La Natura inaspettata

Terremoti, vulcani e catastrofi naturali: non è colpa della Matrigna

Quando la Natura sembra perdere il suo volto innocente, si riapre l’eterno conto in sospeso tra l’uomo e i limiti della sua conoscenza del mondo.

Con la serenità che lo contraddistingue, anni fa il Principe Carlo del Galles affermò: «È molto importante parlare alle piante: reagiscono». Ad alcuni potrebbe sembrar motivo sufficiente a fargli perdere il diritto di successione al trono del Regno Unito, ma parte della comunità scientifica ha avuto modo di offrirgli la sua approvazione[1]: l’Istituto Sudcoreano per la Biotecnologia Agricola ha difatti riscontrato alterazioni dell’attività dei geni di alcuni vegetali in base ai suoni cui erano sottoposti.

"Il terremoto di Lisbona", incisione del 1755 ca.

“Il terremoto di Lisbona”, incisione del 1755 ca.

La personificazione degli elementi naturali, cui l’uomo attribuisce parole, sentimenti e volontà, è tipica del mondo del mito e della favola (ricordiamo, su tutti, le conversazioni di Alice con lepri marzoline, bruchi, gatti stregati e fiori parlanti). Capita però che da adulti si portino con sé alcune di queste suggestioni: l’impeto di un fiume in piena che rompe gli argini ci appare deciso a riprendersi voracemente, con spirito vendicativo, la terra che gli abbiamo occupato; la valanga di neve che travolge una vallata apre le sue fauci fameliche, divorando tutto ciò che incontra; la colata lavica di un vulcano si muove con sinuosa eleganza, come un velenoso serpente a sonagli… Ma poi arriva la sentenza dell’I Ching:

Sotto il cielo passa il tuono: Tutte le cose acquistano lo stato naturale dell’innocenza.

La Natura attorno a noi è una Natura innocente: arriva l’I Ching e in due righe spazza via il fascino sublime della Natura romantica, «di volto mezzo tra bello e terribile»[2], come quella che incontra l’Islandese delle Operette morali. L’I Ching ci restituisce una Natura immacolata, non responsabile e… scientifica: è in primo luogo la comprensione scientifica dei fenomeni naturali che ci può consentire di superare l’interpretazione animistica della Natura.

Il gustoso senso di mistero che trascina l’uomo nel viaggio della scienza è ben riassunto da Goethe nel Frammento sulla natura[3]: «Viviamo in mezzo a lei, ma le siamo estranei […]. Ne siamo circondati e avvolti – incapaci di uscirne, incapaci di entrare nel suo profondo». Sono termini antinomici, ma permettetemi: raggiungere le profondità della Natura (così da appurarne l’innocenza) è a tutti gli effetti un cammino di ascesa, proprio come indicato dall’esagramma di sviluppo di questo numero. Per tale esagramma, l’I Ching recita: Ascendendo si penetra in una città deserta, quasi a indicare come la destinazione del percorso di conoscenza rimanga costantemente un miraggio, poiché molte altre nuove domande ci aspettano l’indomani.

Uno dei casi più emblematici dell’ascesa in profondità è la geofisica. La cronaca degli ultimi mesi ci ha fatto diventare (o almeno, ci avrebbe dovuto far diventare) esperti di terremoti. In queste occasioni capita che gli scienziati vengano accusati di non fornire sufficienti allarmi preventivi, dando per scontato che l’uomo sia oggi capace di prevedere fenomeni che si studiano rigorosamente da non più di sessant’anni. Certo, si sono registrati grandi progressi: a oggi, sappiamo ad esempio che per la maggior parte dei casi i terremoti sono l’effetto dello scontro tra enormi pezzi di quel puzzle che è la crosta terrestre (le placche tettoniche). L’instancabile moto delle placche fa sì che enormi quantità di energia, legata all’attrito tra le placche stesse, si accumulino nelle rocce. Superata una soglia critica, avviene una frattura che produce le onde sismiche: per visualizzare il concetto, si pensi a un fascio di spaghetti che viene rotto tenendolo per le estremità. L’evento sismico viene misurato in base a due distinti criteri: la magnitudo (scala Richter) è una stima quantitativa dell’energia liberata dal sisma; l’intensità (scala Mercalli) valuta invece il grado di percezione della scossa, nonché gli effetti prodotti. Oltre allo studio della geodinamica, oggi siamo in grado di classificare le aree sismogenetiche, studiare lo storico della sismicità e valutare l’affidabilità di alcuni fenomeni definiti “precursori” dei sismi. Nonostante questi sforzi, non sempre si dispone di dati e metodi sufficienti per poter dare allarmi alla popolazione, come forse l’opinione pubblica si aspetterebbe.

Un momento dell'eruzione del 1980 del Mount St. Helens, nello Stato di Washington: si trattò dell'evento vulcanico più distruttivo nella storia degli Stati Uniti

Un momento dell’eruzione del 1980 del Mount St. Helens, nello Stato di Washington: si trattò dell’evento vulcanico più distruttivo nella storia degli Stati Uniti

Come lo studio dei terremoti, anche quello dei vulcani offre strumenti per capire l’evoluzione del nostro pianeta e al tempo stesso salvaguardarci. I vulcani non sono fenomeni esotici confinati agli antipodi rispetto all’Europa: in Italia si registrano almeno dieci vulcani attivi (dove per “attivi” si intende che abbiano dato manifestazioni negli ultimi 10.000 anni, state tranquilli!), tra cui alcuni dei più studiati al mondo. In Sicilia, ad esempio, lo Stromboli e l’Etna sono vulcani in attività persistente, con eruzioni separate da brevi periodi di riposo se non continue. Ma come erutta un vulcano?

Le eruzioni sono il frutto della risalita in superficie di massa fusa (il magma) proveniente dagli strati più interni della crosta terrestre. Il magma, meno denso delle rocce circostanti, risale attraverso il condotto principale del vulcano per effetto della spinta di Archimede. Durante la risalita, il magma perde i gas e gli altri componenti volatili di cui è costituito e, sotto forma di lava, fuoriesce dalla bocca del vulcano insieme a cenere, polveri e lapilli, dando luogo a veri spettacoli della Natura. Nell’oceano di dati raccolti sullo stato di attività e lo storico, la rilevazione delle più piccole perturbazioni dei parametri geofisici e geochimici, unita a una comprensione della genesi dei magmi e delle dinamiche di risalita ed eruzione, può aiutare a prevedere possibili futuri eventi. Basterà questa “asettica” descrizione degli eventi a privare il Vesuvio della nomea di «formidabil monte Sterminator»[4]?

Chi è in grado di essere perseverante rimane senza macchia.

Liberi tutti.

Note

[1] David Derbyshire, “So Charles was right – You should talk to plants, scientists discover”, Daily Mail.

[2] Giacomo Leopardi, Operette morali, in Poesie e prose, vol. I, a cura di Mario Andrea Rigoni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1988.

[3] Johann Wolfgang von Goethe, Teoria della natura, a cura di M. Montinari, Boringhieri, Torino 1958. Il frammento La natura, pubblicato sul Tiefurter Journal nel 1783, è opera in realtà dello scrittore svizzero G. Tobler.

[4] Giacomo Leopardi, La ginestra o il fiore del deserto, in Poesie e prose, cit., vol. II.

di Amedeo Bellodi

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