Un bagliore giallo, che parte dalle zone più profonde dell’encefalo, attraversa i sogni e illumina la nostra realtà; un lampo che non acceca ma apre gli occhi, questo è Orbitor -tradotto in italiano con il termine abbacinante, grazie al peculiare lavoro della casa editrice Voland, che ormai da anni primeggia nello scovare fenomeni letterari nell’est Europa-. Abbacinante è una trilogia-mondo che esplora le parti più recondite dell’animo umano, attraverso una scrittura difficile, onirica a volte così magica e spirituale da lasciarti svanire nelle tue riflessioni derivate da ogni parola letta. Non è semplice portare a termine la lettura di un romanzo del genere, bisogna prendersi del tempo, capire il viaggio che si sta per affrontare. D’altronde, anche lo stesso scrittore sapeva di che torre di Babele stesse ponendo, pagina dopo pagina, i mattoni, e non manca di farlo presente al lettore, che potrebbe sentirsi a volte confuso o spiazzato difronte a certe immagini che per prendere forma necessitano di venti o trenta pagine, riferendosi spesso al libro con parole come “Babele delirante” o ancora “Libro illeggibile”. Di contro però riconosceva quanto quest’opera fosse un capolavoro:
Il mio manoscritto è il mondo, e non esiste galassia e petalo di camomilla e una tua ciglia, sì, proprio la tua, che non siano scritti qui
(Mircea Cărtărescu, “Abbacinante – L’ala destra”, 2007, p.456).
Abbacinante racchiude una miriade di vite, forse anche la nostra. Tra decine di personaggi è lo scrittore stesso che ci narra la sua vita, che poi è anche la vita di milioni di romeni sotto il dominio sovietico. Sullo sfondo di una Bucarest brutalista, dove sorgono sempre più palazzi rettangolari, di un biancore pallido, sporco, come la neve che ogni tanto seppellisce il racconto, e i suoi protagonisti. Nascono Marioara, la mamma di Mircea nata in un villaggio rurale come se ne trovano a centinaia nelle campagne romene costretta a trasferirsi nella capitale per lavorare in fabbrica come una schiava; Costel, il padre dello scrittore, convinto comunista, sostenitore della dittatura sovietica, discendente di una nobile famiglia polacca, riuscirà a diventare da semplice operaio, un bravo giornalista nei più importanti quotidiani nazionali, grazie anche alle sovvenzioni del partito; e poi il mistico senzatetto Hermann, dotato di una cultura sovraumana che lo porterà ad ospitare nel grembo della sua testa un embrione luminescente al posto del cervello; L’albino, una sorta di Granmaestro massone che prescinde lo scorrere del tempo e che ritroveremo nel corso di più di un secolo mentre presiede rituali occulti e oniroidi; e infine lo stesso Cărtărescu che fissando la Parigi dell’Est dalla sua finestra, nella stanza della casa genitoriale prima e nel minuscolo monolocale preso in affitto poi, crea sogni e fogli di carta che si sparpagliano per la stanza e formeranno uno dei romanzi più importanti della letteratura postmoderna.
Io, questa piega di lenzuolo, questa piega della Divinità. Questa imperfezione, questa sbrecciatura. Questa negatività, che quanto più è di una bellezza abbacinante, tanto più la sua mostruosità trionfa sulla carne e sulla mente
(Mircea Cărtărescu, “Abbacinante – L’ala sinistra”, 1996, p.244).
La vita di ogni uomo e quindi dello stesso Mircea è rappresentata dalla metamorfosi di una farfalla, che creando lettera dopo lettera ogni sua componente forma il destino dell’umanità. “L’ala sinistra”, “Il corpo”, “L’ala destra”; ad ogni volume la farfalla diventa sempre più grossa e la vita sempre più pesante fino a culminare con la riunione simbiotica al fantasma che aleggia tra le righe di tutto il manoscritto: Victor, il fratello gemello di Mircea, che in realtà morto poco tempo dopo la nascita, lo scrittore vuole tenere vivo almeno tra le pagine del suo libro illeggibile. Lo fa dandogli una vita opposta rispetto a quella vissuta da lui: Mircea coccolato e viziato dalla mamma e dal papà, Victor cresciuto all’inferno e mandato a combattere tutte le più terribili guerre di questo mondo. Si ritroveranno, nelle immense sale del palazzo del parlamento romeno, lasciate vuote e fredde dalla rivoluzione romena del dicembre 1989, ma riempite dall’incontro finale tra due persone identiche e completamente diverse che culminerà col big-bang, spazzando via ogni personaggio creato nel manoscritto, riportandoci alla realtà.
Poiché le farfalle, dicevano i greci, sono il vero simbolo dell’anima.
(Mircea Cărtărescu, “Abbacinante – L’ala destra”, 2007, p.619).
Per Cărtărescu l’unica cosa che conta è il passato, è da lì che possiamo capire noi stessi, ed è la forza che muove la mano dello scrittore ogni mattina, per due ore al giorno, scrivendo su pezzi di carta svolazzanti ciò che è stato. Il passato è dove quell’urlo abbacinante, quell’Orbitor disorientante viene creato e modella il nostro destino. “Il passato è tutto, l’avvenire è niente. Non esiste un altro senso del tempo. Viviamo su un pezzetto di calcare della sclerosi multipla del cosmo.” -Mircea Cărtărescu, “Abbacinante – L’ala sinistra”, 1996, p.70-.
Una trilogia che ti spiazza, grazie soprattutto alla prosa bellissima e potente del più grande scrittore romeno di tutti i tempi -non a caso viene nominato al Nobel ogni anno-, che riesce a creare immagini incredibilmente concrete, nonostante la loro metafisica irrealtà. Con una scrittura affollata, piena di figure retoriche, che accelera e decelera a suo piacimento, spezzata da descrizioni accuratissime dell’anatomia cerebrale, lo scrittore ti guida per mano attraverso le risme di carta e quando sembra ormai lasciar la presa, dandoti un buffetto sulla spalla come amichevole congedo, ecco che piazza il capitolo più potente del libro e ti costringe a stare qualche mezz’ora in più con lui. Per lo stesso Cărtărescu è stato difficile portare a termine un lavoro così complesso ma fondamentale -ben 11 anni sono passati dal primo volume (1996) al terzo (2007), passando per la fermata intermedia del secondo (2002) -. Tra rievocazioni bibliche e citazioni dantesche -basti pensare all’ossessione di entrambi per il numero 3; 3 cantiche, 33 canti ciascuna; 3 volumi divisi in 3 parti ciascuna-, è stato spesso accostato a personaggi come Kafka -per la sua scrittura onirica-, Bolaño -per la sua straordinaria capacità inventiva-, Cortázar -per la sua capacità di creare romanzi-mondo-. Questo romanzo è l’epopea dell’uomo moderno, creato dal destino e distrutto dal suo più grande nemico: sé stesso.
Siamo bruchi e diventeremo farfalle, ecco l’intera nostra storia, tutto il nostro significato al mondo, in un’unica immagine provvidenziale, che può comprendere chiunque, con la mente, col cuore o con il suo labirinto viscerale. Siamo esseri con una metamorfosi, già concepiti per una salvezza.
(Mircea Cărtărescu, “Abbacinante – L’ala destra”, 2007, p.239).




