L’ignorante che si sopravvaluta

Chi sbaglia, anche se in buona fede, non ha scuse. Nemmeno il paziente

In campo medico, i danni arrecati dall’ignoranza possono essere catastrofici. Chi non vaccina i propri figli mette in pericolo l’intera comunità: la buona fede non è un’attenuante e seguire teorie strampalate, sottovalutando il parere degli esperti, diventa una colpa quando si provocano danni anche ad altri.

Secondo il jainismo non è mai innocente chi sbaglia – anche quando lo fa in buona fede – perché la propria azione, anche inconsapevolmente, ha portato un danno. Sebbene questa idea d’innocenza si allontani da quella occidentale, non si allontana di molto da uno dei concetti fondanti della medicina: il primum non nocere. Anche noto come “principio di non-maleficenza”, prevede che ogni medico agisca sempre considerando anche gli effetti collaterali dell’azione che intende svolgere. Una determinata procedura rischia di peggiorare la situazione? Non basta il desiderio di portare sollievo; il medico deve sempre pensare alle conseguenze, come il jainista che deve sempre essere sull’attenti per non rischiare di fare più male che bene.

Nel corso della storia della medicina, il paziente ha acquisito maggior autonomia venendo così investito di nuovi poteri, sottraendoli alla figura del clinico. Questo fa sì che sia libero di decidere come curarsi e a quali procedure sottoporsi (con l’esclusione di determinate patologie psichiatriche, nelle quali viene ritenuto incapace di determinare il proprio percorso clinico). Come giustamente insegna Spiderman, però, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Per questo motivo il paziente non ha solo il diritto di essere informato, ma ne ha anche l’obbligo, perché gli effetti delle proprie azioni nell’ambito, per esempio, delle malattie infettive ricadono invariabilmente su tutta la popolazione. In particolare, un tema caldo in questo campo è quello dei vaccini.

Ippocrate, primum non nocere

Busto di Ippocrate di Coo

L’immunologia insegna che i vaccini funzionano grazie a un processo di immunizzazione attiva contro le infezioni, ottenuto mediante l’esposizione a una piccolissima quantità di agenti infettivi inattivati (che possono essere virus o batteri, uccisi o semplicemente attenuati, interi o a pezzi) che mimano l’infezione naturale senza provocare la malattia. Questa esposizione, sicura e controllata, permette al nostro organismo di attrezzarsi per un’eventuale seconda invasione armandosi con gli anticorpi, difese specifiche contro quell’agente patogeno. C’è la possibilità che non si incontri mai più l’infettante? Meglio: non saranno necessarie le difese; esse, però, rimarranno sotto forma di memoria biologica.

Il meccanismo (qui semplificato) ha rappresentato per la storia della medicina una rivoluzione bella e buona. Per comprenderne davvero l’importanza saremmo dovuti nascere almeno un paio di secoli fa, quando si moriva di vaiolo o quando i lebbrosi non erano solo comparse bibliche. Oggi basterebbe fidarci di chi conosce per motivi personali o professionali le orribili malattie che si cerca di debellare: dei medici e di quei superstiti che hanno vissuto calvari non indifferenti, come la campionessa paralimpica Bebe Vio. Forse, se esistesse un vaccino preventivo contro una malattia sotto gli occhi di molti anche nel 2017, come il cancro, non ci sarebbe il partito degli anti-vax, ovvero di coloro che si oppongono a questa pratica medica credendo a bufale volte a screditarne l’efficacia o ad attribuirle sicuri effetti collaterali catastrofici. Per inciso, è giusto menzionare che è in fase di studio un vaccino da utilizzare in campo oncologico, ma con uno scopo non di prevenzione, bensì di stimolazione del sistema immunitario, affinché sia più efficace nell’attaccare le cellule tumorali. È un percorso promettente, ma ancora lungo e tortuoso.

Roberto Burioni, professore di microbiologia e immunologo con un curriculum che parla per lui, ha preso a cuore la tematica della divulgazione di informazioni su questo tema e in particolare ha il grande merito di sfatare dalla sua pagina su Facebook le bufale diffuse dagli anti-vax. Scrive quotidianamente in difesa della pratica dei vaccini sottolineando che essa ci tutela tutti solo se la maggioranza delle persone vi si sottopone; questo è vero per via di un fenomeno che prende il nome di “immunità di gregge”, per cui l’infezione può non propagarsi in una comunità se la maggior parte dei suoi membri è immunizzata alla malattia. È quello che ha permesso al vaiolo di essere a oggi l’unica malattia eradicata grazie ai vaccini e che ha permesso la riduzione del tasso di prevalenza (conta degli individui malati) e di incidenza (conta dei nuovi casi) di altre malattie.

I vaccini non provocano in nessun modo l’autismo, come obietta la più propagata delle bufale: non ci sono dubbi al riguardo. Il motivo per cui tanti genitori pensano che l’autismo sia dovuto al vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (detto “MPR”) è legato al fatto che il vaccino MPR si somministra a 13-15 mesi e solitamente i segni e i sintomi dell’autismo diventano evidenti intorno ai 18 mesi. Autistici, purtroppo, si nasce. Il problema sta nel fatto che è una di quelle malattie di cui non si conosce ancora bene la base biologica. Cosa porta una persona a esserlo? Il fatto che non lo sappiamo ancora non giustifica il fatto di dare risposte false e tendenziose.

I vaccini non si possono evitare solo perché qualcuno in passato non vi si è sottoposto e non ha avuto conseguenze, come obiettano altri. Nel 1957 è stato introdotto in Italia il vaccino sviluppato da Jonas Salk contro la poliomielite. C’è stato un immediato picco dell’incidenza seguito da un calo drastico e repentino che non ha più avuto riprese significative. Ovviamente non tutta la popolazione si vaccinò allora; consideriamo banalmente gli infermi e i neonati. I vantaggi, tuttavia, ci sono stati per tutti, anche per loro, per via della succitata immunità di gregge, grazie a cui si può arrivare all’estinzione di un ceppo infettivo se un’alta percentuale (il 95% per le malattie più diffuse) della popolazione è immune. Chi non si ammala può ringraziare chi si vaccina.

Vaccini Anna Laviosa

I vaccini non sono tossici, non contengono quantità preoccupanti di metalli pesanti, come altri ancora vogliono far credere. L’agenzia francese per la sicurezza dei medicinali lo ha dimostrato con uno studio approfondito nel quale si sono messe a confronto tre sostanze: un vaccino, un farmaco per l’ipertensione e soluzione fisiologica (acqua e sale). Il risultato è stato che i vaccini (uno alla volta) hanno dimostrato di non avere più nanoparticelle delle altre due sostanze. Non solo possiamo dire che i livelli sono simili, ma anche che il dato non ci preoccupa affatto, nemmeno per quanto riguarda gli altri farmaci che ne contengono quantità simili: tutti ne abbiamo in corpo e, in dosi infinitesimali, non ci provocano problemi.

Dunque nessuna malattia è più frequente nei soggetti vaccinati. Allora cosa spinge un individuo a ritenersi più informato di medici come il professor Burioni su temi così di settore? Una spiegazione può essere data studiando il fenomeno che prende il nome di “effetto Dunning-Kruger”. È una distorsione cognitiva per la quale persone poco esperte tendono a sopravvalutare le proprie abilità e non riescono a riconoscere quelle altrui. È stato dimostrato che queste stesse persone, se istruite su un tema, riconoscerebbero poi di essere state ignoranti. La chiave resta quindi sempre la stessa: per decidere bisogna conoscere, per conoscere bisogna informarsi, per essere davvero informati bisogna farlo tramite i canali giusti. Scegliendo di affidarci a uno sciamano su abbassoivaccini.it, invece che al medico, dobbiamo arrenderci all’idea di avere una colpa e che la buona fede non può sempre essere un’attenuante.

di Yasanthi Ilayperuma

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