Sai quando si dice, fra loro è scoppiato l’amore?
È una bell’immagine.
Trovi?
Be’ sì. Lascia stare il potere del sentimento, quello spesso è un alibi romantico, ma più per l’effetto flagrante. Lo rende quasi un congegno a orologeria, un’incontinenza del corpo.
Devo farti bere più spesso.
Solo a fine turno, Hermes. Prim.a faccio bere gli altri.
Uno dei barman tira a metà la saracinesca e dà uno sguardo alla collega. Chiude lei, dice in un cenno, mentre l’amico resta seduto col bicchiere e continua a parlare.
Comunque, all’inizio questo benedetto amore esplode, ma poi la fine è come una sorta di implosione.
Ti accartoccia, vero?
Non solo, è proprio un big bang risucchiato. Da quando mi ha lasciato, assorbe tutta la luce dei miei desideri.
Esageri.
Di solito il pub del Cigno Nero chiude alle due, ma se c’è Costanza il padrone si fida a tener dentro gli habitué più a lungo.
Però ha senso questa cosa dell’innesco, sai? Perché non ci puoi fare niente, eppure ne va della tua innocenza.
Cosa intendi?
Mi ha scaricato, ok? E fa soffrire, ma non è colpa di nessuno, siamo impotenti all’amore come al fatto di non provarne più. Tuttavia non ho altri con cui prendermela, la causa del mio dolore è per forza sua. Come Hiroshima, è stato l’aviatore o il primo che fissò l’atomo?
Mon amour… divaga lei.
La Ipa alla spina intanto caccia via la sua schiuma.
Anche con la storia dei desideri dovresti andarci piano.
È così invece, Costy! Questo amore mi ha tolto anni di vita: coi ricoverati in ospedale sono lì che annaspo, attraverso i reparti e vedo quelli del pronto intervento più scattanti di me. Forse invecchi quando fra te e il mondo comincia a intasarsi il filtro, quando succedono cose e tu non le raggiungi, non ne fai parte, sono solo scene da guardare.
Hai trentadue anni, Hermes.
Di cui gli ultimi passati fra esami, tirocini e un amore morto tardi. Forse mi sono perso qualcosa.
Appunto, dovresti sentirti giovane.
Arrivare ultimo non ti fa sentire giovane, Costy.
Non è una gara, è solo che lavori in un posto con dei ritmi forsennati, dovresti cambiare aria.
Lì attorno ci sono le sedie capottate sui tavoli e le luci spente in sala, tranne quella d’ingresso che dà argento alle piastrelle bagnate col moccio. Odore di lavapavimenti. Costanza si slaccia il grembiule, Hermes trafigge il bicchiere con lo sguardo come una sfera di cristallo.
Hai colto nel segno, mi è arrivata un’offerta di lavoro.
Allettante?
Non economicamente, è volontariato retribuito per specialisti in malattie veneree, promosso da un’ong che opera nel terzo mondo.
Dove?
Kenya, East Africa.

Wow! Come Albert Schweitzer.
Chi?
Un grande uomo che molto tempo fa mollò la carriera da musicista per fare il medico in piena savana, credo gli abbiano dato un Nobel.
Dove ti viene questa?
Ho recitato in uno spettacolo dedicato a un certo Semmelweiß e altri geni della medicina.
Mmh…
Quello dei microbi.
Mai sentito.
Pensa che Schweitzer, per convincere una tribù che era un dottore e non uno stregone, operò un malato in mezzo alla giungla in condizioni estreme. Se avesse fallito lo avrebbero ucciso.
Ecco appunto, non so se sono tagliato.
Costanza si alza e aggira il bancone, la sua sagoma snella cambia dimensioni riflessa sugli alcolici disposti a parete tra file pensili.
Be’, quindi che farai?
Alla fine penso che ci andrò, anche se mi sento bloccato. Questa storia mi ha reso inerme… prego, niente giochi di parole col mio nome, si presta già a troppe storpiature.
Proprio per questo ci devi andare e lasciarti tutto alle spalle.
Ci vuole il pelo sullo stomaco, lì non sarà più papillomi e pillole del giorno dopo. È tutto Hiv e minorenni violentate o entrambi.
Credi davvero di non esserne capace?
Sono sempre stato un po’ il cigno nero di famiglia, io. Il brutto anatroccolo.
Hermes, guardandosi intorno, allarga un braccio in direzione dell’insegna esterna, il neon già buio.
Mio fratello è uno chef, mio padre un professore, un uomo colto, che mi ha sempre fatto sentire inadeguato.
Be’, tu sei un medico.
Che non sa manco chi ha scoperto i microbi.
Costanza apre a baule un frigorifero e si adorna di luce azzurrina.
Mi ha sempre frenato l’idea del successo, come se dovesse significare un debutto. Come quando al liceo uscivo di sera con gli amici e qualcuno proponeva di far tardi per andare in qualche altro locale dove c’erano ragazze e io, chissà perché, mi intimorivo. Il post serata era un campanello d’allarme, una prestazione insostenibile.
Ma guarda ora, è notte fonda e sei qui con me.
Costanza si riavvicina al tavolo nascondendo qualcosa dietro la schiena.
Grazie, tu sei la mia amica sregolata. Te ne freghi di certe cose, insegui la tua passione.
La vedi così? Pensa che invece invidio te che hai un lavoro serio e utile e ora prenderai un aereo per andartene alla scoperta del mondo, mentre io devo far la cameriera a trent’anni perché il mestiere di attrice non paga.
Però ti stai godendo la giovinezza fino in fondo.
Con un sorriso da scimmietta, Costanza fa apparire finalmente la bottiglia di spumante e inizia a farsi largo fra strati di sughero, etichette e fil di ferro, che le danno il tempo di pensare alla formula d’augurio.
Be’, si è sempre giovani finché si continua a rinascere, ed è proprio quello che ti succederà fra poco quindi, all’Africa!
Alla salute, risponde il medico.
Il botto fa decollare il tappo che atterra lontano da qualche parte.



