solite risposte sul carattere militare e indomito del suo popolo, già abituato durante l’impero e l’era sovietica a sopravvivere con poco a periodi di crisi e carestia. L’economia di guerra condotta per continuare a sopravvivere alle sanzioni e portare avanti l’invasione non lasciano intravedere infatti un tracollo imminente, quanto più una lenta sopravvivenza sul lungo termine.


Dal punto di vista di ciò che trapela in Europa è difficile seguire quello che si muove oltre la fitta trama di immagini e informazioni di propaganda al di là del fronte. Oltre a pochi fotoreporter e giornalisti impegnati c’è ben poco.
La tenacia del popolo russo potrebbe non essere però l’unica fonte di stabilità interna a sostegno del potere del Cremlino: oltre al pesante autoritarismo e un arcipelago di legami con altre potenze mondiali che ne acquistano ancora le materie prime, ci sarebbe un lato dei suoi equilibri sociali non altrettanto riconosciuto.


Sarà allora il panorama artistico e culturale a consegnarci uno scorcio più sincero nella realtà moscovita al di là dei tempi che corrono; quella dimensione maschile che si mostra in maniera muscolare attraverso la guerra non è l’unica responsabile dei successi e degli insuccessi di un intero paese.


Entra in gioco anche nel cinema un sottile rimando alla figura mitica della donna al comando della famiglia russa ormai in disgrazia: è il caso del film Anora (2024), dove la moglie dell’oligarca alcolizzato, Galina Zakharova, madre del giovane co-protagonista viziato, è raffigurata come la vera detentrice delle “chiavi di casa” del patrimonio del marito. La trama prende una piega apparentemente incontrollata quando Anora, una stripper ventenne di origini russe, seduce il piccolo Vanya Zakharov, scatenando l’ira della famiglia. Si tratta dell’unica storia di successo prettamente russa in occidente post-invasione. Anche qui la vicenda del matrimonio come classico vincolo ordinatore resta invariato. Il tema ricorrente sta però nel ribaltamento del potere nuziale patriarcale, sia quando si tratta di vero e proprio matrimonio, sia quando è in ballo una più leggera storia sessuale come tra Anora e Igor.

Il suo valore simbolico sta almeno due volte in mano alle donne: la prima perché non è il padre o il figlio a scegliere sul futuro della Ragazza che va in sposa, ma la già-moglie del padre, che riesce infine a dissuadere anche il figlio Vanya. La seconda perché non è Igor, la guardia del corpo chiamata in emergenza a ricostituire l’ordine prestabilito, ma la giovane protagonista Anora, a condurre il breve incontro verso la fine del film. È lei che dopo aver ricevuto l’anello d’oro andato perduto, metafora erotica in tutta la tradizione orale slava, interrompe il rapporto sessuale e detiene dunque il potere sull’uomo incapace di portare a termine il corteggiamento. Due storie romantiche interrotte nello stesso film.
Nell’ assenza di un ventaglio di progetti fotografici che illustrino in maniera autentica le trasformazioni che sta affrontando la società russa, torna attuale uno dei lavori più ironici e meno conosciuti del fotografo Paolo Woods che, trovatosi a Mosca nel 2005, comincia a fotografare quelle donne che occupavano grandi posizioni di potere all’interno di istituzioni pubbliche o private. Ne è uscito “Nouvelles Russes”.


I soggetti ritratti sono donne imprenditrici che hanno dato il via a vere e proprie istituzioni culturali pur non comparendo necessariamente nelle solite liste Forbes sulle persone più ricche di un paese: vi è Irina Balakina, che fece carriera dentro Reuters, poi Aliona Doletskaya, editor e prima Chief Executive per Russian Vogue, Aidan Salakhova la fondatrice della prima galleria d’arte contemporanea di Mosca, Olga Pleshakova che dirigeva la seconda compagnia aerea del paese e Olga Sviblova fondatrice della Moscow’s House of photography.

Si tratta di uno dei lavori meno conosciuti del fotografo, che tra i progetti più famosi raccoglie “The Heavens” sui paradisi fiscali, “Chinafrica” sulla presenza cinese nel continente nero e “Chaos Americano”, uno dei suoi primi lavori fotografici di maggior peso. Il suo documentarismo centra sempre il punto, scoprendosi attuale più che mai se si pensa che in questi 20 anni la Russia è cresciuta abbastanza da tornare a essere una grande potenza a est. Vale la pena chiedersi ancora su quale base si regga una società sfilacciata che sacrifica ogni giorno i suoi uomini, e se le sue donne saranno ancora a lungo il fondamento su cui appoggiarsi nei tempi di sciagura.


Mentre Woods nel febbraio 2026 decide di tornare in Ucraina per un nuovo progetto fotografico, pubblichiamo sul prossimo numero di Panzoo Magp (003) un’intervista esclusiva in luce della conclusione della collaborazione con il festival di fotografia “Cortona On The Move”, di cui è stato direttore artistico fino al 2025.

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