LYPAH-MOVE
6 Marzo 2027
Sabato pomeriggio di inizio marzo, Milano sud, Piazza XXIV Maggio. Temperatura ancora da fresco inverno e cielo tra il biancheggiante e il plumbeo. Oggi i 2 giovani stan splendidi proprio. Quasi 21 anni. Li compiono entrambi nel giro di un mese. Cominciare a festeggiare in anticipo, fare festa, festa sempre senza pensieri e senza remore.
M. “Ma ci pensi 21 anni”
P. “Seeeeee! Festaaaaaaaa!”
M “Allora, la prendiamo o no questa Limo?!?!!
P. alza il calice di champagnino “Amici…”
M. “Per la pelle…”
P e M. “Per la figa, per la polvere di stelle”.
Noleggiano un Limo Hummer bianca, lunga, lunghissssssima, con interni da capogiro. Divanetti, specchi ovunque scintillanti e luci patinate che sberluccicano dappertutto. Vogliono fare gli splendidi, hanno il Cash hanno. Cash smaterializzato, hanno le cifre nella carta hanno, concettualmente cash e ricchezza a palate. Cash smaterializzato ma anche cash contante arrotolato. E lo vogliono far vedere, sentire, invidiare. Annusare. Cash, Cash, Cash. Ore 15:08 al DarKing, locale trooppo troppo in voga scelto per puntello, dove bere due calicini rapidi giusto per cominciare. L’autista passa a prenderli. Arriva la Limo.
P. “Salite bellagggente! Tra sfilate e party spinti è tutta roba nostra, oggi ci mangiamo Milano…”.
I soci con gli occhi strabuzzanti e le amiche fiche tutte in tiro, qualche K di vestiti addosso, cominciano ad accomodarsi nella limo carezzando gli interni in pelle. M. ride “Si sbocciaaaa!!! Open bar per tutti… e sui vassoi nevicaaaaaa! Diamoci dentro!!!”. I ragazzi sono su di giri, gente selezionata, ricchi di famiglia e giovani affaristi, arrivisti in formazione con la spocchia addosso per definizione. Cash, Cash, Cash. Tutto da mostrare. Tutto da ostentare. Su cui gli altri dovrebbero sbavare. Con il Cash addosso. Piazza XXIV Maggio si dirama in Viale Col di Lana. Dentro alla Limo la musica che spinge, tracciati di polvere bianca sui vassoi specchiati. Giusto il tempo di partire e già giù le prime righe. Divertimento immediato è il comandamento assicurato. Ammiccamenti. La dinamica dei tocchi, un fianco, un kiss, una spallina che pende, un cocktail che scende, una tipa che intende. E credit card che disegnano altri tracciati e cinquecentoni arrotolati che passano di mano, che salgono nel naso. Il sound che pompa ed osservare fuori dai vetri oscuri… tutti ‘sti sfigati. Affaccendati nel frenetico ronzio come insetti costernati. Loro invece da dentro, tutti belli, fighi e imbellettati coi sorrisi patinati. Invidia sociale tutta da attirare, sono loro che vincono e convincono. Con il Cash ammirato, sbrodolato addosso.
Col di lana, semaforo rosso, la Limo rallenta, la Limo si ferma. Di fronte alle strisce pedonali. L’autista sospira, vede un gruppo di ragazzi attraversare, sono completamente vestiti di nero pensa, guardando bene ci sono anche svariate ragazze. Allarga lo sguardo periferico lateralmente.
Pensa, sono tanti. Sono proprio tanti. Troppi. In un attimo una coltre di fumo rosso si sparge ed espande tutto intorno. Sfumogenata degna di un’intera curva del vecchio San Siro abbandonato. È rosso tutt’intorno. Adesso. Pacche a mano aperta sui finestrini. Ragazzi travisati in passamontagna nero domandano ossessivamente, come una cassa dritta durante un free party della scena:
“È qui la festa?” “È qui la festa?”
“È qui la festaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa?” All’interno, inattesa, si insinua la paura.
M. con voce tremante “Ma chi sono questi… Cosa vogliono da noi?’”
In un attimo sono gomme squarciate e molteplici coppie di mani guantate che afferrano la carrozzeria sottostante. Mani pronte a sollevare. Uniti, coordinati i ragazzi in nero si pongono sul lato, sono più di venti a sollevar la Limo.
“Oooooooooohhhh… Oooooooooohhhhhhhhhhh, Ooooooohhhhhhh…”
Dentro la Limo è il caos adesso, lo scompiglio addosso. “Oooooooooohhhh…
Oooooooooohhhhhhhhhhh, Ooooooohhhhhhh…” Crash!
Vetri in pezzi di finestrini rotti.
Eccola su un fianco la Limo, ruote che ora accelerano girando a vuoto. Corpi richiamati dall’implacabile forza gravitazionale si ammassano all’interno verso il basso. Volti trasfigurano. E pianti si scatenano.
“Oooooooooohhhh… Oooooooooohhhhhhhhhhh, Ooooooohhhhhhh…Lèèèèèèèèèè!!!” Tuuum!
Crash!
Un suono che decreta il compimento dei 180°. La Limo è ribaltata, carrozzeria spanata, vetreria infranta. Compagnia interna franata, disorientata, affranta. Nessuno s’è fatto male solo qualche livido ma il terrore è addosso. Dentro la Limo completamente riversa adesso. Nessuno che più ride e il Cash si mischia solo al piscio addosso. Adesso. I sorrisi sbruffoni disegnati sui volti di M. e P. prima che il cielo si tingesse di rosso hanno lasciato il posto a magone e odore di urina proveniente dal loro basso ventre. Cinque altri fumogeni vengono accesi per coprir la dipartita. Com’erano arrivati, vanno via veloci. Le felpe col cappuccio dileguate in un momento. Uscendo di scena tante voci riempiono l’aria di grida forti e determinate:
“LYPAH – MOVE”, “LYPAH – MOVE”, “LYPAH – MOVE”
Un’eco disorientante riecheggia nella via. In strada chi ha assistito, tendenzialmente è rimasto impietrito. Tanto è stata improvvisa, veloce e disciplinata l’azione. Sciabolata su bottiglia di champagne Dom Perignon, collo che salta, mano che riempie due calici. Ripresa che si allarga su quattro soggetti travestiti impeccabilmente da Joker, tre siluette: femminile, maschile, androgina. Un cane ed un gufo. Brindano e ridono, bevono e dicono all’unisono: “Vi abbiamo fatto la festa!”
Montaggio video che passa alla Limo proprio negli istanti in cui viene ribaltata. Voce fuori campo.
“LA CRISI IMPERVERSA. NESSUNA OSTENTAZIONE DI RICCHEZZA VERRÀ TOLLERATA. NESSUNA ACCUMULAZIONE DI RICCHEZZA RESTERÀ INTATTA. REDISTRIBUZIONE AL POPOLO OPPRESSO UNITO. BENESSERE AL POPOLO SUBALTERNO IN AGITAZIONE. VENIAMO DA TUTTE LE PROVENIENZE, AMIAMO TUTTE LE FORME UMANE ED ANIMALI, CONNESSI AL PIANETA NATURALE IN UN’ALLEANZA DI LOTTA INTERGENERAZIONALE. L’ANCESTRALE E IL FUTURIBILE IN UN INDISSOLUBILE LEGAME. ARRIVEREMO OVUNQUE. ADDOSSO. ADESSO. QUI E ORA. PRESTO!
LYPAH – MOVE”
Il video esce tre minuti dopo l’azione da un account appena creato su Beta Pangram. Beta Pangram è il social che dopo essersi inghiottito i quattro quinti delle piattaforme è diventato il semimonopolista indiscusso. Ogni azione LYPAH – MOVE è sempre rivendicata a stretto giro con un video. Scenicamente perfetto, immaginativamente impattante. LYPAH – MOVE. Linguaggio schietto diretto, messaggio come un tirapugni nei denti. LYPAH – MOVE. I denti del nemico. L’account pirata registrato con dati inventati dà l’innesco e va in replicazione, rimbalzando sui profili e sui portali delle news.
180 minuti dopo la sua creazione, l’account va in evanescenza e scompare. Per sempre. Irrintracciabile la fonte, per chi controlla e reprime. Origine ignota, la guardia non può prender nota. Gli hacker si muovono abili nel movimento. Gottcha! Fuliggine a ruota. LYPAH – MOVE VOLA AD ALTA QUOTA. Il mondo social va inteso per il necessario utilizzo di propagazione ma al tempo stesso limitato nel tempo e spazio d’utilizzo per stare nel QUI E ORA.
TG1 FlashGiornale su Beta Pangram edizione delle 20:00. E questa è la 39esima azione della settimana rivendicata da LYPAH – MOVE nel conglomerato metropolitano medio padano MilaBerEscia. MilaBerEscia: area comprendente oltre 4,5 milioni di abitanti, che ingloba l’asse centrale lombarda da Milano a Brescia, passando per Bergamo; un territorio connesso da una capillare rete viaria in superficie ed una fitta rete di treni sotterranei iperveloci chiamata MetroTav (treno alta velocità metropolitano). Altresì nota come una delle zone più inquinate del pianeta, con la concentrazione di PM 2.5 attualmente 8.7 volte il valore guida annuale indicato dall’OMS.
18 Marzo 2035
“Siamo pazzi, arrendetevi!”
“Maranza di tutto il mondo uniamoci” Scritte sui muri di Milano
Liam “Uè ma ve lo ricordate quando abbiamo lanciato per la prima volta l’utilizzo di LYPAH MOVE, ve lo ricordate”?
Kay “Si, certo, 9 anni fa. 2026. Ci siamo trovati catapultati in quel groviglio, talmente teso che mi vengono i brividi ancora adesso a pensarci. Negli anni precedenti, invece, eravamo quattro gatti. Randagi”.
Beppe “Quasi potevamo stare tutti in una stanza. Con la difficoltà di impattare sulla realtà con le nostre idee visionarie di uguaglianza e liberazione in un marasma di atomico individualismo, disagio e rassegnazione”.
Kay “Prima tra litigiosi rivoli, invidie e paranoie, arrabattati tra scuse e troppe storiche delusioni. Ma poi in concreto non eravamo ancora riuscite ad affrontare nel profondo la questione del potere al nostro interno”.
Liam “Senza rendercene conto, tutto ciò ci faceva soffrire terribilmente”.
Anja “La mancanza di comprensione lucida delle dinamiche di ruolo e aspettativa; leadership, gregari e manodopera; la microfisica del potere nei nostri rapporti all’interno dei collettivi, delle azioni, delle assemblee; nell’amicizia, nel livore, nell’odio e nell’amore” Beppe “Ma finimmo insieme nel delirio. Azzannando la vita e le sue mille contraddizioni. Con il cuore in mano e minchia si: eravamo proprio pazzi. Con una volontà tenacemente folle, non potevamo rimanere indietro con l’analisi. Le azioni di rivolta si legarono a doppio filo con la riflessione”. Kay “E quando è uscito il pezzo di Diaspora731”…
Anja “Minchia che bomba! Riascoltiamolo, vi pregoooooo”!
Giorgia sbadigliando “Raga, ma quanto siete sdolcinatei, mi sfrangete le ovaie con tutto questo miele” Kay “Ecco il pezzo, senti come suona, come suona ancora”…
C_OLTRE_X
ESCOGITATO FULMINE IMPERFETTO DENTRO MENTE DI REIETTO
UNA VISTA, UNA SVISTA,
UNA PORZIONE DI STRADA RIMASTA NON RESTA MESTA
NEL TURBINE D’URAGANO CHE SOVRASTA
SCORTICATE ELLISSI NELLA DIMENSIONE DELL’ECLISSI, PER ESPERIRE CONVULSIONI
NOMADI
CONTRATTE IN EPILESSI
CATALESSI POSTUMA ALL’INGANNO
DIACRONICO COMANDO SCOMPOSTO DI RIMANDO MONATTO APPESTATORE DI QUESTO
DISINGANNO
ELABORO IN_COSCIENZE DI NAUFRAGHI
DIASPORE FORZATE PER GENEALOGIE DI PROFUGHI CONTORSIONI DENTRO AI BUNKER
CON L’INDISCIPLINATO HACKER
PER IL KNOCK-OUT NON C’È PIÙ ROUND
NELL’ANTIBIOS SPAZIO SOLO PER IL COUNTDOWN
GOCCIA D’ACQUA CHE TRABOCCA
PLASMA CON IL PLASMA UNA NUOVA CONDOTTA PROCACCIATORI D’OSSIGENO CON
RITUALE SACRILEGO OPPOSTO AL SUPEREGO COMPOSTO CON IL LEGO
DELLA TRAMA DI APPARENZE NELLE TORBIDE SEQUENZE DI POLVERI SOTTILI CHE
AMMORBANO COSCIENZE
ALLA SBARRA CHI SGARRA, CHI OSA SCAVA SOTTOTERRA NON PRESTARTI AL GIOCO
VERSO UN ALTRO GIOGO
DI POTERE METAFISICO CONDUCENTE A DESIDERIO STATICO. SE TI TROVI A CERCARE IL
TERMOMETRO
PER CALCOLARE LA TEMPERATURA DEL BARATRO,
È GIUNTO IL MOMENTO… DI ACCENDERE IL FIAMMIFERO…
OLTRE AL BUIO DEL PROSSIMO CORDOGLIO
OLTRE LA LUCE CHE APPARENTEMENTE ILLUMINA MA OLTREMODO ABBAGLIA
STRATIFICA LA RABBIA NELLA CASBAH CERCHI DI FUOCO
CHE FENDONO LA PROSSIMA ALBA..
Una scintilla importante.
In un periodo in cui i movimenti di liberazione stavano tornando a fare la differenza. C_Oltre_X risuonava in ogni scantinato, strada, serata underground, street parade, free party. Milano, Palermo, Genova, Roma, Napoli, Lecce, Bologna, Torino, Bari, Cosenza. Ma anche centri più piccoli Terni, Bergamo, Bussoleno, Caserta, Savona, Livorno, Ancona, Lecco, Vasto, Jesi, Sassari, Pisa, Oristano. Quel testo così denso, introspettivo e propulsivo al tempo stesso, ci parlava direttamente. Diceva del nostro orgoglio e del disorientamento di fronte a sfide enormi. Parlava della nostra conoscenza nomade, della capacità di adattamento indisciplinata, dell’evitare scorciatoie subdole ed attingere a radici ataviche. Metteva in guardia dalle presunte verità effimere, dall’egocentrismo dirimente, dalle dipendenze, dalle blandizie. Sapeva del rischio che corriamo facendo ciò che facciamo, dipingendoci come liberatori, oasi nel deserto, puro ossigeno in vortici di anidride carbonica. Esprimeva la nostra rabbia ne esplicitava il potenziale rivoluzionario…
In linguaggio poetico, senza panegirici retorici. Era l’assist perfetto per il prossimo cerchio di fuoco, se lo avessimo voluto cogliere. Fare nostra la riflessione, immaginare e tradurre con l’azione.
Questura di Milano – Archivio File Audio
Titolo traccia: C_Oltre_X
Autore: Diaspora731, Mr Onyk Anno: 2027
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Hip Hop, Hardcore, Trap, Postindustrial
Contenuto: Politico, Critica radicale, Antiautoritario, Esistenziale CLASSIFICAZIONE DI
PERICOLOSITÀ: MASSIMO LIVELLO
Formato file: Wav, Mp3
27 Aprile 2027
Luciana: “Basta! Siamo al passaggio decisivo, con la trasformazione del decreto in legge operativa Europea, instaurano il controllo totale. Se passa che con l’ingresso alle scuole superiori – high school deve venire inserito ad ogni studente il chip sottocutaneo di irradiazione cerebrale, è finita. Finita. Ogni movimento controllato, ogni pensiero indagato. In maniera ancora più sottile e diretta andranno ad agire sull’inibizione di ogni desiderio sovversivo”. Giorgia: “Nel mondo premonito da Philip Dick è già parecchio che ci stiamo, ma a ‘sto punto la psicopolizia di Minority report è roba soft al confronto. Principianti proprio. Qua ci vogliono controllare e sfruttare dal primo vagito adolescenziale alla tomba”.
Nwankwo: “Oltre all’implementazione del chip ai primini in ingresso, lo renderanno obbligatorio per tutte le classi successive, pena l’esclusione dai percorsi di studio e addestramento. Non metti il chip, sei fuori, espulso ostracizzato emarginato. È un atto di coercizione completa. E come dici te, aprirebbe l’era reale del controllo totale finale, le nuove generazioni crescerebbero nel nuovo
sistema in cui anche solo l’ipotesi di cambiamento, lotta e creatività antisistema diventerebbe, non solo impossibile, ma pure impensabile. Lo vogliamo capire che siamo alla resa dei conti. Riflettere compagne. RI-FLET-TE-RE. RIFLETTERE NUOVA LUCE. Bisogna lanciare una campagna d’azione Europea. EU, continente ed oltre”.
Luciana: “CI VUOLE UNO SCIOPERO GENERALE TOTALE! Bloccare tutto e farlo per un tempo abbastanza significativo da insinuare la crisi nel sistema, generare consapevolezza e attivazione nella lotta, fomentare e creare nuova partecipazione, nuove compagne di viaggio, di scontro, di sperimentazione creativa”.
Giorgia: “Adesso, nessuno vada via, moltiplichiamoci in gruppi d’azione. Propongo che le prime action siano questa sera stessa, terminiamo l’assemblea già in gruppi operativi. COLLEGAMENTO DIRETTO PENSIERO-AZIONE. Per ogni gruppo faremo in modo che ci sia un referente materiali che abbia almeno una chiave di accesso ai luoghi imbosco dove teniamo i nostri armamentari pronti all’uso. Ogni gruppo 12 apostolei – ride- un’ora per decidere il da farsi e poi si parte”. “LYPAH-MOVE” rispondono i partecipanti all’assemblea.
28 Aprile 2027, prime ore del mattino
Le azioni diffuse hanno colpito la metropoli nella sua carne viva.
Il tam tam nel web è già cominciato, col sorgere del sole se ne sentiranno delle belle. L’eco delle azioni diventerà virale. Sia sui social che sui mass media. Il messaggio andrà propagandosi, anche quando verrà distorto dai pennivendoli di regime, chi avrà orecchie per intendere, intenderà bene.
Sono le 03:19 del mattino.
Samira senza usare parole ha convinto Carlo, semplicemente prendendolo per mano, a salire da lei. Non che lui non voglia, anzi. L’attrazione tra i due è da qualche tempo palpabile. Nelle ultime settimane è come se fossero impegnati in una metaforica danza, fatta di avvicinamenti graduali ed allontanamenti repentini. Quando si giunge in zona liminare di esposizione emozionale reciproca, qualcosa blocca, intimorisce, stoppa la situazione e provoca evasione e fuga. Lei prova ad avvicinarsi, quasi a protendersi, lui si ritrae. Come se la polarità della calamita di Carlo si invertisse e diventasse respingente una volta solcato un confine immaginario delimitante la zona di vicinanza troppo prossima al punto di contatto. Come se le labbra di Amore e Psiche per quanto ardenti di desiderio non riuscissero mai ad incontrarsi. Perché?
Era stata Samira a portargli quella foto da Parigi. Il gruppo scultoreo del Canova esposto al Louvre in cui Amore e Psiche accesi dalla voglia l’uno dell’altra disegnano una perfetta forma che descrive la bellezza del desiderio pulsionale, propulsivo, immenso ed infinito. Teso e delicato amore che sta per accadere. Ma non ancora accade. Si tratta dell’istante prima. Vera fotografia candida marmorea del desiderio al suo apice. Pochi minuti prima stavano camminando per fare rientro dopo questa notte tosta, iperattiva. Da quando si erano conosciuti al collettivo dell’università in Festa del Perdono era capitato mille volte che si accompagnassero a casa, a vicenda.
I loro appartamenti condivisi, veri e propri laboratori sociali di compagni ad alta concentrazione umana, stavano entrambi in zona Lambrate a qualche isolato di distanza.
A poche decine di metri da casa, anticipando il momento dei saluti, lei lo ha preso per mano facendogli fare una piroetta precariamente instabile, forzata dalla loro differenza di altezza. Un movimento per rompere l’equilibrio.
Dolcemente con le spalle al muro lui, lei gli accarezza il volto con il suo profilo, il naso che gli sfiora la rada barba sulla guancia dal basso verso l’alto.
Respiri emozionati che si ascoltano per qualche, lunghissimo, istante.
Momenti di sospensione con il cuore che corre, pulsando a mille tra sospiri intensi.
Così accade, catartico segnale in cui ogni indugio viene rotto. Labbra delicate che si sfiorano, accarezzano, si congiungono. Catartica sensazione che sconvolge l’esistenza con un bacio. La timidezza che introduce all’ardore apre una nuova danza di congiunta contorsione. Per Carlo in un certo senso un bacio così è un fatto sperato, immaginato e così pregno di bellezza e significato che nell’accadere si compie inaspettato. Perché secondo lui per ovvi mille motivi, lei, Samira, non avrebbe voluto, potuto, non avrebbe trovato in lui niente di così buono da desiderarlo, niente di quello che andava cercando. E quindi per quanto sognato quel bacio si era immaginato che mai e poi mai sarebbe arrivato. Dannata mancanza di autostima insediata nel
profondo sé insicuro di bambino respinto ed espulso dal suo nucleo famigliare.
Ma Samira a Carlo lo conosce bene, anche se non nei particolari sa della sua storia di mancanze e traumi; anche lei in quanto a cicatrici è conoscitrice e soprattutto sa che la gente come loro che ne ha vissute di ogni è gente resistente anche se a volte dal comportamento stravagante, sono come meravigliose farfalle che volano contro la paura.
Oltre la psichiatrizzazione, oltre l’abbandono. Vola oltre, sempre.
Lei non sa cosa succederà, dove tutto questo li porterà, lei sa solo che loro sono due rivoluzionari intransigenti con loro stessi prima che con gli altri, ma poi anche con gli altri. Tenace ritiene che quando un sentimento emerge dalle viscere sia necessario liberarlo e farlo accadere. “Ciò che deve accadere, accade” è il mantra di una delle sue canzoni preferite. Anche lei non era priva di timidi pensieri o dall’idea terribile di un ipotetico rifiuto. Però la vita è ora e non provarci neanche conduce a sicura sconfitta.
L’inibizione statica risulta acerrima avversaria del processo rivoluzionario. Un bacio appassionato come linfa in un germoglio.
28 Aprile 2027, prime ore del mattino
Sono le 04:37 del mattino Nwankwo rientra a casa stremato ma contento per l’azione andata bene. Entrando in casa prende la sua kefiah e se la avvolge intorno al volto. Cerca un ristoro concettuale dentro un simbolo di resistenza.
Nwankwo ha 16 anni, quando parla spesso chiude gli occhi come a connettersi con un’altra dimensione, le sue parole sono pacate e riflessive, e quando c’è da arrivare al dunque pone la questione della pragmaticità senza suggerire soluzioni, lasciando agli altri e alle altre l’ipotizzare scenari concreti di lotta ed azione.
Aveva 4 anni e mezzo, quando papà Simenon e mamma Gift decisero di intraprendere il grande viaggio verso l’Europa. Il lago Ciad, da cui il suo clan aveva tratto sostentamento per secoli, era ormai agli sgoccioli, prosciugato da ipersfruttamento e riscaldamento globale.
Con la diminuzione delle risorse si acuirono gli scontri tra vicini, che precedentemente collaboravano insieme alla gestione del territorio. Desertificazione completa imminente.SI traduce in partenza necessaria, non più prorogabile.
Rifugiati climatici, profughi, clandestini – chiamateci pure come volete – siamo gente orgogliosa in cerca di una possibilità di esistenza. Il viaggio attraverso il deserto e la permanenza in Libia furono lunghi e terrificanti.
Infine, finalmente imbarcati per l’Europa. A ¾ della traversata, già si vedevano le coste di quella che successivamente avrebbe conosciuto essere la Sicilia, quel maledetto barcone iniziò a imbarcare acqua. L’imbarcazione stipata di corpi arsi dal sole e nervosi dall’inquietudine si ribaltò. Mio padre mi tenne stretto interminabili ore aggrappandosi a quello che era rimasto del maledetto barcone. Quando qualsiasi speranza andava vacillando e solo l’istinto di sopravvivenza primordiale non ci faceva ancora mollare la presa, arrivarono i soccorsi. La nostra ancora per restare in vita.
Siano essi benedetti per sempre. Infamia e maledizione cadano per sempre su chi non allertò prima la nave della ONG MeditAction, pur sapendo la drammatica situazione. Mamma Gift si perse per sempre. A Lampedusa arrivammo solo in 27 dei 59 partiti. Nwankwo quando chiude gli occhi mentre parla, si riconnette allo spirito di Gift, sua mamma, persa per sempre in un mare d’acqua sterminata. Il pensiero e l’incontro mentale con mamma Gift sono sempre fonte al tempo stesso di straripante dannata rabbia e irrinunciabile infinito amore, sentimenti che conviventi confliggono e sgorgano nel suo cuore. Nwankwo come tocca il materasso si addormenta all’istante.
Crolla tra le braccia di Morpheus, pronto ai prossimi incontri dei suoi viaggi onirici.
18 Marzo 2035 ripresa
Poi Diaspora e Mr Onyk si unirono alla Mc KarmaRiot.
E fecero uscire un’altra bomba dal titolo “Monkey partner”.
Le liriche parlavano di liberazione affettiva, gioia corporale/mentale condivisa, antispecismo,
fusione/effusione e benessere psicofisico diffuso.
Per farla finita con il senso di colpa storico legato all’ossessione del possesso dei corpi altrui, il condizionamento delle menti, il depotenziamento dei sensi, la gelosia nei sentimenti. Farla finita. Provare a liberare/liberarsi per davvero. Ogni giorno. A partire dai rapporti più stretti. A partire dai rapporti più incasinati ed anche per questo, più veri. Ma chi erano Diaspora e Mr Onyk non si seppe mai, si esibirono sempre rigorosamente in passamontagna o con stupefacenti maschere meticolosamente composte.
Quando l’attenzione si diffuse e diventarono un fenomeno sempre più grande, elaborarono il necessario stratagemma di performare collegati in diretta streammata da una sala circondata di schermi in cui veniva proiettato il pubblico di quella esatta stessa serata. Una diretta reciproca un po’ da metaverso con gli schermi in funzione di riconoscimento sincrono. Diverso però da condividere la stessa aria con il pubblico. ma quello dell’anonimato era un campo di battaglia non eludibile. Mc e beatmaker erano un manifesto esistenzialmente politico. Ma mancava l’energia comune della presenza nella stessa stanza, dal piccolo centro sociale di quartiere al mega capannone industriale in disuso, si trattava di esserci a vicenda, di trasmettere contenuti con lo stile e di trasmettersi reciproca emozione con il pubblico. Tuffi in stage diving dal sapore punk applicato al rap, alla trap radicale e allo spoken word ipnotico. E poi nel rimpallo degli schermi mancava il sudore. Che fa rima con amore. Quindi la soluzione successiva fu scomparire e poi… quando erano presenti un botto di artisti ai festival underground del calendario estivo, comparire di sorpresa. Con live blitz da urlo, nel tripudio degli astanti, e poi, altrettanto repentinamente di nuovo scomparire.
Dicevano: “Noi domani saremo tra voi come persone alla pari. Senza stelle, senza prostrazioni, senza deformazione dei rapporti. E ognuno di voi potrebbe essere noi e lo sarà a modo suo emergendo e spingendo la sua storia, la sua espressione”. DO IT YOURSELF! DO IT YOUR WAY! E fu un vulcano. Migliaia di piccoli gruppi emersero. Composti da compagni, persone di cui nessuno conosceva l’identità reale. A parte il little ingroup con cui si effettuava la ricerca artistica intellettuale poetica stilistico estetica eretica. Piccolo gruppo con il quale ci si conosceva così bene da riconoscersi dall’odore, comprendersi con intrecci di sguardi senza parole e sapere i gusti del gelato preferiti da bambini. Piccoli gruppi al cui interno si sviluppava una sinergia pazzesca e un’intimità feconda. I writers anni ’90 ci dissero che gli ricordavamo le loro Crew selvagge che muovendosi di notte bombardavano di stile e di vernice i muri della city ed i vagoni nelle yard, sempre sul filo del rasoio di una discesa in metropolitana tra il pericolo di una sgama e l’adrenalina di un throw up.
La regola non scritta dell’anonimato radicale vigilava sul dispiegarsi di una bellezza creativa antigerarchica, senza capi, vati ed intellettuali. Antidoto contro i riflettori. Come se ognuno di noi volesse esprimere il suo valore, gridare non siamo Uguali A Nessuno sprigionando il lato creativo e al tempo stesso disciogliersi nel corpo collettivo senza posizioni di status e stress da personaggio.
Il fulcro stava nel mettere in discussione l’ego, il “superego composto con il lego della trama di apparenze”, l’egocentrismo che irrimediabilmente lavora, l’egoismo che ne è l’alterata o forse conseguente proiezione. In un certo senso ognuno di noi, ognuna di noi, iniziò ad avere una doppia vita. Una personalità incarnata nella sua persona storica ed una personalità poetica, scientifica, artistico performativa.
Questo diede un impulso pazzesco all’espressività delle persone, una potenza liberatoria andava manifestandosi. E occhi, orecchie, menti si sottraevano al mainstream per nutrirsi ed attivarsi nel collective stream fatto di innovazione sperimentale, reciprocità, cattiveria ed amore. Il piano espressivo si determina fondamentale ma nulla cambia realmente senza conflitto sociale. Quando si frequentano profondità recondite il perdersi è parte del processo per ritrovarsi consapevoli ma il perdersi definitivamente è un rischio reale. Un rischio che vale la pena correre. Può far paura, può trarre in dimensione di follia dietro l’angolo di un ignoto incedere, perder pezzi e affetti negli anfratti, le fughe, le incomprensioni, le rinunce che si sarebbero potute configurare… Ma a tenerci i piedi per terra era l’azione diretta, volta a rispondere ad una necessità economica stringente, in una metropoli stridente finanziariamente stritolante. Esacerbandosi in moto andava deflagrando il conflitto sociale. Chi ha provato a sotterrarci non ha compreso che noi siamo come semi pronti a diffonderci. Kordat, noto esponente della scena drill di Manchester, l’1 gennaio 2026 fa uscire il pezzo “Leave your phone at home and bring a knife”.
Il suo modo di dare il fuckking benvenuto al nuovo anno. Beat sincopato e liriche furibonde votate al darwinismo sociale di strada dove fegato, spavalderia e determinazione portano ad essere king of tha street. Ed i deboli, come dice lui, soccombano pure. L’invito nel testo è di rendersi difficilmente controllabili lasciando il più delle volte il telefono a casa e portarsi sempre appresso un coltello per essere pronti ad ogni scontro. Viene esaltata la vita extralegale, la riappropriazione attraverso il furto, la non sottomissione al modello economico produci-consuma-crepa e lo scontro tra gang rivali per l’affermazione della supremazia nel territorio. Il pezzo ha un riconoscimento immediato dalla scena drill planetaria per la qualità del suono e il flow potente delle barre. Ma la cosa anomala è che si crea un effetto valanga di notorietà per l’acceso dibattito che genera sui media per il contenuto violento e di evitamento del controllo che afferma. Il dibattito pubblico è tra intimoriti detrattori buonisti e censori a prescindere, la grande maggioranza, e coloro che tentano di comprendere la faccenda chiedendosi il perché delle cose, pochini proprio a dire il vero.
Comunque, l’effetto, non voluto, è che il pezzo lo sentono e lo conoscono proprio tutti. Kordat sta esprimendo qualcosa di importante, è una voce del basso ventre, atomizzata ma radicale a suo modo e soprattutto è una voce sottoprolet dai blocchi popolari della Manchester postindustriale. Soprattutto, una voce del genere con contenuti del genere diventa un successo planetario. Diventa un successo planetario senza cedere nulla in senso commerciale. E trova orecchie tese nel mondo radicale.
Nel giro di 3 mesi il collettivo drill Anger Games Zero Toys di Varsavia risponde. Gli AGZT rispondono con “LYPAH and fight for your life”.
Con il ritornello che fa:
“LEAVE YOUR PHONE AT HOME AND FIGHT FOR YOUR LIFE, WITH YOUR VOICE, A
STRIKE, A COCKTAIL MOLOTOV OR EVEN WITH A GUN OR WITH A KNIFE”.
Per la prima volta fa la sua comparsa l’acronimo LYPAH per Leave your phone at home, concetto e sigla che faranno strada. Gli AngerGZT sono una crew intersezionale anticapitalista, con parole affilatissime e sound da brivido lungo la schiena, comprendono e danno cittadinanza alla rabbia di Kordat, chiamandolo “brother from Manchester”. E insieme apportano l’idea di essere parte di qualcosa di più ampio, collocandosi nel riconoscimento tra oppressi, dannati della terra in cerca di redenzione, ampliando l’armamentario degli strumenti di lotta proposti. Giochi di rabbia. A fuoco ogni gabbia.
Parlando di alienazione sul lavoro, w orkaholism, morti e feriti per salari da fame, disoccupazione e instabilità mentale, dipendenze come strategie di controllo e inibizione della creatività. Rivoluzionaria passione, riappropriazione e attacco al sistema di produzione. Lotte intersezionali che creano un bagliore, sciopero radicale senza mediazione. Consciousness, consapevolezza. Il concetto è quello di smarcarsi dal controllo, lasciare telefono, quindi connessione e gps, a casa e fare ciò che va fatto, svelti e cattivi.
Sganciarsi dall’interconnessione continua, dall’esposizione protonarcisistica (a)social significa scegliere il QUI E ORA radicale, significa stare nel contatto diretto non mediato, significa riprendere la bussola etica dentro di sé. Se Kordat aveva messo in moto gli opinionisti di mezzo planisfero, gli Anger rintuzzarono la discussione mettendo in moto le guardie di mezzo continente. L’acronimo LYPAH iniziò a farsi largo concettualmente nei circuiti dei movimenti di liberazione.
20 Luglio 2035
Ci vorrebbero centinaia di pagine per provare a descrivere cosa accadde in quel decennio. Tutto
preparava a quel momento.
Dal mese della collera seguito all’uccisione dei magazzinieri Zonama in SCIOPERO per contrastare l’automatizzazione totale al progetto KINDERGARTEN FREEDOM EXPRESS di educazione libertaria dalla prima infanzia, dalle feconde assemblee territoriali dei RIOT FORUM alla rete LINC per la ripopolazione autogestita dell’Appenino occupando interi villaggi abbandonati, dalla filiera etica e diretta KM0 RADICAL per la produzione e consumo alimentare alla galassia underground di collettivi artistici che continuavano a spaccare e sperimentare, da tutti i centri sociali, sedi e nidi rivoltosi, luoghi autogestiti alla rivolta dei NEET, dalle lotte LGBTQI+ e transfemminista alla RAAD resistenza antifascista antitotalitaria decoloniale, dalla lotta Ecologista e antimilitarista fino all’eclatante dirompente evoluzione del movimento LYPAH MOVE. E molto, molto altro ancora… Tutti elementi a costruire le fondamenta di una casa di rivolta, ingredienti fondamentali di questa nuova situazione a miccia corta. Uno spettro torna a farsi carne, ad aggirarsi per l’Europa ed oltre… di nuovo. Rivoluzione. Ovunque si assiste a scene sconcertanti e gloriose. Come ci siamo arrivati?
Il 20 Luglio del 2035 siamo migliaia, decine di migliaia di persone in strada.
Per lo stesso motivo, lo stesso impeto, lo stesso sogno e migliaia di sogni insieme.
Le forme dell’agitazione prendono molteplici vie, solidali nell’intento, differenti nell’esprimersi.
Negli anni si era trovata una quadra anche per reggere agli scontri contro guardie sempre più armate e tecnologicamente specializzate. Ogni territorio ha optato per costruire i suoi propri percorsi rivoluzionari senza ansie da centralizzazione, dalla Lapponia alla Trinacria, dall’Irlanda all’Andalusia, dalla Peloponneso alla Galizia dal Caucaso alla Bretagna, passando per tutte le maggiori città di ogni paese d’Europa.
Con la consapevolezza della strada percorsa: ampia, internazionale, antinazionale, intersezionale, intergenerazionale. Nuove filiere di produzione e consumo, nuove reti di supporto, nuove scuole; germogli di un’idea diversa di comunità sociale protagonista e solidale. L’idea dei fuochi di rivolta e di guerriglia animava tatticamente le scelte consapevoli, moltiplicarsi per dispiegare il potenziale dell’azione diretta radicale, affiancati a grandi manifestazioni popolari. Grandissimi cortei, pieni di gente, dai cuccioli in fasce alle persone ritrovate nelle valorizzate saggezze della senilità, tra i due estremi della continuità filogenetica tutte le età, tutte le provenienze del mondo e tutte le formulazioni di genere. I centri del potere politico cinti d’assedio, gli snodi del potere economico messi sotto attacco. E ciascun@ già nell’oggi costruendo l’incredibile domani.
Rivoluzione…
Di CRDZ
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