Una stanza piena di… innocenza

Chi accusare fra Billy e le altre sue ventitré personalità?

Un libro e non uno, ma ben due film escono per raccontare la storia di colui che ebbe non una, non due, ma dieci, venti e più personalità! Stiamo parlando di Billy Milligan, o forse dovremmo dire Arthur Milligan, oppure Ragen, Allen, Tommy…

Lo guardò perplessa. «Aspetti un attimo. Se lei non è Billy, allora chi è?»
«Sono David.»
«E Billy dov’è?»
«Billy sta dormendo.»
«Dove?»
Si indicò il petto. «Qua dentro. È addormentato.»
Dorothy Turner sospirò e cercò di farsi forza, annuendo pazientemente. «Devo parlare con Billy.»
«Be’, Arthur non glielo permetterà. Billy sta dormendo e Arthur non vuole svegliarlo, perché, se lo sveglia, Billy si ucciderà.»[1]

Nel 1977 William Stanley Milligan, detto Billy (Miami Beach, 14 febbraio 1955 – Columbus, 12 dicembre 2014), venne arrestato in Ohio (USA) per lo stupro di tre studentesse della Ohio State University. Aveva precedenti penali per stupro, aggressione a mano armata e furto di stupefacenti in una farmacia, perciò, quando nel confronto all’americana venne identificato dalle vittime, fu subito arrestato. In carcere Billy si comportò in modo strano: tentò di uccidersi prendendo a testate il muro, si mise a fare disegni infantili, svelse il gabinetto della cella a mani nude per tagliarsi i polsi con un pezzo di porcellana, si liberò dalla camicia di forza, parlò di filosofia, si rannicchiò spaventato in un angolo piagnucolando… all’arrivo, gli avvocati pensarono di trovarsi davanti a un grande attore, finché Dorothy Turner, la psicologa del tribunale, non si trovò faccia a faccia con David, un bambino di otto anni spaventato, dolorante e confuso nel corpo di un uomo che che all’anagrafe era Billy Milligan. Fu grazie al “segreto” che si lasciò sfuggire David che gli avvocati vennero a sapere delle personalità che abitavano il corpo di Billy.

Billy, Arthur, Ragen, Allen, Tommy, Danny, David, Christene, Christopher, Adalana. Dieci le personalità che emersero da quei primi confronti con gli psicologi, che valsero a Billy (o meglio, al suo corpo) il rinvio del processo per infermità mentale e il ricovero all’istituto di igiene mentale Harding Hospital di Worthington (Ohio) per tentare una cura che lo rimettesse in grado di affrontare il processo. Dai colloqui con le personalità si venne a sapere che Billy, la personalità originaria o personalità ospite, veniva tenuto letteralmente addormentato in un angolo della sua mente dalle altre personalità sin da quando, a sedici anni, aveva tentato il suicidio salendo sul tetto della scuola che frequentava, volendosi liberare dei vuoti di memoria che gli davano la sensazione di aver perso del tempo durante il quale faceva cose cattive che non avrebbe mai fatto. Billy doveva la sua sopravvivenza a Ragen, la personalità iugoslava, guardiano della rabbia e della violenza, che prendeva il sopravvento nei momenti di pericolo, alternandosi ad Arthur, aristocratico britannico di grande intelligenza, studioso autodidatta di medicina, che controllava “il posto” in condizioni normali.

L’alternanza tra le personalità venne compresa soltanto quando venne spiegato il meccanismo del “posto”.

«Cos’è “il posto”, David?»
«È così che lo chiama Arthur. Ci ha spiegato come funziona quando uno di noi deve venir fuori. È un grande fascio di luce bianca. Tutti stanno intorno, guardando o dormendo nei loro letti. E chiunque mette piede sul posto, è fuori nel mondo. Arthur dice che chiunque sta sul posto possiede la coscienza.»[2]

È così che nessuno si era mai accorto delle diverse personalità: chiunque controllasse il posto, per semplificare le cose rispondeva al nome di Billy, e viveva la vita a suo modo e secondo le proprie attitudini.

Christene, tre anni, disegnava; Ragen maneggiava armi; Arthur studiava medicina; Allen, diciotto anni, dipingeva e suonava la batteria; Tommy, sedici anni, suonava il sassofono, smontava congegni elettronici e usava le sue abilità di artista della fuga per liberarsi da celle, camicie di forza e svariate forme di prigionia; David usciva sul posto quando il corpo di Billy provava dolore, per prenderlo tutto su di sé e liberare le altre personalità dall’empatia con la negatività; Danny, quattordici anni, aveva una paura folle degli uomini e si alternava a David nei momenti di shock; Christopher suonava l’armonica; Adalana, ragazzina lesbica di diciannove anni, era l’autrice degli stupri che il corpo di Billy perpetrava sulle donne, adducendo una mancanza d’amore incomprensibile al resto delle personalità. Era l’unica a poter prendere il controllo del posto senza dover aspettare che gli altri lo abbandonassero o le dessero il permesso di avanzare. Lei poteva andare sul posto semplicemente desiderando che un altro lo abbandonasse. Grazie a questa sua capacità, nessuna delle altre personalità si era accorta della sua presenza.

"Kaleidoscope", foto di Anna Laviosa, 2012

“Kaleidoscope”, foto di Anna Laviosa, 2012

Le personalità, o “persone”, come preferivano essere definite, non erano tutte consapevoli della presenza delle altre, mentre Billy, la personalità ospite, non ne era consapevole affatto. Durante i sette mesi di terapia col dottor Harding, le personalità furono convinte a tenere Billy sveglio per tentare una fusione tra identità, per far riemergere la personalità ospite e sopire le altre, risultato fragile e solo parziale. Data la diagnosi di disturbo della personalità multipla, Billy Milligan fu assolto e internato all’Athens Mental Health Center di Athens (Ohio), dove fu scoperto che le personalità non erano finite.

Philip, Kevin, Walter, April, Samuel, Mark, Steve, Lee, Jason, Robert (Bobby), Shawn, Martin, Timothy (Timmy). Tredici nuove personalità che a differenza delle dieci precedenti – chiamate i dieci – erano gli indesiderabili, personalità violente e criminali che Arthur aveva bandito dal posto perché incontrollabili, ma che a volte riuscivano a uscire.

Daniel Keyes (Brooklyn, 9 agosto 1927 – Boca Raton, 15 giugno 2014), autore del romanzo Fiori per Algernon, incontrò Billy Milligan al Mental Health Center di Athens, pieno di scetticismo ma anche di curiosità. Una volta vista l’alternanza tra le personalità di Billy, fu più che mai convinto dell’accuratezza della diagnosi e, affascinato dal caso, lo seguì per anni al fine di scriverne una biografia che uscì negli Stati Uniti nel 1981 col titolo The Minds of Billy Milligan, tradotto in italiano da Editrice Nord col titolo Una stanza piena di gente, recentemente ristampato dopo anni di oblio grazie all’uscita del film Split, da esso tratto.

L’autore ha collaborato con Billy Milligan alla realizzazione di questa biografia, passando attraverso le diverse fasi della fusione delle personalità in quella che loro chiamano “Il Maestro”, che integra la personalità originaria di Billy con tutti i suoi alter ego. È stupefacente leggere delle sedute nelle quali Billy veniva svegliato per assistere alle conversazioni a voce alta tra le sue personalità (processo che venne adottato per rendere Billy consapevole della presenza degli alter ego e delle azioni da loro compiute nel tempo che gli avevano “rubato”) e vedere la descrizione dello stupore, del disgusto, dell’impotenza, del rifiuto e poi dell’accettazione che si dipingevano sul volto di quest’uomo, filtrate dagli occhi affascinati dell’autore. Durante questo tempo Daniel Keyes divenne molto amico del Maestro, e si trovò a condividere alcune delle esperienze più strane ed emozionanti con lui, attraverso i suoi ricordi.

Dalla biografia traspare il senso di solidarietà e di comunione che l’autore ha imparato ad avere con questo individuo – o meglio, con questo insieme di individui – e si intuiscono le domande che hanno sconvolto gli Stati Uniti interi, e che ancora oggi echeggiano nelle menti di chi conosce la storia di Billy Milligan: le personalità multiple possono essere considerate colpevoli dei crimini perpetrati dai loro corpi? Quante delle personalità di Billy (i bambini, gli studiosi, i buoni) erano colpevoli di stupro, rapina, omicidio?

Una persona che racchiude in sé più persone può essere considerata completamente colpevole o completamente innocente?

Note

[1] Daniel Keyes, Una stanza piena di gente, Editrice Nord, Varese 2010, p. 50.

[2] Ivi, p. 51.

di Greta Valentina Galimberti

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