Iniziamo con una considerazione terminologica e proviamo a fare chiarezza: contemplare, assistere e guardare sono sinonimi, ma i rispettivi significati non coincidono perfettamente. La scorsa settimana avete guardato una partita di calcio, belli comodi sul divano, senza muovervi da casa. Se avete assistito all’incontro, la sfumatura implica che eravate presenti e che vi siete presi la briga di andare allo stadio. Il verbo contemplare, invece, si muove in una sfera semantica ancora differente. In qualche modo implica meraviglia o stupore, e ci suggerisce che lo spettatore sia in presenza di un’opera d’arte, di uno spettacolo della natura, o di un paio di gambe perfette.
Cosa si contempla in un gioco? In buona parte dipende dal gioco: ammetto di non aver mai contemplato una partita di scopone scientifico in spiaggia, o il manuale delle regole del Monopoli. E sono pronto a scommettere che nemmeno chi sta leggendo questo articolo si è mai cimentato in una cosa del genere. Per scomodare il termine contemplazione ci deve essere quel pungolo estetico che si prova davanti alle cose belle o irripetibili; con tutto il rispetto per le regole del Monopoli.
Se c’è un’esperienza ludica che incarna bene il termine contemplazione è quella del videogioco, che ha due ottimi motivi per essere al centro di questo articolo. Numero uno: in un videogioco veniamo immersi in un mondo che possiamo esplorare e con il quale è possibile interagire. Premessa ottima, se lo scopo è quello di contemplare un panorama alieno colorato e popolato da una fauna stramba e variopinta. Numero due: siamo noi a gestire la camera di gioco, ovvero l’inquadratura che di volta in volta viene presentata a schermo. Questo espediente permette al giocatore di soffermarsi sui particolari che più lo interessano, di percorrere una strada cittadina con il naso rivolto all’insù o di esplorare una foresta costellata delle rovine di un’antica civiltà.
Nell’ambiente del videogaming si è arrivati a coniare la sigla OMI (Opera Multimediale Interattiva), che indica proprio quel tipo di videogiochi in cui il mondo di gioco è vasto, particolareggiato e ha un’identità grafica tale per cui è immediatamente riconoscibile. Proprio come si distingue facilmente un Van Gogh da un Kandinskij, è possibile riconoscere lo stile di una casa di sviluppo o di un Head Designer. Questa sigla mira a legittimare il concetto di videogioco come opera d’arte: non si parla di mera esperienza videoludica, ma di un processo che il giocatore intraprende, e che lo porta a scoprire ed esplorare una realtà intera e sfaccettata, fatta di dialoghi carichi di implicazioni morali, di segreti arcani, di immane violenza o di semplice bellezza.
Ma siamo qui per parlare di contemplazione. Mi permetto di scendere ancora un pochino nel dettaglio, e fare un’ulteriore distinzione tra i giochi sandbox e i GDR che puntano sulla grafica (si, se volete avventurarvi nel mondo videoludico dovete essere pronti a sorbire termini inglesi e svariate sigle). Un gioco sandbox rimanda all’idea che il giocatore possa creare, distruggere e rimodellare elementi di gioco come se fosse in spiaggia, con un bel mucchio di sabbia e tante forme a disposizione. Uno dei migliori esempi di gioco sandbox in circolazione per longevità, fama e numero di giocatori attivi è Minecraft.
Il mondo di Minecraft si compone interamente di blocchi cubici, ognuno dei quali può essere un differente materiale: terra, sabbia, pietra, legno, acqua, lava e minerali (carbone, rame, ferro, oro, etc). Scopo del gioco è raccogliere (mine) questi blocchi con opportuni attrezzi e utilizzarli per costruire (craft) altri oggetti di vario tipo, per realizzare svariate costruzioni e procedere all’interno del gioco. La mappa è divisa in vari biomi: si va dai deserti ai boschi, dalle giungle alle montagne. Ciascun ambiente ha le proprie caratteristiche uniche e talvolta creature che si aggirano al suo interno. Inoltre, il terreno può essere composto da oceani, pianure, montagne, caverne, pozze d’acqua o di lava, villaggi e altre strutture generate casualmente. È possibile giocare a Minecraft come dei pionieri o degli avventurieri: si scava per trovare materiali, si forgiano armi e attrezzi e poi si va a picchiare i mostri ed esplorare le caverne.
Esiste però una larga fetta di giocatori a cui questo aspetto esplorativo (e violento) del gioco non interessa, e sfrutta il motore grafico di Minecraft per fare qualcosa di diverso: replicare architetture e costruzioni famose o anche, per i più dediti a questa modalità di gioco, creare con la sola fantasia e un po’ di pazienza i più svariati setting. Confusi? Ci vuole un supporto visivo: andate su YouTube o su Google e digitate:
- Minecraft buildings/Minecraft crazy buildings
- Minecraft Khazad Dum (se non sapete cosa sia Khazad Dum, disonore a voi e alla vostra mucca)
- Minecraft Star Wars

Con questi tre riferimenti avete appena scrostato la superficie dello sterminato mondo di Minecraft. Sterminato, fantasioso e anche coraggioso. Se state pensando che visitare Manhattan fatta a cubetti sia tutto sommato una perdita di tempo, vi propongo questo esperimento. Un gruppo di 24 ragazzi nel 2020 ha creato all’interno di Minecraft una biblioteca, nella quale ha trascritto e immagazzinato qualche centinaio di libri a articoli (a oggi ce ne sono poco più di trecento). I testi non possono essere modificati dagli utenti e non possono venire rimossi dal server, ma possono essere consultati e anche scaricati. I libri e gli articoli scelti per essere trascritti erano (e sono) sotto censura in diversi paesi del mondo: in questo luogo trovano rifugio e possono essere liberamente consultati. Chi lo desidera può connettersi a un qualsiasi server di Minecraft e visitare questa biblioteca. Visitare in senso stretto, intendo: la biblioteca si presenta come un edificio in stile neoclassico, con tanto di parco, piscine e viali alberati. Una volta all’interno è possibile consultare i libri, che sono disposti in varie ali dell’edificio. Provate a leggere uno di questi articoli, e poi a passeggiare con fare meditabondo lungo i sentieri del parco della biblioteca: tutto molto suggestivo. Se siete incuriositi cercate Uncensored Library Minecraft sul web.
Passiamo ai giochi che puntano sulla grafica. Per prima cosa, una breve precisazione su cosa si intende per “grafica” nel mondo videoludico, e come funziona. All’interno di un videogioco ogni oggetto ha una sua texture. La texture è un’immagine bidimensionale, che viene applicata a un modello tridimensionale per dare alla superficie l’apparenza di una consistenza specifica. Immaginate una sfera, bianca e senza segni sulla superficie. La texture viene applicata sulla sfera, per poterle dare varie fattezze: un pallone da calcio, una sfera di granito, la luna boscosa di Endor.
Negli ultimi anni abbiamo imparato a creare texture ad altissima risoluzione, e per non farci mancare nulla abbiamo anche sviluppato console in grado di reggere la mole di informazioni che queste nuove texture richiedono di elaborare. A sua volta, questo ha portato a una generazioni di giochi molto “pesanti” in termini di GigaByte (l’unità di misura con cui si misura la mole di un file – per intenderci, un film in buona qualità si aggira intorno ai 2 GB, un moderno gioco per pc o console si attesta sui 100-150 GB). Abbiamo però guadagnato la possibilità di muoverci attraverso mondi di gioco dettagliatissimi, che offrono panorami mozzafiato e spunti di contemplazione non indifferenti. Andate ancora una volta sul web e digitate i titoli che trovate qui sotto, insieme a parole chiave come “screenshot” o “landscape”:
Metro 2033 (2010)
The Witcher 3: Wild Hunt (2015)
Kingdom Come: Deliverance (2018)
Fallout 4 (2015)
Cyberpunk 2077 (2020)
Hogwarts Legacy (2023)
The Elder Scrolls 4: Oblivion Remastered (2025)
Vi ho proposto titoli che coprono lo sviluppo grafico dei videogiochi degli ultimi 15 anni, così che possiate farvi un’idea. Troverete scorci e vedute talmente dettagliate e ricche da sembrare davvero reali, e altre troppo assurde per poter esistere al di fuori di un videogioco. Ma la mente umana concepisce da sempre strutture e paesaggi immaginari. A volte riesce a renderli reali, e crea piazze, giardini e opere d’arte, altre volte si accontenta di descriverle nei libri o dipingerle sulla tela. Oggi abbiamo la possibilità di entrare dentro quella tela e, cosa ancora più sorprendente, possiamo decidere di muovere la testa per vedere cosa c’è oltre la cornice. Provare per credere.



