«Risplendere sempre, risplendere ovunque», questo direbbe Vladimir Majakovskij se gli venisse chiesto perché fare poesia.
Questa rubrica si ritiene umilmente seguace di queste volontà, condividendone lo slancio vitale e provando così a offrire uno sguardo sul mondo della poesia suburbana, che generi un’istantanea della realtà poetica cittadina raccogliendo i contenuti di quegli autori che, attraverso i loro componimenti, sentono l’urgenza di raccontarsi. Poesie ed Euforie Metropolitane è dunque una raccolta di contenuti autoriali di prosa e poesia, selezionati tramite la votazione di una giuria popolare durante l’evento della “Cena Poetica”, un convivio che prende le mosse dalla tradizione del Poetry Slam e in cui, tramite la condivisione di vivande e di letture, ci si ricollega a una dimensione raccolta e insieme di festa. Il progetto di questa rubrica è perciò quello di dare testimonianza del passaggio e della presenza di questi momenti di poesia urbana, al fine di renderli sorgivi protagonisti della scena culturale.
di Francesco Pipitone

Di seguito le poesie dei vincitori delle scorse edizioni della “Cena poetica” presso la Corte dei Miracoli
Tutto o’ ssupierchio è na supirchiaria – di Margherita De Boni
Ta tì ta tì ta tì
Il silenzio
ta tì ta tì
due anziani per mano
ta tì
il vento che accarezza i capelli agli alberi
ta tì ta tì
tu
seduto sull’erba
mi prendi la mano e la metti sul cuore
pu pum pu pum pu pum
ta tì ta tì ta … oggi non è niente di che no?
ta tì ta tì
Oggi sto riuscendo ad essere bravissima
Cazzo quanto sto riuscendo ad essere brava oggi
Sto perdendo un sacco di tempo
Oggi ho perso
Ho perso e ho amato
mi sono persa e perdutamente mi sono amata
Ho sperperato il tempo col cielo terso spento il cervello allontanato da me ogni coltello guardato al bello ti tà ti tà ti tà ti tà
io che ti chiedo “facciamo qualcosa?”
e cade il silenzio cadono i due anziani per mano cade il vento la mia mano al petto sento dentro pum è un senso di colpa pum un senso di colpa pum pum pum
tu tu tu ah tu meno male che sei qui
a fermarmi queste mani arse ho le mani stanche le mani aspre le mie mani aste lunghe dure e tu tu hai le mani sante festose le mie sassose le tue mani nere che mi fanno le coccole le sere le mie chiuse le tue che le aprano in grandi cornamuse io ho fatto un sogno stanotte e mi si è rotto il cuore io ti prendevo le mani ti pregavo aspetta fino a domani ma tu sei andato via ed io son scoppiata in un pianto a dirotto non c’erano più mani che si toccano ho maledetto tutte le mani del mondo e sono caduti Dio ed Adamo nella cappella sistina e sono caduti Elliot ed ET e titì te preguntò si tengo muchas novias muchas novias sì hai risposto sì cazzo ma non potevi aspettare a dirmelo lunedì
pu pum pu pum pu pum
Ei ei era un brutto sogno non era niente di che il mio cuore è per te
È per me? Ti chiedo
È per me anche se non sono niente di che? Se non facciamo niente di che?
Io che al posto di questo silenzio vorrei darti tutti i versi degli animali tutti i versi del mondo i versi scritti i versi di piacere le discussioni appassionate
invece che questi due anziani vorrei tu potessi vedere sultani capitani prendere aereoplani vedere territori africani americani gli indiani i Balcani i resti romani i vulcani
al posto del vento vorrei darti cento aurore boreali re e regina e non questa di vivere con cui mi sveglio ogni mattina
Pum pum pum ti tà ti tà ti tà
lo senti? Lo senti? Pum è una bomba pum un’altra bomba dall’altra parte del mondo questo è il rumore del loro giorno ti tà ti tà ti tà questo è il rumore dei business man della droga del caffè di chi non si può fermare a guadagnare di chi non si può fermare per poter mangiare
Tutto questo non è
niente di che
È che…tu tu lo vorresti questo?
Pu pum pum pu pum ta tì ta tì ta tì
Sai, in fondo non mi dispiace
che oggi, che noi…
non siamo niente di che
Margherita De Boni, Milano, 2001. Si dedica al teatro ed al Poetry slam e studia psicologia clinico dinamica. Se le andrà male come attrice drammaturga o psicologa farà la sirena.

Del diritto alla follia – di Elisa Tremolada
Se ci fosse almeno una ragione
Un pensiero fatto di brandelli
di pulsante, fiera e forte ribellione
Cederei, almeno credo, lo farei?
Ai moventi di quest’intima prigione:
che si possa ugualmente rimanere
persone fisse che son quasi stelle serie.
Nossignori, bombardate quel bastione!
E poi avanti, ciurma, flotta,
battaglione! Per i meandri
della dea Immaginazione.
Ché non c’è, credo, nemmeno una
ragione per non lasciarsi andare
ancora una volta
ancora per poco –
Attenzione! Di contro,
si muore.
Elisa Tremolada ha 27 anni ed è di Milano. Suo malgrado, oggi è tornata a viverci. Ama l’arte in ogni sua forma, ma è sempre stata troppo distratta per imparare a farla come si deve. Per guadagnarsi da vivere oggi scrive algoritmi. Nei ritagli di tempo continua a scrivere parole.
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