Julio-Cortazar

Il libro di Manuel: la protesta politica di Julio Cortázar

«Che non fosse per routine, che la camicetta che Ludmilla si stava togliendo non fosse soltanto un gesto della cerimonia ricorrente, che slacciarsi i sandali e sfilarsi i collant avesse un altro valore, o nessun valore al di là di sentirsi più vicini».

Che questo romanzo non sia routine lo posso spoilerare fin da subito senza che nessuno si scandalizzi. Quale, d’altronde, tra i libri di Cortázar si può definire di routine?

Per la prima volta troviamo l’autore argentino cimentarsi nel gravoso compito di rappresentare quella che era la repressione politica di una dittatura militare, non solo quella Argentina, paese d’origine dei genitori di Cortázar, ma anche altri svariati paesi del Sud America o del Sud-Est asiatico, come riporta, ad esempio, un’interessante intervista nei capitoli finali del libro a dei soldati americani sulle torture prodotte in Vietnam durante la guerra omonima.

Il Grancasino, così Marcos, intitola il gruppo di rivoluzionari sorto tra gli arrondissement di una Parigi che rappresenta la libertà per i ragazzi che ne fanno parte. Ludmilla, Oscar, Heryda, Susana, Patricio, Roland, Lonstein, Lucien, Monique, Andreas; tutti protagonisti – per lo più esuli argentini – delle forme più stravaganti di protesta del Grancasino. Come le microagitazioni, paradossali forme di lotta alla tirannia e alla cecità della società moderna, come poteva essere mangiare in piedi in un ristorante di lusso, urlare parole indecifrabili durante il momento clou di un film o di una pièce teatrale o ancora manomettere le scatole di fiammiferi o sigarette vendute ai bar. Ovvio che dopo le svariate offese giunte dagli spettatori inferociti dei teatri e dei cinema e qualche botta o spintone preso dai camerieri che non ne potevano più di vedersi rubata la scena da due stupidi sudamericani che si rifiutavano di accomodare il loro fondoschiena sulle costosissime sedie in velluto dei loro ristoranti a quattro zeri; un gruppo di rivoluzionari non poteva demordere, e anzi capiva che la direzione era quella giusta, ma bisognava alzare il tiro. Ed ecco l’occasione: la visita a Parigi di un alto funzionario del governo violento e repressivo di Buenos Aires.

Tra pinguini reali e armadilli usati come merce di scambio per contrabbandare soldi falsi dall’Argentina alla Francia, svariati intrecci amorosi tra i protagonisti del Grancasino e numerosi scontri tra emissari del governo argentino e i rivoluzionari, verrà organizzato il più caotico e grottesco sequestro di persona che la storia della letteratura abbia mai conosciuto. Sono gli stessi protagonisti a narrare la vicenda, passando spesso da un narratore all’altro senza che il lettore possa rendersene conto, fin quando non arrivi alla fine del periodo o addirittura del capitolo. Le conseguenze di questo Grancasino, appunto, le lascio immaginare, anzi le lascio leggere a voi che sarete i futuri fruitori di questo piccolo capolavoro che la casa editrice SUR – nome ripreso dalla più importante rivista letteraria sudamericana della seconda metà del novecento – ha fatto conoscere alla lingua italiana solo pochi mesi fa.

Cortázar crea un libro che i più realisti definiranno fantasioso, mentre gli amanti del fantastico lo etichetteranno come troppo verosimile. Tra innumerevoli trovate geniali a livello letterario, come le “bellesp” inventate da Lonstein, stravaganti e inesistenti parole derivate dall’unione di due metà di parole vere – la stessa parola che le contraddistingue è l’unione della prima metà di belle e la prima metà di espressioni –, che aiuteranno l’oratore a risparmiare tempo prezioso; o ancora il raccontare i pensieri del narratore attraverso frasi minuscole poste sopra il testo principale, così che invadano non solo la mente del protagonista ma anche gli occhi del lettore, creando quella relazione unica che solo Cortázar riusciva a formare con chi sfogliava i suoi libri. Inoltre tutto il libro è tempestato di ritagli di giornale, pezzi di riviste, titoloni in prima pagina stampati male, musica jazz, poesie e interviste che andranno a creare il libro enciclopedico da lasciare a Manuel, bambino unenne di Patricio e Susana, che rappresenta noi, i posteri, legati indissolubilmente alle testimonianze del passato per poter vedere il futuro. Ed è proprio il Libro che si creerà pagina dopo pagina per Manuel a dare un contesto ancora più ampio a chi legge, senza però oggettivarlo troppo, senza renderlo chiaro ma lasciando un’interpretazione soggettiva al lettore; come spiega l’autore stesso nella prefazione: «Speravo che la partecipazione dei giornali francesi e latinoamericani alla vita dei protagonisti, incidesse in modo più netto sui loro comportamenti; poi ho visto che la trama in quanto tale non sempre accettava appieno queste irruzioni aleatore».

L’autore impiegherà quattro lunghi anni per dare alle stampe il primo volume – dal 1969 al 1973, data della prima edizione –, la maggior parte dei quali passati a rivisitare minuziosamente ogni pagina del manoscritto, in viaggio per il sud della Francia sul suo van Volkswagen, trasformato in studio di scrittura, con la semplice applicazione di una macchina da scrivere e svariate bottiglie di vino al suo interno. Era un’epoca infuocata e divampante, tra le proteste studentesche che scuotevano la Parigi in cui viveva da anni e i continui cambi di governo militare nell’Argentina della sua infanzia, deciderà di creare un libro che non si occupi solo di amore, filosofia e letteratura, ma che conceda a chi verrà dopo, un affresco significativo di quello che era spesso definito un periodo di pace, dove la guerra sembrava lontana e i reati politici non toccavano un’Europa sempre più evoluta. E invece anche nella metropoli europea più rappresentativa di questa innovazione e libertà si accolgono rappresentanti di governi dittatoriali; anche dai soldati dello stato più democratico del mondo vengono commessi stermini e torture disdicevoli su poveri innocenti. Cinquant’anni dopo vi sembra esser cambiato poi così tanto?

Un libro folle, che tocca tutti i tratti stilistici dell’autore, dalla sperimentazione surrealista esplosa con Rayuela, alla trama lineare e concreta che segue quella del Il viaggio premio. Il tutto accompagnato dal primo lavoro romanzato dell’autore invischiato di temi politici, che erano emersi nella mente di Cortázar già nel 1961 con lo sbarco americano nella baia dei Porci e dopo il golpe militare argentino nel 1966, come testimoniano anche le numerose lettere politiche scritte dall’autore e raccolte sempre da SUR in Così violentemente dolce. Un libro da leggere in pochi giorni, nonostante le più di quattrocento pagine che lo compongono, che strattona la manica del lettore e lo costringe a rimmergersi tra le avventure del Grancasino e i ritagli dell’ancora embrionale Libro di Manuel. Che cosa verrà consegnato alla generazione di Manuel? Che cosa sarebbe rimasto alla nostra generazione di quel mondo in perpetuo subbuglio? Cortázar lo aveva capito.

Autrici e autori

  • Ho 25 anni, vivo a Firenze e tra un libro e l'altro studio psicologia giuridica. Queste sono le informazioni futili. La passione più grande e importante della mia vita è sicuramente la scrittura. Scrivo poesie e racconti da quando ho sedici anni e amo condividere i libri che leggo.

  • Storie Sepolte è un collettivo nato dalla passione per l’arte come esperienza. Cerchiamo di essere un piccolo centro di riflessione sulla necessità di una cultura artistica nel mondo contemporaneo, provando a riportare in vita storie sommerse dal tempo e dall’oblio.

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