Slam!
La porta sbatte spintonata dal vento. L’uomo sull’uscio sembra sconvolto, irrigidito, come gli scemi di guerra.
Su entra, Ismahil!
E chiudi la porta che soffia la polvere.
L’uomo obbedisce. Saggia qualche passo in salotto schivando la tavola e ripiega sul divano affacciato alla tv. Ci si adagia, la sua massa scombina l’ordine dei pizzi variopinti e allarga gli strappi.
Papà! Esclama una vocina. Riparato il piki-piki?
Ismahil annuisce, ghermendo il telecomando. Irrompe un’azione di Simba contro Yanga, sono sul due a uno.
Qui c’è la cena, Ismahil.
L’uomo sfrega la mano nell’aria. Riprova la nonna mettendogli nel tovagliolo un mandazi avanzato da colazione, i suoi preferiti. Rifiuta di nuovo sprecando suoni svogliati, il viso offuscato. Lea scende dalla sedia saltabeccando da terra al bracciolo e rovinandogli addosso.
Jambo! Di quel grugno fa bersaglio col ditino. Perché sei triste oggi?
L’indice segue il capo fra destra e sinistra.
Niente no! Se no anche Lea è triste.
Per superare le strida dei tifosi la piccola deve quasi urlare, così Ismahil abbassa il volume ed espira sgonfiandosi.
Un tuono amore… svela sommesso. Ho sentito un grande tuono oggi.
Ma dove, al Kidepo?
Sì, sembrava l’ira di Mulungu.
Dio?
No Lea, si impone Anifa, è solo una leggenda. Dio è quello di Padre Daniel.
Ok ok, un tuono e poi?
Mi sentivo diverso.
Ismahil si chiude a guscio, non sembra più così grosso.
Diverso?
Non risponde. La piccola sta per scuoterlo, ma resta interdetta da un buio improvviso. A quest’ora c’è sempre il black out. Svanisce il match in tv, scompare la tavola e tutta la stanza si lustra di velluto, finché Anifa porta la candela.
Ora di andare a letto, sancisce.
Ma mamma!
Su su, ti accompagna nonna.
La vecchia non si raccapezza nelle tenebre ed è la bambina, perse le proteste, che la scorta nell’altra camera sbuffando. Ismahil rimane in silenzio.
Allora, che ti piglia? Lo inziga Anifa.
Nella sua mole nera, lui resta nell’oscurità come un camaleonte.
Ismahil! Si scalda la moglie, con la candela sempre in mano.
Per coprire il litigio, la nonna decide di far tesoro di quella forzata cecità per raccontare una favola alla nipote che entra fra le coperte. Niente libri, la sa a memoria.
Che devo dirti? Discutono di là. So solo che c’è stato questo maledetto boato e poi strane grida dalla foresta.

Strane?
Sì, non erano terrorizzate.
La vecchia intanto intona: Quando Dio volle l’immortalità per gli uomini, mandò il camaleonte per annunciarlo, ma questi lungo la strada iniziò a tergiversare perdendo tempo.
Anifa siede accanto al marito, mentre lui quasi si contorce.
Eravamo soli, io e il mio collega, e anche lui ha iniziato a star male.
Male come?
Non riesco a dirlo…
La fiamma gli dà un tratto spettrale.
Domani vai dal dottore.
Per carità, l’ultima volta son stato peggio.
Ce n’è uno nuovo, un mzungu.
Preferirei vedere il Mganga.
Ismahil! Che mi hai detto al nostro matrimonio?
L’uomo si strofina i baffi e controvoglia risponde: Niente più ridicole e false credenze, lo so. Ma questa è magia nera, fidati!
Il demonio vuoi dire?
Chiamalo come ti pare, l’ho sentito dentro di me.
La luce tenta invano di tornare e dà scosse luminose alle lampadine. La piccola Lea guarda i lampi affascinata, mentre presta orecchio al litigio dei suoi, con la voce della nonna che le ripete una storia che la piccola conosce già a menadito.
Anifa ha un’espressione di sospetto e incredulità.
Dov’è l’Ismahil che ho sposato?
Cosa c’entra?
Le promesse si stanno spegnendo, adesso hai anche dei segreti.
Anifa…
Mi chiamavi Regina della pioggia, ora invece di notte non mi vuoi più, come se il pitone sacro rifiutasse di benedirci con un altro figlio.
E questa non è una falsa credenza?
No, è il simbolo della nostra unione.
La nonna, presa dal racconto, inizia quasi a ridere come spesso fanno gli africani quando parlano di cose tragiche: La lucertola invece fece svelta, il suo messaggio giunse per primo e questo è il motivo per cui gli uomini sono diventati mortali.
Lea rimane assorta.
Nonna, perché gli uomini non si sono vendicati sul camaleonte?
Perché non riescono a vederlo, alcune cose sono invisibili.
Purtroppo…
La luce torna di colpo con un leggero sfrigolio.
Per fortuna! Corregge la nonna, spegnendo di nuovo per dar la buonanotte.
Chiude la porta, esclude la bimba dalle brutte cose dei grandi. Dalla voce di Ismahil.
Forse è un simbolo che non abbiamo scelto noi, tronca seccamente l’uomo, prima di tirarsi su dal divano diretto in bagno.
Anifa si rifugia invece in camera da letto. Da un cassetto rinviene la bomboniera che ha conservato dalle nozze. La guarda.
Scoppia a piangere.



