Lo Spiantato – Le noie

Il dibattito letterario contemporaneo è abbastanza lezioso, circoscritto e poco interessante. Sì, bisogna riconoscere che la letteratura è sempre stata circoscritta nei suoi dibattiti, ma raramente è stata leziosa e poco interessante. Se leggessimo quel che scriveva la Woolf di Joyce e Faulkner, o Intransigenze di Nabokov, vedremmo un mondo vivace, che esplicitava con forza opinioni anche piccate verso quelli che sono tuttora considerati grandissimi della letteratura. Ora si respira un clima più mite, in cui sembra esserci una buona parola per tutti. Le stroncature sono cosa rara, ancor di più le critiche oggettive: piuttosto che stroncare un libro, non se ne parla. Come a dire: già siamo in crisi, figurati se ci diamo addosso tra di noi.Victor Attilio Campanga Lo spiantato

Tendenzialmente gli insulti, per quanto acri, hanno del sano in ambito letterario, perché lo vivacizzano (prendiamo ad esempio Ungaretti, che fu poco lusinghiero nei confronti di Quasimodo quando gli fu consegnato il Nobel). Oggi ci sono gli insulti, le critiche, le stroncature, ma sono sotto traccia, vengono tendenzialmente sussurrati affinché “l’insultato” non senta o, quando sono riportate pubblicamente, spesso sono dettate da antipatie personali, nonché poco giustificate.

Per intenderci vi faccio un esempio: nel programma Quante storie, su Rai 3, Michela Murgia, scrittrice pubblicata da Einaudi, consiglia dei libri. La cosa interessante è che il mercoledì lo dedica alle “stroncature”. Tra virgolette, perché a fare una cernita sono quasi tutte o troppo facili o (non) stroncature o stroncature su tematiche non inerenti la letteratura. Tra le troppo facili ci sono quelle di 50 sfumature di catrame o di After (della serie, spariamo sulla croce rossa). Tra le non stroncature abbiamo un esempio recente su una graphic novel (vabbè). Tra quelle non inerenti alla letteratura abbiamo critiche feroci perché dei libri non aderiscono adeguatamente al femminismo, il che, sì, è interessante e doveroso, ma manca il punto, ossia l’analisi letteraria di un libro. E poi arriva a elogiare autori come Catalano, “poeta del web”, che ha poco a che fare col linguaggio poetico e con la poesia in generale. Stimo molto il lavoro di Murgia, ma credo che aderisca appieno al bon ton di cui sopra, nonostante l’apprezzabile tentativo di vivacizzare un po’ il mondo della letteratura con le sue seguitissime “stroncature”.

Altro esempio plastico è l’elogio tanto immeritato quanto sperticato di un libro: La ferocia di Lagioia, pubblicato da Einaudi, vincitore del Premio Strega nel 2015. Un romanzo secondo me pessimo, scritto malissimo dal punto di vista sintattico e grammaticale, oltre che banale nei temi trattati. Ho trovato sul web solo un articolo che analizzasse dettagliatamente il romanzo, facendo notare i passaggi oggettivamente scritti in una lingua ben lontana dall’italiano. Tant’è che mi sono chiesto se quelli che ne hanno scritto l’abbiano letto davvero. Tutto questo va a discredito di un premio molto prestigioso. Considerato poi che vincono tendenzialmente solo due case editrici, entrambe del gruppo Mondadori, ossia Einaudi e, appunto, Mondadori, be’, pare ovvio che vengano dei sospetti sull’oggettività del premio.

Insomma, manca di pepe quest’ambiente letterario, di pepe, di facce toste e di oggettività. Sì, io sono tra i primi ad avere un sorriso per tutti, ma qualche frecciata l’ho tirata. E un po’ a caro prezzo, ma va bene lo stesso: è stata pur sempre impagabile la sensazione di dire quel che si pensa. Che poi, un letterato politically correct è antiestetico per definizione. Antiestetico e noioso.

Ecco, la letteratura di oggi potrebbe passare alla storia come il Noiosismo. Suona male, lo so, ma del resto questo è quel che offre la ditta.

di Victor Attilio Campagna

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