Una buona scuola

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di Matteo Nepi

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Il tema dell’accrescimento della società attraverso le riforme, in particolare quelle sull’istruzione: l’utilità di incentivare gli studenti e gli istituti meritevoli non deve trascurare l’obbligo di sostenere quelli più deboli. Contro un sospetto “darwinismo” scolastico vale l’idea dell’I King di un sacrificio del superiore.

L’accrescimento civile e culturale di un paese si determina lasciando i più deboli indietro, così come avviene nella selezione naturale, oppure facendo in modo che i più forti si facciano carico di un peso maggiore come suggerisce l’I King?

Il decreto legge per la riforma della scuola, recentemente approvato dal Parlamento, ci offre la possibilità di interrogarci sulla questione [1]. In molti avranno letto o sentito le presentazioni che il Governo ha proposto per spiegare il progetto e forse si saranno accorti che da quell’elenco di misure e disposizioni traspare una certa idea di crescita. In risposta sono comparsi anche numerosi interventi provenienti dal mondo della scuola che ne hanno indicato i punti più critici (tra questi, vale la pena di ascoltare almeno quello del Prof. Giovanni Cocchi) [2]. Dal dibattito senza esclusione di colpi emerge una chiara contrapposizione nel modo di intendere il progresso, nell’istruzione, ma anche nella società in generale.

Il premio al merito degli insegnanti per fare un esempio, tralasciando al momento il problema di chi e come debba valutare questo merito, indica l’idea che un incentivo possa spingere i docenti competenti a continuare a investire professionalità e passione e quelli meno devoti a impegnare maggiore attenzione. Il clima di competizione così instaurato è già di per sé sufficiente per rendersi conto di quale principio ideologico vi sia alla base: darwinismo sociale.

Il darwinismo è la teoria scientifica che è usata come riferimento, più o meno consapevolmente, ogni volta che si parla di “meritocrazia” e in particolare è un concetto che guida molte politiche d’azienda. La speranza è quella che una mano invisibile della natura faccia in modo che con un costante sacrificio della componente più debole della società, l’evoluzione dell’umanità proceda generazione dopo generazione verso un equilibrio che ha come risultato il miglioramento assoluto della qualità della vita. In poche parole, se solo i più meritevoli riescono a mantenere una famiglia, la generazione successiva sarà figlia di quelli più in gamba, mentre gli altri saranno costretti a cedere, liberando la società di un peso morto, oppure a incrementare i propri sforzi per restare al passo.

Applichiamo questa idea alla scuola. Le scuole migliori, pubbliche o private che siano, continueranno a ricevere più soldi: da parte dello Stato con sgravi fiscali e da parte dei privati cittadini con donazioni volontarie, come infatti prevede il ddl. Le scuole povere, disastrate e mal gestite della periferia trarranno nuova motivazione a cercare di recuperare il gap che le separa da quelle sempre più d’eccellenza del centro cittadino, oppure saranno definitivamente condannate alla rovina?

Gli studenti più dotati, che diventeranno l’equivalente scolastico delle cosiddette “eccellenze” del Made in Italy aziendale [3], saranno valorizzati e proiettati nel mondo del lavoro, costruiti a sua immagine e somiglianza secondo le sue necessità e con un pensiero critico liquido, adattabile anch’esso al contesto professionale. Ma gli studenti meno capaci? La scuola dovrebbe avere l’obbligo di aiutare soprattutto questi ultimi, che sono coloro che di aiuto ne hanno più bisogno e di non lasciarli al loro destino a ingrossare le file di quelli che abbandonano la scuola formando le pericolosissime masse ignoranti. Facendo questo la scuola pubblica viene meno al primo dei suoi doveri, quello di creare una cittadinanza attiva e consapevole.

Non è inoltre probabile che le scuole povere di paesi controllati in modo capillare dalla mafia vedrebbero il potere di quest’ultima incrementarsi ulteriormente, visto che è la sola a possedere le risorse per far funzionare gli istituti? Queste sono ovviamente domande retoriche, poiché purtroppo non vi sono grossi dubbi sul fatto che le cose andrebbero proprio così. Il decreto prevede di dare molti più poteri ai dirigenti scolastici, rendendo questi, fra l’altro, molto più soggetti al rischio di  diventare burattini della criminalità organizzata, e vedere così la loro presunta libertà d’azione trasformarsi in un limite. Infatti, in mancanza di regole precise da parte dello Stato, la libertà diventa spazio di manovra per i criminali, che certo non trascurano di imporre le proprie regole.

Per citare l’I King: «Il vero dominare dev’essere un servire. Un sacrificio del superiore, che procura un accrescimento all’inferiore si chiama senz’altro accrescimento, per accennare così allo spirito che solo è in grado di aiutare il mondo». Non bisogna dimenticare che nel darwinismo vince il più forte e, se la società non è in grado di agire in modo compatto, di collaborare più che competere, di fare fronte comune alle difficoltà anche a costo di rallentare l’avanzamento di alcune delle sue parti migliori o di indebolire quelle più forti al fine di crescere unita, allora la lotta per la sopravvivenza torna ad essere quella tra singoli, con la conseguenza che gli individui più attrezzati e prepotenti prenderanno le redini di tutto il carro, un carro che, senza istruzione, non può far altro che correre verso il precipizio.

[1] labuonascuola.gov.it

[2] https://www.youtube.com/watch?v=H7tzBfCQBhM

[3] http://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2015/06/04/buona-scuola-senato-emendamenti