Primo amore

Primo Amore

Il crogiolo del desiderio


«So già come finirebbe,
cioè so già che finirebbe…» (Primo Amore – 2004)

«Per crucem ad lucem»

Vittorio è un uomo già maturo da poco separato. Ha un appuntamento al buio con Sonia, una giovane donna. Lui è un tipo diffidente e chiuso. La spia da lontano. Non vuole compromettersi, casomai lei non fosse di suo gusto, ma Sonia intuisce che Vittorio è la persona che doveva incontrare e si fa avanti; lui è esattamente come lei si aspettava. Lei invece non risponde alle aspettative di lui. Nonostante Sonia sia una ragazza piuttosto in forma, a Vittorio piacciono più magre. Vittorio glielo dice, crudele. È quasi l’inizio (perché il film ha una struttura circolare che coincide con la fine) di Primo Amore, quinto film di Matteo Garrone in cui il regista mette in scena, ancora una volta dopo L’imbalsamatore, la storia di un’ossessione e di una relazione tossica. Nonostante lo sgarbo, Vittorio e Sonia bevono un caffè insieme e si scambiano alcune informazioni sommarie, per superare l’imbarazzo di quella che sembra solo un’occasione sprecata. Lui ha una bottega d’orafo, lei lavora in una bottega equosolidale e posa per i nudi degli allievi dell’accademia. Il dialogo è tiepido. È chiaro che Vittorio non desidera molto Sonia.

Nel Simposio Platone immagina un banchetto in cui gli astanti si sfidano a tessere le lodi di Eros, il dio dell’amore. L’argomento di questo dialogo sono la sessualità umana e la natura del desiderio. Come già in altri, dialoghi Platone introduce qui un mito narrato da Aristofane e diventato celebre: quello delle due metà. In origine gli esseri umani erano sferi autosufficienti con due teste e otto arti. Esseri superbi, i primi uomini osarono salire fin sull’Olimpo; Zeus li punì dividendoli in due metà. Da quel momento uomini e donne cercano incessantemente la propria metà perduta. Coerente con la sensibilità classica di Omero, per il mito di Platone–Aristofane il desiderio dell’altro risponde, dunque, a una sorta di nostos, di ritorno. Desideriamo o ci ispira amore chi ci riporta a un’origine perduta, un po’ come Ulisse che desidera solo tornare a casa a Itaca, da Penelope.

Eros



Dopo l’appuntamento Vittorio rientra a casa; una villetta, ma pare una prigione. Completamente chiusa da inferriate, non solo perché lì c’è anche il suo laboratorio da orafo, ma perché quel carcere è adatto all’animo di Vittorio, prigioniero di pulsioni ossessive. Vittorio infatti è in cura da uno psichiatra. Soffre d’un disturbo per cui il suo desiderio erotico si rivolge esclusivamente a donne che soffrono d’anoressia. È chiaro che ha già avuto relazioni finite male con altre anoressiche che trova difficilmente gestibili: bizzose e intransigenti al tempo stesso. Lui cerca invece donne dal carattere dolce, malleabili ma, al tempo stesso, d’aspetto rigidamente scheletrico. Rivela al suo psichiatra la propria frustrazione: «Quando c’è il corpo non c’è la mente o viceversa». La sera dell’appuntamento Vittorio ripensa a Sonia. Scrive sul suo diario della curiosità verso quella ragazza che si percepisce più magra di quel che è. Sente che non potrebbe mai funzionare tra lui e Sonia, a meno che lei non accetti di adeguarsi al suo ideale di bellezza.

Più oltre, nel Simposio, è il turno di Socrate di celebrare Eros. Socrate utilizza tutt’altra figura, più filosofica, per spiegarci la natura del desiderio: quella del fuoco. Per Socrate il desiderio è un fuoco alimentato da un vuoto; il desiderio è, cioè, sempre desiderio di ciò che manca. Chi è forte, infatti, non desidera la forza, chi è sano non desidera la salute, eccetera. Se, dunque, per Esiodo Eros è una forza primigenia, un dio ancestrale (lo stesso è ancora per il presocratico Empedocle, per cui Amore governa assieme a Odio il Cosmo) per Platone-Socrate, invece, Eros, il desiderio, non è e non può essere una divinità, perché muove da un’impotenza. Se Eros non è un dio, sarà un semidio, anzi, un daimon (demone). Un essere intermedio fra mortali e dèi. Il che spiegherebbe anche perché il desiderio spinga affinché ogni distanza sia colmata. Nel dialogo Socrate lo racconta allegoricamente figlio di Penia e di Poro, figlio cioè di Povertà e di Espediente (noi diremmo Ingegno) e conclude Socrate che, coerentemente alla sua natura di intermediario, il desiderio non può riguardare solo la mistica dei corpi, ma anche la natura delle anime e delle Idee.

Vittorio cerca Sonia, ignorando l’opinione del suo psichiatra, timoroso che Vittorio abusi di lei. I due vanno a letto insieme e nel tempo la loro relazione sembra andare bene. Caratterialmente a lui lei piace e a lei piace lui. Vittorio compra una casa isolata per loro. Sonia è perplessa, ma accetta di vivere insieme. Da qui in poi Vittorio si dedica a convincere Sonia a perdere peso. È una prova d’amore a cui Sonia decide di sottoporsi. Un po’ più magra, potrebbe piacersi di più. Il desiderio di Vittorio che Sonia raggiunga un peso ideale, però, non sembra avere limiti. Se lei scende a 45 kg, lui pensa già a lei sui 40 kg. Ossessionato dal controllo delle abitudini alimentari di Sonia, per lui un biscotto è tradimento, il lavoro artigiano di Vittorio va male. Progetta gioielli orrendi, silhouette di donne diafane che non vendono. Chiude bottega.

Alchimia



Se Eros è ingegnoso (è figlio di Espediente) ne deriva, implicitamente, una nuova immagine del desiderio, da affiancare a quella più nota dell’arciere alato; Eros in guisa di artigiano o demiurgo. Possiamo immaginare il desiderio come un fabbro che riempie un crogiolo (quello dell’esagramma n. 50) di elementi vari per fonderli in una lega. Eros è un Efesto bambino che forgia anime e corpi in un calderone al fuoco vivo del suo potere. Un massone o un occultista direbbe che Eros è il primo alchimista, primo Maestro alla ricerca della preparazione che tramuti la necessità, la mancanza, in oro; colui che saggia sulla pietra di paragone la purezza di ogni desiderio, sia fisico, sia ideale, per confrontarlo alla quintessenza, la purezza d’ogni desiderio.

Garrone illustra l’ossessione di Vittorio per il peso ideale di Sonia in relazione al suo lavoro d’orafo. Quel che Vittorio cerca è quella perfetta densità specifica che, a parità di volume, determina il maggior peso dell’oro. Vittorio vuole oro puro. Un risultato che si ottiene solo eliminando ogni scoria, ogni impurità. Quando Vittorio vende alla concorrenza, svuota la bottega di tutto, macchinari, mobili. Lui sa che la lavorazione dell’oro libera una polvere sottile che si posa ovunque. Così la scena più significativa è quella in cui Vittorio scrosta anche i muri e fonde la vernice in un crogiolo. Dalla colata, sulla pietra di paragone, emerge l’oro. Vittorio torna a casa con due lingotti. Sonia è idealmente sottoposta alla medesima manipolazione. Lui è l’alchimista, lei, ridotta al minimo, la sua pietra filosofale.

Sul crogiolo era impressa, come l’etimologia ci rivela, una croce. C’è una passione del desiderio che ha qualcosa di cristologico oltre che paradossale. Ogni fusione, che sia di due metà o altro, cela l’annullarsi della differenza, della mancanza e, quindi, della ragione del desiderio stesso. Eros, insomma, si sacrifica; è fuoco ma appena lambisce ciò per cui brucia, si appaga. Chi vuole il Bene cercherà in ogni modo di raggiungerlo e, nel momento in cui lo raggiungerà, lo vorrà tenere per sempre e quindi non lo desidererà più. Eros, il desiderio, ha successo dunque solo se è disponibile a morire. Circolo virtuoso che comprende l’altro come limite e che si rinnova facendosi vuoto in sé.

Vittorio è invece vittima di un Eros perverso: desiderio bulimico e Narciso. Bulimico perché rifiuta il limite e lo pospone. Non vuole raggiungere l’oggetto desiderato, così può perpetuarsi all’infinito. Narciso perché quel che desidera, in fondo, non è che desiderare, ossia sé stesso. Un circolo vizioso e mortale, come l’epilogo del film che, però, ne è anche l’incipit. Sonia rifiuta di morire, atterra Vittorio col martello e esce sotto la volta siderale mentre lui, in agonia, l’agogna.

Autrici e autori

  • Dopo gli studi di Filosofia e in Analisi e Gestione dell'Ambiente e del Paesaggio, si dedica alla sua terza grande passione assieme a Pensiero Teoretico ed Ecologia, fare il videomaker. Un suo corto "La Banalità Del Mare" è stato accettato al XIII Siena Short Film Festival. Oggi lavora come proiezionista per la Fondazione Cineteca Italiana. In pratica è sempre al cinema.

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