LA BOMBA GAY (Parte 6)

Il bombolone pączki viene addentato con ferocia.

Schizza crema fuori dal piatto.

I tre in tavola ridono e propongono un brindisi tirandosi occhiate allusive, che per cogliere bisogna arretrare di qualche portata.

Al momento dell’entrée, una zuppa Rassol’nik ottima per scaldare gli stomaci dal freddo pietroburghese, il primo dei commensali, un čekista dell’SVR (i servizi segreti esteri), dopo aver fissato i cetrioli in salamoia galleggiare nel piatto come naufraghi, riferisce dei documenti passati per le mani di Naryškin e provenienti dal suo reparto, il Direttorato T dell’intelligence scientifica, pieni zeppi di materiale trafugato dagli archivi del cosiddetto Sunshine Project, all’indomani della sua chiusura per mancanza di fondi.

Perplessità ammutolita dai cucchiai in bocca.

L’agente deve spiegare che il Sunshine era un’organizzazione preposta a indagare l’impiego illegale e lesivo dei diritti umani di certe armi chimiche, autorizzato dalla legge sulla libertà d’informazione di Lyndon Johnson.

Va da sé, glissa scrocchiando un cetriolo, che non appena hanno ficcanasato sul gas nervino usato dagli Specnaz per risolvere spicciamente lo scacco degli ostaggi in mano ai ceceni nel teatro Dubrovka, sterminando tutti senza abburrattare più di tanto terroristi e civili, l’SVR ha subito piazzato una zecca alla sede amburghese del Sunshine per evitare si facessero troppo i cazzi altrui. Di seguito, quando il progetto chiuse battenti, la zecca poté sottrarre chili di scartafacci dagli schedari di Amburgo e portarseli sotto l’ascella fino a Mosca fischiettando.

Tra questi sono state rinvenute delle chicche parecchio gustose.

Un pinguino elegantissimo ci mette intanto qualche minuto a transare dal consommé alla stroganina di pesce crudo congelato e tagliato a fette sottili, tra cambi della guardia a posate e vini d’accompagnamento, dando tempo all’agente di esporre a puntino il dossier sulla Gay Bomb, scevro d’ironia e fanfaluca. A quanto pare, anche un certo Wright Laboratory fu nel mirino del Sunshine, per un prototipo risalente a metà Novanta.

Nella pausa per spalmare la smetana sul pane interviene il secondo del trio, un certo Michail, del Consiglio per la scienza e le alte tecnologie, che prendendosi sul serio dichiara che parlerebbe volentieri della faccenda a suo fratello Jurij (gli altri lo chiamano signor Koval’čuk o “Il cassiere”), affinché la pinna nuoti fino al Cremlino. Ma bisogna stare attenti, perché dopo la legge anti-checche promulgata dalla Duma, i giornalisti del Meduza non gli lasciano più mettere le dita nel naso senza intervistare tutte le caccole che hanno eiettato in giro.

La barca ristorante New Island fluttua intanto sulla Neva, facendo limbo sotto il ponte della Trinità.

Si accende allora l’ultimo del terzetto, finora silente, coi camerieri che vorrebbero più attenzione per l’avvento del caviale, bollito in aceto e latte di papavero.

È vestito in modo spartano, è rasato e massiccio, sulla parte cervicale del collo mostra una svastica slava della Rodnoveria.

Perciò, dice, occorre testarla in veste meno ufficiale, la sua voce è quasi affaticata. Diciamo in uno dei nostri parco giochi…

Sui loro sorrisi neri piccoli capperi di caviale incastrati, puliti alla buona con tovaglioli di seta. Un semaforo invisibile li ferma nel silenzio che vale un contratto, col servizio che fa tabula rasa per l’atteso bombolone. Prima di farselo esplodere in bocca, Michail lo pondera con la mano e chiede all’uomo, chiamandolo signor “Ratibor” (il suo nome in codice), se ha già un’idea su dove sbizzarrirsi.

L’ufficiale si arma a sua volta di un pączki e di un: Tutto sotto controllo, sono tanti i teatri in cui la Wagner fa prove generali, Siria, Nagorno-Karabakh, Venezuela, per non parlare dell’Africa.

Ottimo.

Schizzi di crema, il contratto è sottoscritto.

Mentre la barca di proprietà del signor Prigožin, il Cuoco di Putin, sfila di fianco alla fortezza di Pietro e Paolo, il maître offre un tris di vodka Iordanov da più di trecentomila rubli la bottiglia, scusandosi per l’assenza del padrone.

Un piccolo suono cristallino per il No Zdorovje di brindisi.

Tre rumorosi scoppi dei bicchieri in frantumi scagliati indietro alla cieca.

[prosegue…]

Federico Filippo Fagotto

illustrazioni di Diletta Fiore Pappagallo

Autrici e autori

  • Federico Filippo Fagotto, direttore editoriale della rivista La Tigre di Carta, presiede l’Associazione culturale La Taiga che gestisce il teatro e circolo culturale Corte dei Miracoli. Appassionato di scrittura, pubblica nel 2021 il suo primo romanzo: L'invenzione di Casares (Bookabook Editore), cui seguono Flæsh (Santelli Editore, 2024) e, in prossima uscita, Rever (Do It Human Editore, 2025).

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